Attrezzature da lavoro: verifiche e abilitati aggiornati

Attrezzature da lavoro: verifiche e abilitati aggiornati

Con Decreto Direttoriale del 24 luglio 2025 è stato pubblicato il 64° elenco dei soggetti abilitati ad effettuare le verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro, secondo quanto stabilito dal Dlgs 9 aprile 2008, n. 81, articolo 71, comma 11, e dal decreto interministeriale dell’11 aprile 2011 che disciplina le modalità delle verifiche periodiche previste dall’Allegato VII. Il nuovo elenco sostituisce integralmente il precedente e include aggiornamenti relativi ad aziende che hanno acquisito nuove abilitazioni, modificato organici o variato il proprio status ufficiale.

Attrezzature soggette e obblighi per il datore di lavoro

Sono soggette a verifica periodica quelle attrezzature indicate nell’Allegato VII del Dlgs 81/2008, tra cui scale aeree a inclinazione variabile, piattaforme autosollevanti su colonne, apparecchi di sollevamento materiali con portata superiore a 200 kg (se non azionati manualmente), mobili o trasferibili. In capo al datore di lavoro grava l’obbligo di assicurarsi che le verifiche vengano effettuate entro i termini previsti, che le attrezzature siano in efficienza e in buono stato di conservazione, al fine di garantire la sicurezza dei lavoratori. Per la prima verifica, nel caso in cui il datore di lavoro chieda l’intervento dell’Inail, è previsto un termine entro cui Inail deve provvedere: se questo termine trascorre inutilmente, il datore di lavoro può rivolgersi a un soggetto abilitato presente nell’elenco vigente.

Obblighi specifici per i soggetti abilitati: registri, trasparenza e controlli

I soggetti abilitati devono rispettare diversi obblighi operativi. Devono tenere un registro informatizzato con copia dei verbali delle verifiche effettuate, includere nei dati tutte le informazioni richieste da normativa, conservare la documentazione per almeno dieci anni. Cambiamenti di stato dell’azienda, della struttura organizzativa, della composizione degli organici, o altre variazioni significative, devono essere comunicati al Ministero del lavoro. È prevista anche la trasmissione trimestrale del registro informatizzato relativo alle verifiche al soggetto titolare della funzione di vigilanza. Il Ministero del lavoro può nel corso del quinquennio di validità dell’iscrizione controllare che i soggetti abilitati mantengano i requisiti prescritti per restare nell’elenco.

Verifiche impianti elettrici: sicurezza a 360 gradi

Verifiche impianti elettrici: sicurezza a 360°

Nel sistema legislativo italiano gli impianti elettrici aziendali devono rispettare una serie di obblighi normativi volti a garantire la sicurezza dei lavoratori e degli ambienti di lavoro.

Il DPR 462/2001 stabilisce le verifiche obbligatorie degli impianti di messa a terra, dei dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche e degli impianti elettrici in ambienti con pericolo di esplosione.

Il DLgs 81/2008 integra questi obblighi prevedendo che le strutture, gli impianti e le attrezzature siano protetti dai fulmini (articolo 84) e che tutti gli impianti elettrici e di protezione siano controllati periodicamente per verificarne stato di conservazione ed efficienza (articolo 86). Le norme CEI forniscono standard tecnici per progettazione, installazione, verifica e manutenzione.

Obblighi di progetto, denuncia e periodicità delle verifiche

Il datore di lavoro ha l’obbligo di progettare gli impianti conformi alle regole tecniche vigenti, inclusi la messa a terra e i sistemi di protezione contro i fulmini, sulla base di valutazioni del rischio. Se lo studio rileva che non vi è autoprotezione, è necessario denunciare ufficialmente l’impianto di protezione come previsto dal DPR 462/2001.

Le verifiche iniziali, periodiche e straordinarie devono essere eseguite da organismi abilitati. Per la messa a terra e le protezioni dai fulmini la periodicità delle verifiche può variare: in ambienti a maggior rischio o con attività soggette a controllo antincendio sono previste verifiche con cadenza più breve, mentre per altri impianti la periodicità può essere quinquennale. Le norme CEI EN 62305 si riferiscono specificamente ai criteri per la protezione contro le scariche atmosferiche, valutazione del rischio, progettazione e manutenzione.

Altri impianti soggetti ad obblighi: rilevazione fumi, antincendio, luci di emergenza

Impianti di rilevazione e allarme incendio sono richiesti laddove il rischio incendio possa comportare danni significativi, in conformità al Codice di prevenzione incendi. Essi devono essere progettati, installati e mantenuti in modo da garantire tempestiva rivelazione del principio di incendio e attivazione delle procedure di allarme. L’illuminazione di sicurezza e le luci di emergenza sono anch’esse obbligatorie lungo le vie di esodo, quando l’illuminazione ordinaria può risultare insufficiente. Devono rispettare norme tecniche che definiscono la potenza illuminante minima, l’autonomia in caso di blackout, la visibilità dei segnali, controlli e manutenzione periodica secondo standard specifici. In tutti questi casi il datore di lavoro deve assicurare adeguata documentazione e verifiche certificate.

