L’ergonomia nelle strutture ricettive assume un ruolo sempre più rilevante nella valutazione dei rischi professionali, soprattutto quando le attività prevedono movimenti ripetitivi degli arti superiori, posture incongrue del polso, uso continuativo della forza manuale e tempi di recupero insufficienti. In questo contesto, la sindrome del tunnel carpale rappresenta una patologia significativa perché può essere collegata al sovraccarico biomeccanico determinato dall’organizzazione del lavoro.
Il riferimento normativo principale resta il Dlgs 81/2008, che impone al datore di lavoro la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza, ai sensi degli articoli 17 e 28, e l’adozione di misure di prevenzione coerenti con la natura dell’attività svolta. A questo quadro si affiancano la norma UNI EN ISO 11228-3, relativa alla movimentazione di bassi carichi ad alta frequenza, la UNI EN ISO 6385 sui principi ergonomici nella progettazione dei sistemi di lavoro e il DM 9 aprile 2008, che include la sindrome del tunnel carpale tra le malattie professionali tabellate.
L’ergonomia applicata ai gesti ripetitivi del lavoro ricettivo
La sindrome del tunnel carpale è una neuropatia da compressione del nervo mediano nel passaggio attraverso il canale carpale e può manifestarsi con formicolio, dolore, perdita di sensibilità e riduzione della forza della mano. Nelle strutture ricettive e nelle attività di ristorazione il rischio non riguarda una sola mansione, ma può interessare più figure operative: addetti alla preparazione degli alimenti, personale di cucina, addetti al servizio, lavoratori impegnati nelle pulizie, operatori addetti alla sistemazione delle camere e personale coinvolto in attività manuali ripetute.
Il problema nasce spesso dalla combinazione di più fattori: frequenza elevata dei movimenti, impiego di utensili non ergonomici, torsioni o flessioni prolungate del polso, gesti eseguiti sotto ritmo, postazioni non adeguate all’operatore e pause non sufficienti. Per questo la valutazione non può limitarsi alla singola azione, ma deve considerare l’intero ciclo di lavoro, la durata dell’esposizione, la distribuzione dei compiti e l’effettiva possibilità di recupero funzionale durante la giornata.
Le misure organizzative per ridurre il sovraccarico
Le imprese possono intervenire in modo efficace solo attraverso una prevenzione integrata, capace di unire aspetti tecnici, organizzativi e sanitari. La prevenzione primaria passa dalla progettazione ergonomica delle postazioni, dalla corretta altezza dei piani di lavoro, dalla disposizione ordinata di utensili e materiali entro l’area di presa, dall’utilizzo di strumenti leggeri e con impugnature adeguate e dalla riduzione delle posizioni forzate del polso.
A queste misure devono aggiungersi la rotazione delle mansioni, l’alternanza tra attività ripetitive e compiti meno gravosi, l’introduzione di micro-pause e una formazione realmente pratica sulle modalità corrette di presa, postura e utilizzo degli strumenti. La sorveglianza sanitaria consente invece di intercettare precocemente i sintomi e di attivare interventi correttivi prima che il disturbo diventi più serio.
La gestione del rischio ergonomico nelle strutture ricettive deve essere considerata una parte essenziale dell’organizzazione aziendale: non solo un obbligo documentale, ma uno strumento per tutelare i lavoratori, migliorare la qualità del servizio e ridurre assenze, limitazioni lavorative e contenziosi legati alle malattie professionali.


