Rischio elettrico: guide INAIL per costruzioni e agricoltura

Rischio elettrico: guide INAIL per costruzioni e agricoltura

Il rischio di contatto accidentale con le linee elettriche rappresenta una delle cause più gravi e spesso fatali di infortunio nei settori delle costruzioni e dell’agricoltura. Per affrontare questa criticità, l’INAIL ha rilasciato due nuove pubblicazioni tecniche realizzate in collaborazione con Enel e le parti sociali, finalizzate a sensibilizzare operatori e datori di lavoro sul cosiddetto “rischio per interferenza”.

A differenza del rischio elettrico diretto che riguarda i manutentori specializzati, questo pericolo coinvolge chi opera in prossimità di linee aeree o interrate con macchinari, attrezzature o utensili che possono inavvertitamente entrare nel campo elettrico o toccare parti in tensione. La normativa di riferimento, il Dlgs 81/2008, impone all’articolo 117 e nell’Allegato IX il rispetto tassativo di distanze di sicurezza, ma l’analisi degli infortuni mostra come la percezione del pericolo sia ancora drammaticamente bassa, spesso dovuta all’abitudine di dare per scontato che l’area operativa sia libera o che le distanze stimate a vista siano sufficienti.

Dati sugli infortuni e dinamiche ricorrenti

L’analisi dei dati statistici evidenzia scenari preoccupanti. Nel settore delle costruzioni, tra il 2019 e il 2023 sono stati accertati oltre mille infortuni di natura elettrica. Le dinamiche più frequenti riguardano il contatto di bracci meccanici di gru, pompe per il calcestruzzo e piattaforme di lavoro elevabili (PLE) con i cavi aerei non protetti. In molti casi, l’operatore a terra che manovra la betoniera o il mezzo di sollevamento viene folgorato per contatto indiretto attraverso la struttura metallica del veicolo. Nel comparto agricolo, sebbene i numeri assoluti siano inferiori, la gravità è estrema: oltre la metà degli eventi mortali è causata dal contatto con linee aeree. Le attività più a rischio includono la potatura con aste telescopiche o scale metalliche, la raccolta della frutta con piattaforme e le operazioni di carico/scarico di cereali tramite coclee che, sollevandosi, intercettano i conduttori. Anche l’irrigazione a pioggia costituisce un pericolo specifico: il getto d’acqua continuo può creare un arco voltaico se diretto verso linee di media o alta tensione.

Distanze di sicurezza e misure di prevenzione

Per prevenire questi eventi, il rispetto delle distanze di sicurezza previste dall’Allegato IX del Dlgs 81/2008 è la misura cardine. La legge stabilisce limiti precisi in base alla tensione della linea: 3 metri per tensioni fino a 1 kV, 3,5 metri per tensioni fino a 30 kV, 5 metri fino a 132 kV e 7 metri per tensioni superiori. In agricoltura, vige l’obbligo specifico di mantenere i getti d’acqua degli irrigatori ad almeno un metro di distanza dai conduttori e dagli isolatori delle linee elettriche. Prima di avviare qualsiasi cantiere o attività agricola, è indispensabile effettuare una ricognizione dell’area per individuare linee aeree, cavi fissati alle facciate o interrati. Qualora non sia possibile operare rispettando le distanze minime, il datore di lavoro deve richiedere all’ente gestore la messa fuori servizio della linea o l’installazione di barriere isolanti. La formazione degli operatori deve essere specifica e mirata a riconoscere non solo il pericolo visibile, ma anche quello invisibile legato all’arco elettrico, che può scoccare anche senza contatto fisico diretto se ci si avvicina troppo a linee ad alta tensione.