Implicazioni per imprese e lavoratori: responsabilità, rischi e buone pratiche

Per le imprese queste norme comportano l’impegno finanziario e organizzativo di affidare la progettazione e le verifiche a professionisti abilitati, dotarsi della documentazione tecnica e mantenere una manutenzione continua e tracciabile. La mancata conformità può comportare sanzioni amministrative, responsabilità legali in caso di danni a persone o cose, nonché rischio per la sicurezza. Per i lavoratori significa poter operare in ambienti più sicuri, con minor probabilità di incidente elettrico, danni da fulmini o guasti impiantistici. Le opportunità, invece, si traducono in reputazione aziendale positiva, riduzione del rischio assicurativo e miglioramento della continuità operativa.

Oltre la checklist: il vero valore dell’audit sicurezza

Oltre la checklist: il vero valore dell’audit sicurezza

L’audit in materia di sicurezza sul lavoro è lo strumento con cui si verifica sistematicamente la conformità delle misure preventive adottate ai sensi del Dlgs 81/2008. Normativa vigente prevede che le organizzazioni dimostrino il rispetto di obblighi come la valutazione dei rischi, la sorveglianza sanitaria, la conformità degli impianti, delle attrezzature, dei luoghi di lavoro e degli agenti chimici, fisici e biologici. Audit efficaci sono fondamentali anche per assolvere le responsabilità previste dal Dlgs 231/2001 in termini di responsabilità amministrativa degli enti, quando violazioni della sicurezza possono configurare reato.

Fasi essenziali dell’audit di sicurezza: programmazione, verifica e follow-up

Un audit della sicurezza si articola in più fasi ben definite: pianificazione dell’audit, definizione di obiettivi, scopo estensione e criteri; analisi preliminare della documentazione aziendale (DVR, procedure operative, piano emergenza, formazione); sopralluogo e ispezioni sul campo per accertare la corretta attuazione delle misure, interviste al personale, verifica dell’uso dei dispositivi di protezione individuale e dello stato delle attrezzature; identificazione delle non conformità, redazione del rapporto con le risultanze, classificazione dei problemi riscontrati, proposte di miglioramento con tempi e responsabili; azione di follow-up per verificare che le misure correttive siano attuate e che il sistema resti efficace nel tempo, con cicli periodici di audit per garantire miglioramento continuo.

Strumenti normativi di supporto: ISO 19011 e ISO 45001

Norme come la ISO 19011 forniscono linee guida per la conduzione degli audit nei sistemi di gestione, definendo principi, competenze richieste per gli auditor, gestione del programma di audit, conduzione delle verifiche e valutazione delle evidenze. La ISO 45001 definisce invece il quadro generale del sistema di gestione della salute e sicurezza, dando rilievo al miglioramento continuo, alla partecipazione dei lavoratori, al rispetto dei requisiti legali e al monitoraggio delle prestazioni. Entrambi gli standard sono utili per strutturare audit che non siano solo un adempimento formale, ma un’opportunità concreta di sviluppo della sicurezza aziendale.

Implicazioni pratiche per imprese e lavoratori: vantaggi, responsabilità e sfide

Per le imprese l’attività di audit richiede impegno organizzativo: designare personale competente, predisporre e mantenere documentazione aggiornata, risorse per sopralluoghi e verifiche, investimenti nelle misure correttive. Se non costruito bene, l’audit può risultare superficiale e non dare risultati concreti. I rischi per chi non rispetta le norme includono responsabilità legali, sanzioni, incidenti, danni reputazionali. Per i lavoratori, audit ben condotti migliorano la sicurezza, riducono l’esposizione a rischi non percepiti, accrescono la consapevolezza e la formazione, garantiscono ambienti più sicuri.

Sicurezza sul lavoro e genere: obblighi ed evoluzione

Sicurezza sul lavoro e genere: obblighi ed evoluzione

Il Dlgs 81/2008 impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi presenti nei luoghi di lavoro, includendo quelli legati a differenze di genere, età e provenienza. Non si tratta di introdurre nuove categorie di rischio, ma di applicare i principi di tutela già previsti considerando le caratteristiche specifiche di lavoratrici e lavoratori. Questo approccio è sostenuto anche dai principi di uguaglianza della Costituzione, che sanciscono il diritto a condizioni di lavoro sicure e dignitose per tutti, senza discriminazioni.

Sicurezza e pari opportunità: come la normativa tutela lavoratrici e lavoratori

Il principio di uguaglianza impone che i rischi vengano valutati in modo equo, evitando che differenze fisiche o fisiologiche tra uomini e donne si traducano in maggiori esposizioni o svantaggi. Ciò riguarda sia i dispositivi di protezione individuale, che devono essere adeguati alle diverse corporature, sia la progettazione delle postazioni e l’organizzazione dei compiti. Alcune fasi lavorative possono risultare più critiche per le donne, come quelle che coinvolgono posture gravose o esposizione ad agenti chimici, e richiedono misure protettive mirate, in particolare per le lavoratrici in gravidanza.

