Il RSPP resta una figura centrale nel sistema aziendale di prevenzione, ma il suo ruolo deve essere letto correttamente alla luce del Dlgs 81/2008 e della Direttiva 89/391/CEE. Il modello normativo europeo individua nel datore di lavoro il principale garante della salute e sicurezza dei lavoratori, poiché è il soggetto che organizza l’attività produttiva, dispone delle risorse, definisce le priorità e assume le decisioni operative.
Nel sistema italiano, gli articoli 31, 32 e 33 del Dlgs 81/2008 disciplinano il servizio di prevenzione e protezione e attribuiscono al RSPP compiti tecnici di individuazione dei fattori di rischio, elaborazione delle misure preventive, proposta dei programmi di informazione e formazione e partecipazione alle consultazioni in materia di sicurezza. Diverso è, invece, il piano degli obblighi indelegabili del datore di lavoro, previsti dall’art. 17, tra cui la valutazione di tutti i rischi e la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione.
RSPP e posizione di garanzia: il nodo dei poteri effettivi
Il dibattito sulla possibilità di attribuire al RSPP una posizione di garanzia autonoma nasce dall’esigenza di rafforzare la prevenzione, ma solleva questioni delicate sul rapporto tra responsabilità e poteri. Il RSPP è un consulente tecnico interno o esterno all’organizzazione aziendale e svolge una funzione di supporto, analisi e proposta, ma non dispone normalmente di poteri di spesa, di intervento diretto, di direzione del personale o di sospensione delle attività.
Per questo motivo, attribuire a questa figura una responsabilità autonoma e pienamente separata rischierebbe di creare un disallineamento tra obblighi giuridici e capacità concreta di incidere sull’organizzazione. La prevenzione efficace richiede competenze tecniche, ma anche decisioni, investimenti, controllo operativo e leadership aziendale. Se questi elementi restano in capo al datore di lavoro, il sistema deve evitare di trasformare il RSPP in un soggetto formalmente responsabile di scelte che non può compiere direttamente. Il punto non è ridurre l’importanza del suo contributo, ma collocarlo nella giusta catena organizzativa.
Le ricadute per imprese, consulenti e organizzazione aziendale
Le imprese devono considerare questo tema con attenzione, perché una gestione confusa dei ruoli può aumentare formalismi, conflittualità e responsabilità senza migliorare davvero la sicurezza. Nelle PMI, dove il RSPP è spesso lo stesso datore di lavoro o un professionista esterno, una posizione di garanzia autonoma rischierebbe di produrre maggiori costi, più documentazione difensiva e minore collaborazione tra le figure della prevenzione.
La priorità, invece, dovrebbe essere rafforzare l’effettività del sistema: DVR coerenti con le attività reali, procedure applicabili, formazione comprensibile, controllo da parte di dirigenti e preposti, disponibilità di risorse adeguate e partecipazione dei lavoratori.
Il RSPP deve poter segnalare criticità, proporre soluzioni e contribuire alla programmazione delle misure, ma l’attuazione concreta richiede l’impegno di chi ha potere decisionale. La prevenzione non si migliora spostando la responsabilità verso figure tecniche prive di poteri effettivi, ma rendendo più chiari i ruoli, più forte l’organizzazione aziendale e più responsabile l’intera catena di comando.