Near Miss edilizia: modello INAIL per la prevenzione

Near Miss edilizia: modello INAIL per la prevenzione

La prevenzione degli infortuni nel settore edile trova un nuovo alleato strategico nel modello elaborato dall’INAIL per la gestione dei Near Miss, o “quasi incidenti”. Questi eventi, definiti come accadimenti imprevisti che non causano danni ma ne hanno il potenziale, rappresentano la base sommersa della piramide di Heinrich: per ogni incidente grave, si verificano centinaia di mancati infortuni. Ignorarli significa perdere informazioni vitali sulla salute del sistema di sicurezza. La pubblicazione Inail “La gestione del near miss, la segnalazione e la comunicazione dei mancati infortuni e delle situazioni pericolose nelle imprese edili”, realizzata in collaborazione con Formedil, offre un metodo strutturato per intercettare questi segnali deboli. L’obiettivo è superare la “cultura della colpa” per abbracciare la “cultura dell’apprendimento”: analizzare perché un martello è caduto dal ponteggio senza colpire nessuno permette di correggere procedure o attrezzature difettose prima che la gravità trasformi il caso in tragedia, in piena conformità con l’obbligo di valutazione di “tutti i rischi” ex art. 28 del Dlgs 81/2008.

Il modello INAIL-Formedil e il flusso di gestione

Il cuore del modello proposto risiede in un flusso di gestione chiaro e standardizzato, adattabile alle specificità del cantiere. Il processo inizia con la segnalazione da parte del lavoratore o del preposto, che deve essere incoraggiata e resa semplice, magari attraverso moduli check-list o strumenti digitali (APP) che consentano anche l’anonimato. Segue l’analisi tecnica dell’evento da parte del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e dei dirigenti di cantiere, volta a individuare le cause radice (tecniche, organizzative o umane). Cruciale è la fase di feedback: il lavoratore che segnala deve ricevere un riscontro sull’esito della sua azione e sulle misure correttive adottate. Questo “ritorno” è fondamentale per mantenere alta la motivazione e la partecipazione attiva. Il modello fornisce strumenti operativi concreti, come moduli di segnalazione precompilati per tipologia di rischio edile (cadute dall’alto, rischio elettrico, macchine), facilitando l’integrazione di questa prassi nella routine quotidiana del cantiere senza appesantire la burocrazia.

Vantaggi per le imprese e digitalizzazione

Le implicazioni pratiche per le imprese edili sono molteplici. Adottare il modello INAIL non è un obbligo sanzionabile, ma una scelta strategica che qualifica l’organizzazione. Un registro dei Near Miss attivo e gestito dimostra agli organi di vigilanza un’effettiva implementazione del Modello di Organizzazione e Gestione (MOG) ai sensi del Dlgs 231/2001, potendo fungere da esimente in caso di infortunio. Inoltre, la digitalizzazione del processo permette di creare un database storico degli eventi, utile per analisi predittive e per mirare la formazione e l’addestramento (art. 37) sulle reali criticità emerse.

In un settore ad alto rischio come l’edilizia, trasformare il “quasi incidente” in dato gestionale significa ridurre i costi occulti legati alle interruzioni di lavoro e ai danni alle attrezzature, ma soprattutto salvare vite umane agendo prima che il rischio diventi danno.

Dati INAIL ottobre 2025: infortuni e malattie in aumento

Dati INAIL ottobre 2025: infortuni e malattie in aumento

La pubblicazione dei nuovi dati INAIL relativi ai primi dieci mesi del 2025 (gennaio-ottobre) offre una fotografia in chiaroscuro dello stato della sicurezza sul lavoro in Italia. L’analisi statistica delle denunce evidenzia un lieve incremento generale degli infortuni rispetto all’analogo periodo del 2024, un dato che tuttavia deve essere letto in relazione all’aumento dell’occupazione.

Più allarmante è il trend consolidato delle malattie professionali, che continuano a registrare una crescita a doppia cifra, confermando l’urgenza di intervenire sui rischi a lungo termine per la salute, spesso più silenziosi ma altrettanto devastanti degli incidenti traumatici. Questi numeri non sono semplici statistiche, ma indicatori di performance del “sistema paese” che impongono una riflessione sull’efficacia delle misure di prevenzione adottate dalle aziende e sulla necessità di aggiornare il documento di valutazione dei rischi (DVR) in base alle tipologie di accadimento più frequenti.

