Aggiornamento 2025 Testo Unico Sicurezza sul Lavoro

Aggiornamento 2025 Testo Unico Sicurezza sul Lavoro

Il recente aggiornamento del testo unico sicurezza sul lavoro introduce una serie di novità operative e normative di rilievo che integrano il DLgs 9 aprile 2008, n. 81. Le modifiche di luglio 2025 includono l’inserimento di note INL, l’adozione di nuove circolari per attività specifiche, e l’Accordo Stato-Regioni sulle modalità formative obbligatorie.

Tra le novità rilevanti, la materia dei tesserini di riconoscimento nei cantieri viene ridefinita, e si chiariscono modalità e responsabilità per le imprese appaltanti e subappaltatrici. Viene inoltre aggiornata la disciplina per i lavori su alberi con funi, con nuove istruzioni tecniche, oltre a rafforzare i criteri per la formazione, la tracciabilità dei corsi e le verifiche periodiche delle attrezzature.

Tesserini e formazione: cambiamenti sostanziali

Tra le modifiche più significative spicca la nota INL che abroga i commi 3, 4 e 5 dell’articolo 36-bis del D.L. 223/2006, eliminando la sovrapposizione normativa con l’art. 26, comma 8 e con l’art. 20, comma 3 del Testo Unico. Ciò comporta che, nel contesto dei cantieri, i datori di lavoro e i lavoratori devono attenersi alle norme di obbligo e esposizione dei tesserini previste dai commi rimasti attivi.

In caso di mancata fornitura del tesserino, sono applicabili sanzioni previste dall’art. 55, comma 5, mentre l’esposizione mancante è sanzionata ai sensi dell’art. 59, comma 1. Sul fronte formativo, l’Accordo Stato-Regioni 17 aprile 2025 introduce obblighi rafforzati: verifica finale obbligatoria, requisiti severi per l’e-learning, completa tracciabilità e obbligo di conservazione documentale dei corsi. Le nuove istruzioni tecniche per lavori su alberi con funi (potatura, manutenzione, abbattimento) ridefiniscono criteri di ancoraggio, modalità di accesso e uso dei dispositivi di sicurezza, per adeguarsi ai rischi presenti in questo settore.

Impatti per imprese e soggetti coinvolti

Per le imprese, queste modifiche comportano adeguamenti immediati nelle procedure interne: va verificato e aggiornato il sistema di emissione, distribuzione ed esposizione dei tesserini nei cantieri, in particolare per le attività in appalto o subappalto. La formazione degli operatori deve seguire i nuovi standard di verifica e tracciabilità, con obblighi di documentazione più rigidi. Le imprese dovranno anche prestare attenzione alle verifiche periodiche delle attrezzature, secondo quanto aggiornato nella circolare che elenca i soggetti abilitati e definisce nuove modalità di presentazione delle istanze. I lavoratori devono essere informati sulle modifiche e sulle procedure aggiornate relative a sicurezza, tesserini e condizioni operative. Le autorità competenti potranno intervenire con controlli più stringenti, e le sanzioni previste in caso di irregolarità richiedono attenzione puntuale nella compliance normativa.

Dati OSH Pulse 2025: salute mentale e lavoro in Italia

Dati OSH Pulse 2025: salute mentale e lavoro in Italia

L’indagine OSH Pulse 2025, pubblicata da Eu-Osha in occasione della Giornata mondiale della salute mentale del 10 ottobre, fotografa lo stato del benessere psicologico dei lavoratori europei, con un focus specifico sull’Italia.

Il campione nazionale, composto da 1015 lavoratori intervistati, restituisce un quadro che conferma la crescente pressione emotiva e organizzativa nei luoghi di lavoro. Il 40% dei lavoratori italiani dichiara di subire forti pressioni o sovraccarichi di lavoro, mentre un analogo 40% segnala la mancanza di adeguate ricompense per gli sforzi compiuti. L’indagine sottolinea inoltre l’aumento dei rischi psicosociali legati ai cambiamenti digitali e alla trasformazione dei modelli organizzativi, ponendo la salute mentale al centro delle politiche di prevenzione e sicurezza sul lavoro.

