Incidenti nelle macchine alimentari: lezioni da casi reali

Incidenti nelle macchine alimentari: lezioni da casi reali

Nel comparto della panificazione emergono casi emblematici di infortuni causati dall’uso di macchine non ancora protette o lasciate in funzione in condizioni non sicure.

In un episodio, un operaio che sostituiva il titolare incapace posizionò l’impasto nei rulli di una macchina priva di protezioni: un movimento sbilanciato lo portò a perdere l’equilibrio e a subire gravi lesioni da schiacciamento. Un altro caso riguarda un impianto di confezionamento utilizzato prima del collaudo: il macchinario non finito venne azionato, il ciclo riprese da sé e un addetto rimase intrappolato contro una struttura fissa, subendo un trauma fatale.

In entrambi gli esempi si riscontra la mancanza di barriere protettive attive e la modalità di accesso ai componenti in movimento durante l’operatività.

Criticità ricorrenti: macchine, protezioni, procedure

L’analisi dei casi mette in luce le criticità più frequenti: l’utilizzo di macchinari in funzione durante interventi di regolazione, la disattivazione o l’assenza di microinterruttori, l’accesso non autorizzato a zone pericolose e la mancata verifica del corretto collegamento dei sistemi di sicurezza. La banca dati Infor.MO conferma che quasi la metà degli eventi nel settore alimentare è legata all’insufficienza di protezioni (fisse, mobili, sensibili) e all’inadeguatezza o manomissione dei sistemi di sicurezza, come pulsanti d’emergenza, barriere immateriali o sistemi di interblocco. In particolare, il distacco o manuale bypass di protezioni rappresenta una causa significativa di incidenti gravi.

Lezione operativa: prevenzione e buone pratiche

Per migliorare la sicurezza occorre trarre insegnamento dagli errori già verificati. Le macchine devono essere installate su superfici stabili e ancorate adeguatamente per evitare vibrazioni o spostamenti imprevisti. Tutti gli organi in movimento devono essere protetti da carter fissi o interbloccati, con sistemi di comando chiaramente identificabili e protetti da attivazioni accidentali. I dispositivi elettrici devono rispettare norme certificate, con chiarezza nell’azionamento e nell’arresto. Le zone operative devono garantire visibilità e accessibilità senza rischio. È essenziale che gli operatori siano formati con istruzioni operative aggiornate e che i sistemi vengano riesaminati prima del riavvio del ciclo produttivo. Infine, la manutenzione preventiva e il controllo periodico dei sistemi di sicurezza devono essere gestiti con rigore documentale e responsabilità note.

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Industria alimentare: dati INAIL e sfide per la prevenzione

Secondo i dati più recenti elaborati da INAIL, l’industria alimentare rappresenta uno dei comparti più esposti a infortuni nel panorama manifatturiero italiano. Nel 2023, a fronte di oltre 93.000 denunce di infortunio registrate nel manifatturiero, circa l’11,7% riguarda proprio il settore alimentare. Ancora più rilevante è l’incidenza dei casi mortali, pari al 16% del totale, dato che conferma come questo comparto, pur registrando progressi nel tempo, resti tra i più delicati in termini di sicurezza e salute sul lavoro. Queste cifre collocano il settore alimentare tra le priorità di intervento delle politiche di prevenzione, sia per la frequenza sia per la gravità degli eventi.

Cause e dinamiche ricorrenti degli incidenti

Le indagini sulle dinamiche degli infortuni nel settore alimentare mettono in evidenza alcune costanti. Gran parte degli incidenti è legata all’utilizzo di macchine e attrezzature, con eventi che spesso si traducono in schiacciamenti, amputazioni e fratture. Le operazioni di manutenzione e di pulizia dei macchinari rappresentano momenti critici, in cui la mancanza di procedure sicure o la disattenzione possono trasformarsi in gravi conseguenze.

Un altro fattore significativo è la complessità impiantistica che caratterizza soprattutto le imprese di medie e grandi dimensioni: maggiore è la dimensione aziendale, più elevata è la possibilità che si verifichino infortuni, anche per la varietà delle linee produttive. A incidere non sono solo i rischi tecnici, ma anche i comportamenti imprudenti e la scarsa aderenza alle procedure aziendali. Questo dimostra come la prevenzione non possa limitarsi agli aspetti tecnologici, ma debba includere una costante formazione e un rafforzamento della cultura della sicurezza.

