Tipi di polveri industriali: guida tecnica e normativa

Tipi di polveri industriali: guida tecnica e normativa

La gestione delle polveri in ambito industriale non è solo una questione di pulizia, ma un pilastro fondamentale della sicurezza sul lavoro, strettamente normato dal DLgs 81/2008. Le polveri, infatti, rappresentano uno degli agenti chimici più insidiosi, capaci di causare danni irreversibili all’apparato respiratorio e sistemico. Di seguito una classificazione tecnica delle polveri e dei rischi specifici e gli obblighi di legge per le aziende.

1. Classificazione dimensionale e normativa (UNI EN 481)

Mentre nel linguaggio comune si parla spesso di PM10 o PM2.5, in igiene industriale la norma di riferimento è la UNI EN 481, che classifica le polveri in base alla loro capacità di penetrazione nell’organismo:

  • Frazione inalabile: corrisponde approssimativamente alle polveri “grossolane” (diametro > 10 µm). Queste particelle vengono catturate quasi interamente dalle prime vie aeree (naso, bocca) e tendono a depositarsi rapidamente. Esempi tipici sono le polveri di cemento o di segatura grezza.
  • Frazione toracica: particelle che riescono a superare la laringe e raggiungere i bronchi.
  • Frazione respirabile: corrisponde alle polveri “fini” e “ultrasottili” (spesso < 2.5 µm o < 4 µm secondo le curve convenzionali). Sono le più pericolose perché penetrano negli alveoli polmonari, dove avvengono gli scambi gassosi, e possono entrare nel circolo sanguigno. Qui rientrano fumi di saldatura, polveri metalliche fini e silice cristallina.

2. Rischi specifici e agenti cancerogeni

Il Titolo IX del DLgs 81/2008 distingue nettamente tra agenti chimici “pericolosi” (Capo I) e agenti “cancerogeni e mutageni” (Capo II). Questa distinzione è cruciale per la valutazione del rischio e le misure da adottare.

  • Polvere di silice libera cristallina (SLC): presente in calcestruzzo, mattoni e sabbia. Se inalata nella frazione respirabile, può causare la silicosi. Il DLgs 81/08 (come modificato dal DLgs 44/2020) classifica i lavori comportanti esposizione a polvere di silice cristallina respirabile generata da un procedimento di lavorazione come cancerogeni. È stato fissato un valore limite di esposizione professionale (OEL) pari a 0,1 mg/m³.
  • Polvere di legno duro: generata dalla lavorazione di essenze come rovere, faggio o castagno. È classificata come cancerogena (Allegato XLII del DLgs 81/08) ed è associata al tumore dei seni nasali e paranasali. Anche per queste polveri vige un limite di esposizione specifico indicato nell’Allegato XXXVIII.
  • Polveri metalliche e di cobalto: oltre al rischio di tossicità sistemica (es. metalli pesanti come piombo o cadmio), polveri ultrafini generate da processi termici (saldatura, taglio laser) possono causare febbre da fumi metallici e patologie croniche. Il cobalto è un potenziale cancerogeno e potente sensibilizzante respiratorio.
  • Polveri di cemento e plastiche: principalmente irritanti, possono causare bronchiti croniche, dermatiti da contatto e, nel caso di alcuni polimeri, rilasciare monomeri tossici se surriscaldati.

3. Misure di prevenzione e obblighi del Datore di Lavoro

L’articolo 225 del Testo Unico sulla Sicurezza, impone una gerarchia precisa nelle misure di prevenzione, che deve precedere l’uso dei dispositivi di protezione individuale.

Misure tecniche e organizzative (prioritarie):
  • Sostituzione: eliminare l’agente pericoloso o sostituirlo con uno meno nocivo (es. usare paste abrasive invece di polveri libere).
  • Ciclo chiuso: isolare il processo produttivo per evitare l’emissione di polveri in ambiente.
  • Aspirazione localizzata: captare la polvere alla fonte (es. cappe su mole, torce aspiranti per saldatura) è molto più efficace che trattare l’aria dell’intero ambiente.
  • Ventilazione generale e purificazione: l’uso di purificatori d’aria industriali con filtri ad alta efficienza è fondamentale per abbattere la concentrazione residua di polveri fini che sfuggono all’aspirazione localizzata, proteggendo non solo l’operatore diretto ma tutti i presenti nel reparto.
Misure personali e procedurali:
  • DPI vie respiratorie: l’uso di facciali filtranti (FFP2/FFP3) o respiratori elettroventilati è obbligatorio quando le misure tecniche non sono sufficienti a ricondurre l’esposizione sotto i valori limite. È essenziale il Fit Test per garantirne l’efficacia.
  • Pulizia: è vietato spazzare a secco o usare aria compressa per pulire le macchine (art. 225), poiché risospende le polveri pericolose. Si devono usare aspiratori industriali certificati (es. classe H per cancerogeni).
  • Formazione: i lavoratori devono essere formati specificamente sul rischio chimico/cancerogeno, sulle modalità di accumulo delle polveri e sul corretto uso dei sistemi di aspirazione.
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