Analisi degli infortuni: pesa il rischio in itinere

Entrando nel dettaglio dei numeri, il rapporto evidenzia come la componente degli infortuni “in occasione di lavoro” sia rimasta sostanzialmente stabile o in lieve calo se rapportata al numero degli occupati (l’incidenza reale scende dello 0,8% sul 2024), mentre a trainare l’aumento complessivo sono spesso gli infortuni in itinere, ovvero quelli occorsi nel tragitto casa-lavoro. Questa tipologia di incidente, legata alla mobilità e al traffico, rappresenta una criticità crescente che sfugge al controllo diretto dell’azienda, ma che richiede comunque interventi di sensibilizzazione e, ove possibile, politiche di mobility management. Per quanto riguarda i casi mortali, i dati mostrano oscillazioni che richiedono cautela interpretativa (spesso influenzati da incidenti plurimi), ma che purtroppo confermano la persistenza di una “emergenza morti bianche”, specialmente nei settori più esposti come l’edilizia, l’agricoltura e i trasporti.

Boom delle malattie professionali: +10,2%

Il dato più significativo del report di ottobre 2025 riguarda le malattie professionali, le cui denunce hanno raggiunto quota 81.494, segnando un incremento del 10,2% rispetto all’anno precedente. Questo trend in continua ascesa è guidato prevalentemente dalle patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo (dorsopatie, tendiniti, disturbi da movimenti ripetuti), seguite da quelle del sistema nervoso e dai tumori professionali. L’aumento delle denunce può essere letto in duplice chiave: da un lato testimonia una maggiore consapevolezza dei lavoratori e una più attenta attività di diagnosi da parte dei medici competenti e dei patronati; dall’altro, denuncia la persistenza di postazioni di lavoro non ergonomiche, carichi di lavoro eccessivi e l’invecchiamento della popolazione lavorativa, che rende il corpo più vulnerabile all’usura fisica.

Valutazione impatto generazionale: VIG e sicurezza trasporti

Valutazione impatto generazionale: VIG e sicurezza trasporti

La Legge 10 novembre 2025, n. 167, recentemente pubblicata in Gazzetta Ufficiale, introduce una riforma strutturale nel processo di produzione normativa italiano attraverso la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG). Questo nuovo strumento, previsto dall’articolo 4, impone al Governo di analizzare preventivamente gli effetti di ogni atto normativo (ad eccezione dei decreti legge) sulle generazioni future, valutandone le ricadute ambientali, sociali ed economiche nel lungo periodo. L’obiettivo è sancire il principio di equità intergenerazionale, assicurando che le scelte politiche odierne non compromettano le opportunità di domani. A supporto di questa visione viene istituito l’Osservatorio Nazionale per l’Impatto Generazionale delle Leggi presso la Presidenza del Consiglio, con compiti di monitoraggio e proposta. La riforma si inserisce in un quadro più ampio di semplificazione che include anche la valutazione dell’impatto di genere, mirando a una legislazione più inclusiva e sostenibile.

Delega per la sicurezza: ferrovie, navi e pesca

Un aspetto cruciale della Legge 167/2025 riguarda la delega al Governo per il riordino della normativa sulla salute e sicurezza in settori ad alto rischio e finora disciplinati da regole frammentate: il comparto ferroviario, portuale, marittimo e quello delle navi da pesca. Per anni, l’articolo 3 del Dlgs 81/2008 aveva previsto l’emanazione di decreti attuativi mai realizzati, lasciando questi ambiti in una sorta di limbo normativo o regolati da leggi datate (come i Dlgs 271 e 272 del 1999 o la legge del 1974 per le ferrovie). La nuova legge sblocca questa impasse, delegando l’esecutivo ad adottare uno o più decreti legislativi che coordinino le specifiche discipline di settore con i principi generali del Testo Unico sulla Sicurezza. L’intento è superare la stratificazione normativa attuale per creare un sistema coerente, che garantisca anche ai lavoratori di treni, navi e pescherecci gli stessi standard di tutela previsti per la generalità dei settori produttivi, riducendo le incertezze interpretative che spesso ostacolano la prevenzione.