Valutazione dei rischi in ottica di genere: strumenti e responsabilità aziendali

Il datore di lavoro deve integrare la valutazione dei rischi con un’analisi che tenga conto delle differenze di genere. Questo significa raccogliere dati statistici specifici, consultare i lavoratori e le lavoratrici sulle condizioni reali, verificare se alcuni gruppi siano più esposti a determinati agenti fisici, chimici o biologici, e aggiornare di conseguenza le misure di prevenzione. È utile adottare linee guida e procedure interne che aiutino a declinare concretamente questi principi, rendendo la valutazione più precisa e aderente alla realtà aziendale. Tale approccio, se ben applicato, garantisce non solo conformità normativa, ma anche maggiore efficacia delle misure di sicurezza.

Benefici e rischi concreti di un approccio genere-sensibile alla sicurezza

Integrare le differenze di genere nella gestione della sicurezza porta vantaggi evidenti: riduzione delle malattie professionali legate a posture scorrette o a esposizioni specifiche, condizioni di lavoro più eque e personalizzate, maggiore benessere e produttività. Trascurare questo aspetto, al contrario, espone le imprese a rischi di discriminazioni, sanzioni legali e peggioramento del clima aziendale, con ripercussioni dirette sulla salute dei lavoratori e sulla reputazione dell’organizzazione. La sicurezza in ottica di genere, quindi, non è solo un obbligo normativo, ma uno strumento strategico di crescita e responsabilità sociale.

Sostanze estinguenti: tipi e criteri per una scelta efficace

Sostanze estinguenti: tipi e criteri per una scelta efficace

Nel contesto della prevenzione incendi le sostanze estinguenti sono agenti utilizzati per interrompere il processo di combustione, agendo su almeno uno dei tre elementi del triangolo del fuoco: comburente, combustibile o calore. Le norme tecniche definiscono che un agente estinguente debba essere compatibile con la classe dell’incendio, con l’ambiente in cui si interviene e con la sicurezza delle persone. È previsto che l’agente non introduca rischi aggiuntivi, che sia facilmente maneggevole e che le modalità d’uso e conservazione siano dichiarate e certificate.

Principali tipi di sostanze estinguenti e modalità d’azione

Le sostanze estinguenti più comuni comprendono acqua, schiuma, anidride carbonica, polveri, gas inertizzanti e aerosol. L’acqua agisce essenzialmente per raffreddamento e, in parte, per soffocamento grazie al vapore prodotto che limita l’apporto di ossigeno. La schiuma opera separando il combustibile dall’ossigeno e contribuendo al raffreddamento. L’anidride carbonica e altri gas inertizzanti soffocano l’incendio, riducendo la concentrazione di ossigeno presente nell’aria. Le polveri possono agire tramite fenomeni fisici o chimici: copertura del combustibile, assorbimento di calore, oppure reazione con i radicali attivi della combustione per ostacolarne la progressione. L’aerosol estinguente interviene in modo simile alle polveri chimiche ma con particelle molto fini, che diffondendosi rapidamente sono in grado di agire su incendi localizzati o in luoghi chiusi.

Criteri di scelta e casi in cui evitare alcune sostanze

La scelta dell’agente estinguente deve essere guidata da vari criteri: tipo di incendio secondo le classi (solidi, liquidi, gas, metalli, apparecchi elettrici), presenza di corrente elettrica, compatibilità con materiali circostanti, ambiente confinato o aperto, effetti collaterali quali corrosione o tossicità, e facilità di pulizia post intervento. Alcune sostanze non devono essere usate in determinate condizioni: ad esempio l’acqua non è idonea su apparecchiature elettriche sotto tensione o su liquidi infiammabili, le schiume contenenti acqua possono essere pericolose su ambienti sensibili, le polveri speciali solo se certificate per la specifica classe di incendio, i gas inerti o aerosol solo se garantito che la densità e la concentrazione siano adeguati e non facciano danni alla salute.

Impatti pratici per imprese e operatori: sicurezza, formazione e gestione

Le imprese devono assicurarsi che il personale sia formato sull’uso corretto delle attrezzature antincendio e sulle caratteristiche degli estinguenti disponibili. È importante che le dotazioni siano adeguate alla tipologia di rischio presente nei locali, che siano previste verifiche periodiche degli estintori e degli impianti fissi, che la sostanza estinguente sia conforme a normative e certificazioni, e che ci sia chiarezza nelle procedure operative in caso d’emergenza. Per gli operatori significa avere accesso a istruzioni, saper valutare rapidamente la classe del fuoco, conoscere i limiti di ogni agente estinguente e adottare dispositivi di protezione laddove necessari per evitare inalazione, irritazioni, ustioni o altri danni legati all’uso improprio.

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