Prevenzione e strumenti per le imprese alimentari

I dati INAIL suggeriscono l’importanza di un approccio integrato alla prevenzione. Oltre alla manutenzione regolare dei macchinari e all’adozione di dispositivi di protezione collettiva e individuale, diventa fondamentale la formazione mirata dei lavoratori, in particolare sulle procedure di uso sicuro delle attrezzature e sulla gestione dei rischi specifici di settore.

Il DVR deve essere aggiornato periodicamente includendo i dati statistici disponibili, così da calibrare le misure preventive sulle reali criticità. Le aziende possono inoltre introdurre indicatori interni per monitorare l’andamento infortunistico, prevedendo audit periodici e meccanismi di feedback che coinvolgano direttamente i lavoratori. L’analisi dei dati non è solo uno strumento conoscitivo, ma diventa leva operativa per migliorare i processi produttivi e ridurre il rischio residuale, con vantaggi in termini di sicurezza e competitività.

Serre agricole: valutazione dei rischi e misure preventive

Serre agricole: valutazione dei rischi e misure preventive

Il lavoro nelle serre comporta un’esposizione significativa a prodotti fitosanitari e biocidi, che spesso condividono i medesimi principi attivi ma con utilizzi diversi. L’ambiente confinato delle serre amplifica il rischio di inalazione e assorbimento cutaneo, poiché l’umidità e la scarsa ventilazione favoriscono la permanenza dei contaminanti nell’aria.

Le condizioni microclimatiche, caratterizzate da alte temperature e livelli elevati di umidità, possono accentuare l’irritazione delle vie respiratorie e facilitare la penetrazione cutanea delle sostanze nocive.

Studi condotti su serre florovivaistiche hanno evidenziato come le fasi di miscelazione, caricamento e applicazione dei prodotti fitosanitari possano generare concentrazioni inalatorie di gran lunga superiori a quelle stimate dai modelli standard, soprattutto quando si impiegano formulazioni solide. Anche la tipologia di coltura influisce sull’esposizione: le piante di altezza superiore a mezzo metro tendono a trattenere più residui, aumentando i rischi per gli operatori.

Microclima, rischi biologici ed ergonomici

Oltre all’esposizione chimica, le serre presentano altri fattori critici. Il microclima caratterizzato da caldo, umidità e ventilazione limitata può determinare stress termico, alterazioni cutanee e difficoltà respiratorie. Si aggiunge il rischio biologico, con la presenza di muffe, batteri e agenti patogeni nei terreni o nelle piante, che possono causare infezioni, allergie o irritazioni.

Un ulteriore aspetto riguarda la componente ergonomica: posture forzate, sollevamento di carichi, movimentazione manuale e lavori ripetitivi sono frequenti e possono generare disturbi muscolo-scheletrici. L’insieme di questi rischi impone una valutazione attenta e mirata, che tenga conto delle diverse fasi di lavoro e della varietà di agenti presenti.

Valutazione del rischio e prevenzione integrata

Il Documento di Valutazione dei Rischi deve includere tutti gli scenari tipici del lavoro in serra, valutando esposizione chimica, condizioni microclimatiche, rischi biologici e problematiche ergonomiche. La prevenzione si fonda su misure organizzative e tecniche: adeguata ventilazione, sistemi di estrazione, contenitori chiusi per i prodotti pericolosi, dispositivi di protezione individuale come maschere, guanti, occhiali e indumenti protettivi.

La manutenzione costante delle attrezzature e delle strutture riduce i rischi meccanici e ambientali. La formazione specifica sull’uso dei prodotti fitosanitari e sui comportamenti corretti in serra è un requisito fondamentale, così come il monitoraggio periodico dell’esposizione attraverso campionamenti ambientali. Nei casi in cui vi sia incertezza sui livelli di esposizione, la misurazione diretta degli inquinanti è essenziale per calibrare le misure di protezione e aggiornare le strategie preventive.

Formazione continua per nuovi rischi: soft skill e digitalizzazione

Formazione continua per nuovi rischi: soft skill e digitalizzazione

La rapida digitalizzazione—automazione, intelligenza artificiale, dispositivi digitali—sta ridefinendo ruoli, modalità operative e profili professionali. Questi cambiamenti impongono nuove competenze e un aggiornamento continuo non solo tecnico, ma anche trasversale.

L’innovazione comporta vantaggi, ma introduce rischi inediti: sovraccarico cognitivo, ambiguità di responsabilità, dipendenza eccessiva dalla tecnologia. In questo contesto, l’adozione di programmi formativi che integrino soft skill con competenze digitali diventa essenziale per tutelare il benessere organizzativo e la sicurezza dei lavoratori.

