pubblica amministrazione e smart working

Pubblica Amministrazione: il periodo dello smart working sta per terminare

Il ritorno in ufficio dei dipendenti pubblici potrebbe poggiare su un ribaltamento di prospettiva sancito con un correttivo in via di definizione al decreto Green Pass. La presenza fisica sul posto di lavoro tornerebbe a essere la regola e lo smart working ridiventerebbe l’eccezione nella pubblica amministrazione.

Cambia drasticamente lo smart working nella Pubblica Amministrazione, al contrario di quanto stabilito dalle normative che si sono succedute dal febbraio del 2020 per contrastare le ondate epidemiche. A stabilire spazio e modalità del nuovo lavoro agile sarebbero i dirigenti degli uffici, in base alle esigenze organizzative di ogni realtà. Testo e confini dell’emendamento sono in questi giorni allo studio dei tecnici del governo.

Ma il tema è delicato anche per le implicazioni politiche che incrociano le polemiche crescenti con la minoranza più accesa dei no-vax e con le componenti meno inclini al vaccino anche nella maggioranza, oltre alle incognite sull’andamento dei contagi nelle prossime settimane.

Quali sono le intenzioni del Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta?

Il titolare di Palazzo Vidoni aveva già annunciato la volontà di un ritorno diffuso in presenza e ha ripetuto il concetto a più riprese in diversi incontri. Anche ieri, commentando i dati Istat sul Pil, ha voluto ribadire che «questa crescita potrebbe essere addirittura superiore se si ripristinerà la modalità ordinaria di lavoro in presenza, tanto nel pubblico quanto nel privato».

Il lavoro normativo al momento si sta concentrando sulla Pubblica Amministrazione, e dovrà ovviamente passare anche da un’interlocuzione con i sindacati. Il superamento della normativa emergenziale costruita durante il Conte-2 era già stato avviato a fine aprile con il decreto proroghe (Dl 56/2021), che aveva cancellato le percentuali minime di Smart Working (50%, salito poi al 60%) da assicurare ai dipendenti impegnati in attività nelle quali la presenza non è imprescindibile.

Ma i primi monitoraggi hanno indicato che l’addio alle soglie minime, e la subordinazione del lavoro agile alla condizione che «l’erogazione dei servizi rivolti a cittadini ed imprese avvenga con regolarità, continuità ed efficienza», non ha modificato in modo significativo l’organizzazione nelle Pubblica Amministrazione, che è rimasta dominata dal lavoro a distanza anche in alcuni rami centralissimi dell’amministrazione.

Cosa comporterebbe questo cambio di paradigma?

Ciò aiuterebbe a superare una serie di resistenze, riducendo a dimensioni più fisiologiche il lavoro a distanza, che rimarrebbe in campo, nella modalità semplificata (senza preventivo accordo individuale) prevista fino al 31 dicembre, in attesa della regolazione contrattuale nei rinnovi in arrivo (domani ripartono le trattative sulle Funzioni centrali, il 7 sulla sanità).

Cruciale è però il corollario legato al Green Pass. Perché l’idea, rilanciata anche dal ministro della Salute Speranza, è di imporre il certificato verde ai dipendenti pubblici in presenza, come accade nella scuola. La mossa ne implica però un’altra, e cioè la definizione di controlli e sanzioni, che deve affrontare anche il rischio di un’ondata di permessi come quella temuta nelle scuole.


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