Semplificazione normativa e impatto sulle imprese

Le implicazioni di questo provvedimento per le aziende e gli operatori dei settori coinvolti sono significative. L’armonizzazione delle regole con il Dlgs 81/2008 comporterà una revisione delle procedure di sicurezza, della valutazione dei rischi e della formazione, richiedendo un adeguamento ai nuovi standard unificati. Per il settore della pesca e marittimo, spesso caratterizzati da piccole imprese e dinamiche particolari, la sfida sarà coniugare la specificità del lavoro a bordo con i rigori del Testo Unico. La riforma promette però anche una semplificazione amministrativa e una maggiore certezza del diritto, eliminando duplicazioni e zone grigie. Inoltre, l’introduzione della VIG obbligherà il legislatore a considerare la sostenibilità a lungo termine delle norme tecniche, favorendo investimenti in sicurezza che siano duraturi e non solo risposte emergenziali. Le imprese dovranno monitorare attentamente i decreti attuativi in arrivo per aggiornare i propri modelli di organizzazione e gestione (MOG) e garantire la compliance.

HSE Manager, RSPP e Datore di Lavoro: sistema integrato

HSE Manager, RSPP e Datore di Lavoro: sistema integrato

La gestione moderna della sicurezza aziendale richiede il superamento della visione burocratica a favore di un approccio sistemico e integrato, fondato sulla sinergia tra figure chiave: il Datore di Lavoro, il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) e l’HSE Manager (Health, Safety & Environment). Sebbene il Dlgs 81/2008 renda obbligatoria solo la nomina dell’RSPP, l’evoluzione normativa (UNI 11720:2018) e le dinamiche di mercato hanno reso sempre più centrale il ruolo dell’HSE Manager.

Non si tratta di una duplicazione di incarichi, ma di una necessaria integrazione di competenze: mentre l’RSPP agisce come tecnico specializzato focalizzato sugli adempimenti cogenti e sulla valutazione dei rischi “sul campo”, l’HSE Manager opera a un livello strategico e gestionale, con l’obiettivo di armonizzare la sicurezza, la salute e la tutela ambientale con gli obiettivi di business dell’organizzazione. La sfida per il Datore di Lavoro è dunque quella di orchestrare queste professionalità, definendo confini chiari ma permeabili che permettano una collaborazione fluida e non competitiva.

Ruoli distinti e competenze complementari

L’analisi tecnica delle due figure evidenzia differenze sostanziali ma complementari. L’RSPP, figura di garanzia prevista dall’articolo 17 del Testo Unico, possiede competenze tecnico-normative verticali indispensabili per la redazione del DVR, la gestione della formazione obbligatoria e il controllo operativo delle misure di protezione. L’HSE Manager, invece, definito dalla norma UNI 11720, si muove su un orizzonte più ampio che include la sostenibilità, i sistemi di gestione integrati (ISO 45001, ISO 14001) e la governance dei processi. La sua cassetta degli attrezzi comprende soft skills manageriali, capacità di leadership, analisi dei KPI (Key Performance Indicators) e gestione del budget. In un sistema integrato efficace, l’RSPP fornisce l’input tecnico e la conformità legislativa, mentre l’HSE Manager traduce questi elementi in strategie aziendali, migliorando la cultura della sicurezza e dialogando con il top management per ottenere le risorse necessarie. Questa distinzione permette di elevare la sicurezza da “costo necessario” a leva di valore, capace di incidere sulla reputazione e sulla competitività d’impresa.

Digitalizzazione e vantaggi organizzativi

Le implicazioni operative di questo modello integrato investono direttamente l’organizzazione del lavoro e l’innovazione tecnologica. La collaborazione tra RSPP e HSE Manager trova un potente alleato nella digitalizzazione dei processi: l’adozione di software EHS per la gestione di scadenze, audit, quasi infortuni (near miss) e formazione permette di condividere dati in tempo reale, eliminando silos informativi. Per il Datore di Lavoro, investire in questa integrazione significa ridurre i rischi di non conformità e migliorare il clima aziendale. Una governance chiara, che valorizzi entrambe le figure, evita sovrapposizioni di ruolo che potrebbero generare confusione nei lavoratori. Inoltre, la presenza di un HSE Manager qualificato, capace di interfacciarsi con gli organismi di vigilanza e di gestire tematiche ESG (Environmental, Social, Governance), offre all’azienda una visione prospettica essenziale per affrontare le sfide future, trasformando la prevenzione in un asset strategico duraturo.

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