Soft skill e compiti tecnici: una formazione ibrida

Per rispondere alle sfide poste dall’ambiente digitalizzato, è indispensabile che i percorsi formativi includano:

  • Competenze trasversali: resilienza, flessibilità, pensiero critico, comunicazione efficace e collaborazione
  • Abilità digitali: uso consapevole di strumenti tecnologici, interpretazione di dati, gestione delle interfacce uomo-macchina
  • Modalità innovative di erogazione: microlearning, mobile learning, realtà virtuale, apprendimento personalizzato

I programmi formativi non possono più limitarsi all’aspetto strettamente tecnico: serve che il capitale umano sia preparato ad adattarsi ai cambiamenti con mentalità proattiva, affrontando in modo consapevole i rischi emergenti legati alla digitalizzazione.

Strategia aziendale e sviluppo della cultura della formazione

Le imprese devono attivare politiche strutturate di formazione continua, inserendo nei piani aziendali percorsi che combinino aspetti tecnici e soft skill. Non basta aggiornare procedure: è fondamentale creare una cultura aziendale che riconosca il valore della formazione continua come strumento di prevenzione e anticipazione dei rischi. In questo senso, programmi personalizzati, monitoraggio delle competenze e valutazione periodica dell’efficacia diventano leve strategiche per garantire sicurezza, inclusione e sostenibilità nel tempo.

Sicurezza idraulici: rischi e obblighi normativi

Sicurezza idraulici: rischi e obblighi normativi

L’attività degli idraulici comprende installazione, manutenzione e riparazione di impianti idrici e termoidraulici, operazioni che possono sembrare a basso rischio ma che nascondono pericoli concreti.

L’esposizione a sostanze chimiche, polveri, prodotti di saldatura e materiali contenenti amianto rende il lavoro delicato e potenzialmente dannoso per la salute. A ciò si aggiungono i rischi meccanici, dovuti alla movimentazione di macchinari e carichi pesanti, con possibili lesioni da schiacciamento o ferite accidentali.

Nei cantieri di ristrutturazione è frequente la presenza di vecchie tubature coibentate con amianto, materiale bandito nel 1992 ma ancora diffuso in edifici datati: un fattore che rende necessaria la massima attenzione e procedure di bonifica specifiche.

Anche lo stress da lavoro, le posture incongrue e i rischi biologici legati ad ambienti umidi rientrano tra gli elementi che devono essere valutati in un DVR aziendale.

Prevenzione e misure di protezione per gli idraulici

La prevenzione rappresenta il fulcro della sicurezza nel settore idraulico. Il datore di lavoro è tenuto ad adottare attrezzature a norma, certificate e sottoposte a regolare manutenzione, garantendo che le postazioni siano sempre pulite e ordinate. È obbligatorio formare i dipendenti sull’uso dei dispositivi di protezione individuale: scarpe antinfortunistiche rinforzate, guanti specifici, maschere filtranti per vapori o polveri, occhiali protettivi e indumenti resistenti a sostanze chimiche.

L’impresa idraulica deve predisporre un piano di emergenza ed evacuazione, nominare addetti al primo soccorso e alla lotta antincendio, dotarsi di cassetta di pronto soccorso e garantire la presenza di estintori adeguati agli ambienti di lavoro. La formazione continua, prevista dall’art. 37 del DLgs 81/2008, è indispensabile per aggiornare i lavoratori su procedure e rischi specifici, comprese le corrette tecniche di movimentazione dei carichi per prevenire disturbi muscolo-scheletrici.

L’importanza del rispetto degli obblighi normativi

Per le imprese idrauliche la sicurezza non è solo un dovere di legge, ma un vero e proprio valore aggiunto. Un professionista che rispetta rigorosamente norme e buone pratiche trasmette affidabilità, riduce gli incidenti e garantisce interventi di qualità, consolidando la fiducia dei clienti.

Al contrario, un approccio approssimativo espone al rischio di sanzioni e compromette la reputazione aziendale. Sicurezza, prevenzione e igiene sul lavoro devono essere parte integrante del processo produttivo, contribuendo a valorizzare l’impresa e a distinguere chi lavora con professionalità da chi opera senza attenzione alle regole. In un settore che richiede flessibilità e rapidità di intervento, la capacità di coniugare efficienza e rispetto delle normative è la chiave per competere e crescere.

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