Pressioni lavorative e percezione del rischio mentale

I dati OSH Pulse 2025 mostrano come lo stress lavoro-correlato rappresenti una delle principali criticità per la forza lavoro italiana. Secondo Eu-Osha, il 30% dei lavoratori lamenta scarsa cooperazione tra colleghi e un ulteriore 30% percepisce una ridotta considerazione dei propri sforzi da parte dei superiori.

Le carenze nella comunicazione interna (18%) e nella possibilità di esercitare autonomia decisionale (16%) contribuiscono ad alimentare tensioni e disagio. Particolarmente preoccupante è il dato relativo alla violenza verbale e alle molestie: l’11% dei lavoratori riferisce episodi di abusi o aggressioni da parte di clienti, pazienti o alunni, e un altro 11% dichiara di essere stato vittima di comportamenti molesti o di bullismo. Questi numeri confermano la necessità di integrare la salute mentale nei sistemi di gestione della sicurezza, rafforzando la cultura organizzativa e il supporto ai lavoratori più esposti.

Digitalizzazione, automazione e nuovi rischi psicosociali

L’indagine OSH Pulse 2025 evidenzia come la digitalizzazione stia ridefinendo profondamente la qualità della vita lavorativa. Il 73% dei lavoratori italiani utilizza costantemente computer o dispositivi portatili, mentre il 33% riceve istruzioni generate automaticamente dai sistemi. Un quarto degli intervistati segnala la presenza di tecnologie di sorveglianza, e il 57% riferisce l’uso di strumenti che stabiliscono ritmi e tempi di lavoro. Questi elementi, se non gestiti correttamente, possono aumentare il rischio di isolamento e di pressione psicologica. Quasi la metà dei lavoratori, infatti, dichiara di svolgere la propria attività in modo solitario, con possibili ripercussioni sul senso di appartenenza e sulla cooperazione tra colleghi. L’impatto della tecnologia impone quindi nuove strategie di prevenzione, capaci di conciliare produttività e benessere, anche attraverso l’aggiornamento delle politiche aziendali in materia di salute e sicurezza.

La salute mentale come priorità per imprese e istituzioni

Un aspetto rilevante dell’indagine OSH Pulse 2025 riguarda la difficoltà, per molti lavoratori, di affrontare apertamente il tema della salute mentale. Il 43% teme che parlarne con i superiori possa compromettere la carriera, e solo il 57% riferisce la presenza di iniziative di sensibilizzazione in azienda. L’accesso ad attività di consultazione o counseling riguarda appena il 30% degli intervistati. Questi dati indicano un divario significativo tra la consapevolezza del problema e le politiche concrete di supporto.

La salute mentale, come ricorda anche la campagna europea “Insieme per la salute mentale sul lavoro” 2026-2028, deve diventare un pilastro della prevenzione aziendale. Per le imprese, ciò significa integrare la valutazione dei rischi psicosociali nei sistemi di gestione e promuovere ambienti di lavoro più inclusivi, partecipativi e sostenibili.

Intelligenza artificiale e lavoro: la nuova legge 132/2025

Intelligenza artificiale e lavoro: la nuova legge 132/2025

La legge intelligenza artificiale 132/2025, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25 settembre 2025 ed entrata in vigore il 10 ottobre, rappresenta un passo decisivo nella definizione del quadro normativo nazionale sull’uso dell’intelligenza artificiale nei settori strategici del lavoro e della sanità.

Il provvedimento, in coerenza con il regolamento europeo n. 1689 del 13 giugno 2024, pone al centro un modello di sviluppo antropocentrico, trasparente e sicuro dell’IA, volto a garantire la tutela dei diritti fondamentali della persona e a prevenire i rischi derivanti da un uso improprio delle tecnologie automatizzate. Tra i principi generali fissati dalla legge figurano la protezione dei dati personali in conformità al regolamento europeo 2016/679, la trasparenza dei processi decisionali, la parità di genere, la cybersicurezza e l’accessibilità, con l’obiettivo di promuovere un’innovazione etica e sostenibile.

Intelligenza artificiale e tutela del lavoro

La legge intelligenza artificiale 132/2025 interviene in modo organico sul rapporto tra tecnologie intelligenti e tutela del lavoro, sancendo che l’IA deve contribuire al miglioramento delle condizioni lavorative e della sicurezza.

L’articolato stabilisce che l’impiego di sistemi automatizzati deve essere orientato alla salvaguardia dell’integrità psicofisica del lavoratore, all’aumento della qualità delle prestazioni e alla crescita della produttività, nel pieno rispetto della normativa europea. Viene inoltre introdotto l’obbligo per i datori di lavoro di informare i dipendenti circa l’utilizzo di strumenti basati sull’intelligenza artificiale nei processi produttivi o gestionali. Ogni uso dell’IA in ambito lavorativo deve avvenire in modo trasparente, evitando discriminazioni e garantendo la correttezza del trattamento dei dati. In questo modo, la legge consolida il principio di centralità della persona, ribadendo che l’innovazione non può prescindere dai diritti e dalla dignità del lavoratore.

Le nuove disposizioni per imprese, sicurezza e ricerca

Con la legge intelligenza artificiale 132/2025 lo Stato si impegna a promuovere lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie digitali nel tessuto produttivo nazionale, favorendo un ecosistema innovativo ma anche sicuro. La norma prevede incentivi alla localizzazione dei data center e dei servizi nel territorio italiano, con l’obiettivo di garantire la sovranità digitale e la protezione delle infrastrutture strategiche.

Particolare rilievo assume l’istituzione dell’Osservatorio sull’adozione dei sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro presso il Ministero del Lavoro, che avrà il compito di monitorare l’impatto delle nuove tecnologie e di formulare proposte per aggiornare le misure di tutela. La legge, inoltre, incoraggia la ricerca scientifica e lo sviluppo dell’IA in ambito sanitario, introducendo disposizioni specifiche per il Fascicolo sanitario elettronico e per la protezione delle informazioni sensibili. Le decisioni cliniche restano comunque affidate ai professionisti, a garanzia della centralità dell’intervento umano.

Opportunità e responsabilità per imprese e lavoratori

L’attuazione della legge intelligenza artificiale 132/2025 apre una fase cruciale per le imprese italiane, chiamate a coniugare innovazione e responsabilità sociale. L’utilizzo consapevole dell’IA può rappresentare un fattore di competitività, migliorando i processi produttivi, riducendo gli errori e potenziando la sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, le aziende dovranno adeguarsi alle nuove prescrizioni in materia di trasparenza, formazione e gestione dei dati, con particolare attenzione alla protezione della privacy e alla prevenzione di rischi discriminatori. Anche per i lavoratori si apre una nuova stagione di partecipazione, in cui la conoscenza delle tecnologie digitali diventa parte integrante delle competenze professionali e della cultura della sicurezza.

Lavori usuranti: categorie riconosciute e requisiti di accesso

Lavori usuranti: categorie riconosciute e requisiti di accesso

La disciplina dei lavori usuranti è regolata dal Dlgs 67/2011, che ha definito in modo organico le attività particolarmente faticose o pesanti, introducendo benefici previdenziali per i lavoratori che vi sono stati impiegati in modo continuativo.

La norma individua quattro grandi categorie di lavori usuranti: le mansioni particolarmente pesanti, come quelle svolte in galleria, cava, miniera, cassoni ad aria compressa o con esposizione ad amianto; il lavoro notturno, quando la prestazione è effettuata in turni comprendenti le ore tra mezzanotte e le cinque del mattino; le attività a catena, che prevedono cicli produttivi ripetitivi e vincolati ai tempi della macchina; e infine la conduzione di veicoli pubblici destinati al trasporto collettivo con almeno nove posti complessivi, compreso il conducente.

Queste categorie sono oggetto di particolari tutele, in quanto caratterizzate da un rischio fisico o psicosociale più elevato e da una ridotta possibilità di recupero delle energie lavorative.

Requisiti temporali e previdenziali per i lavoratori

Per accedere ai benefici previsti dalla normativa, non è sufficiente appartenere a una delle categorie individuate, ma occorre aver effettivamente svolto l’attività usurante per un periodo significativo.

La legge richiede che tale attività sia stata esercitata per almeno sette anni negli ultimi dieci, oppure per almeno la metà dell’intera vita lavorativa. È inoltre necessario aver maturato un’anzianità contributiva minima di 35 anni. Il diritto alla pensione anticipata è determinato dal raggiungimento di una cosiddetta “quota” che somma età anagrafica e anni di contribuzione.

Per i lavoratori notturni, i requisiti variano in base alla frequenza: è considerato continuativo chi lavora almeno 64 notti all’anno, mentre per chi svolge turni meno intensi si applicano soglie differenti. L’obiettivo della normativa è bilanciare la tutela sanitaria e previdenziale con criteri di sostenibilità economica del sistema pensionistico.

Obblighi per le imprese e vantaggi per i lavoratori

Le aziende che impiegano lavoratori in mansioni usuranti sono tenute a individuare tali figure e a trasmettere annualmente una comunicazione all’amministrazione competente con l’elenco dei dipendenti coinvolti e, per i notturni, il numero di giornate effettive svolte. Questo adempimento ha lo scopo di monitorare il fenomeno e di garantire che i lavoratori possano far valere correttamente i periodi utili ai fini del beneficio previdenziale.

La mancata comunicazione comporta sanzioni amministrative. Per i lavoratori, il principale vantaggio è la possibilità di accedere a una pensione anticipata rispetto ai requisiti ordinari, a fronte di una carriera professionale svolta in condizioni più gravose. Tuttavia, è necessario che la documentazione contributiva e la certificazione dei periodi lavorativi siano complete e conformi ai criteri previsti dal Dlgs 67/2011. In prospettiva, la corretta gestione di questi adempimenti rappresenta uno strumento di equità e di riconoscimento del valore sociale delle professioni più esposte a rischi e fatiche.

Certificazione ISO 13485 per dispositivi medici: qualità e conformità

Certificazione ISO 13485 per dispositivi medici: qualità e conformità

Lo standard ISO 13485 definisce i requisiti del sistema di gestione della qualità per i produttori di dispositivi medici e per l’intera filiera che partecipa alla loro progettazione, produzione, confezionamento e distribuzione.

La norma, allineata ai regolamenti europei sulla marcatura CE, rappresenta un riferimento essenziale per garantire sicurezza, tracciabilità e controllo lungo tutto il ciclo di vita del dispositivo. In Italia, la sua adozione costituisce una garanzia di conformità ai requisiti legislativi e un elemento di competitività per le imprese che operano nel settore medicale e nel packaging dedicato. L’obiettivo della certificazione è assicurare che ogni fase, dalla progettazione alla consegna, sia gestita secondo processi verificabili, documentati e monitorati per ridurre il rischio di non conformità e garantire la massima qualità del prodotto finale.

Requisiti tecnici e ruolo del confezionamento nel sistema qualità

La ISO 13485 introduce requisiti stringenti in materia di gestione documentale, validazione dei processi produttivi, controllo dei fornitori, tracciabilità dei materiali e gestione del rischio. Il principio cardine è quello della prevenzione e del miglioramento continuo, attraverso la definizione di procedure interne e verifiche periodiche. Nel settore del packaging per dispositivi medici, la norma richiede che i processi di confezionamento garantiscano integrità, sterilità, impermeabilità e resistenza dei materiali durante le fasi di stoccaggio e trasporto.

Ogni lotto di produzione deve essere verificato secondo parametri di conformità prestabiliti, con prove di tenuta e di resistenza meccanica e microbiologica. Le aziende coinvolte devono integrare nel proprio sistema qualità procedure dedicate al confezionamento, alla manutenzione degli impianti e al controllo delle condizioni ambientali, assicurando che ogni passaggio sia tracciabile e conforme agli standard definiti.

Vantaggi e opportunità per le imprese del settore medicale

Ottenere la certificazione ISO 13485 significa per le imprese dimostrare affidabilità, trasparenza e conformità normativa, favorendo l’accesso a mercati internazionali e a gare pubbliche del comparto sanitario. L’applicazione della norma comporta l’adozione di un sistema strutturato di gestione del rischio, l’implementazione di audit interni e il continuo monitoraggio dell’efficacia dei processi.

La tracciabilità completa dei componenti e la definizione di criteri chiari per la gestione delle non conformità rafforzano la fiducia di clienti e autorità regolatorie. Per le aziende di packaging, la conformità alla ISO 13485 si traduce in un vantaggio competitivo: garantire che ogni confezione mantenga le caratteristiche di sterilità e integrità richieste significa contribuire in modo determinante alla sicurezza del dispositivo medico. In questo senso, la certificazione non è solo un adempimento tecnico, ma uno strumento di crescita, reputazione e innovazione per tutto il comparto.

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