scale portatili

Scale portatili, le verifiche prima dell’uso e prevenzione rischi

L’uso delle scale portatili, che sono tra le attrezzature più diffuse negli ambienti di lavoro e di vita, è connesso purtroppo a rischi elevati di infortuni, anche gravi o mortali, che possono dipendere da diversi fattori: problemi relativi alla stabilità e la resistenza strutturale delle attrezzature.

L’Inail, nel documento Scale Portatili, suggerisce alcune indicazioni o suggerimenti per prevenire infortuni con le scale portatili.

Cosa verificare prima dell’uso delle scale portatili

Le indicazioni sono dal documento Scale portatili dell’Inail:

  • assicurarsi di essere in condizioni fisiche che consentano l’uso della scala;
  • assicurarsi che sia correttamente posizionata;
  • ispezionarla dopo la consegna e prima del primo utilizzo per verificare le condizioni e il funzionamento di ogni sua parte;
  • controllare visivamente che non sia danneggiata;
  • effettuare l’ispezione periodica secondo le istruzioni del fabbricante;
  • eseguire una valutazione del rischio in conformità;
  • verificare il peso massimo ammesso sulla stessa, le condizioni della superfice d’appoggio, verificare l’integrità di tutti i componenti;
  • controllare che sia montata nella posizione corretta;
  • verificare che i dispositivi di ritenuta, se previsti, siano completamente bloccati prima dell’uso;
  • verificare che essa sia posizionata su una base piana, orizzontale e non mobile.

Si ricorda che nel Testo Unico (Dlgs 81/08) le scale, portatili e non, vengono trattate specificamente all’art. 113.

baia carico-scarico

Baia di carico-scarico, come funziona il sistema anticaduta dall’alto

I lavoratori dei centri logistici si trovano spesso nella condizione di dover salire sul cassone o sulla cisterna del mezzo per poter coadiuvare le operazioni di carico e scarico. Così facendo si espongo spesso al rischio di caduta con gravi conseguenze.

L’altezza in queste situazioni è tale da essere pericolosa ma non abbastanza da consentire l’uso di normali ancoraggi anticaduta. Il Dlgs 81/08 infatti, definisce ‘lavori in quota’ le attività lavorative che espongono i lavoratori al rischio caduta dall’alto da una quota posta ad un’altezza superiore a 2 metri rispetto ad un piano stabile.

Per questo motivo allora le baie di carico vengono progettate con piani di carico-scarico regolabili in base all’altezza del mezzo di trasporto.

Che cos’è la baia di carico-scarico

La baia di carico-scarico è un sistema anticaduta con ancoraggi lineari rigidi, composto da una struttura in carpenteria metallica, il binario anticaduta conforme alla norma EN 795 di tipo D ed il retrattile (con annesso il punto di ancoraggio scorrevole). Viene progettata per supportare l’esecuzione dei lavori su macchinari, veicoli o rimorchi o dove lo spazio calpestabile disponibile è ridotto.

Lo strumento è estremamente efficace nel limitare lo spazio di caduta e nel contempo consente la totale capacità di movimento lungo il percorso.

Principali componenti della baia di carico-scarico

I principali componenti della baia di carico-scarico sono:

  • Il binario di sicurezza: è un dispositivo anticaduta versatile che utilizza carrelli o ceste differenti, per far parte di un sistema a trattenuta o ad arresto caduta, oppure come supporto per lavori in sospensione in corda doppia. È certificato secondo la normativa EN 795 tipo D che tratta dei dispositivi di ancoraggio su rotaie rigide;
  • Il retrattile: è macchina elettrica che esegue gli spostamenti, le inversioni di marcia e le operazioni di sollevamento ritraendo il montante, ossia spostandolo verso il baricentro della macchina. È certificato secondo la normativa EN 360 che tratta dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall’alto.
  • La struttura portante: viene progettata e dimensionata dall’ingegnere a seconda dei carichi che dovrà sostenere, ma su richiesta del cliente può essere anche personalizzata nella forma e verniciatura.
impianti di processo

Impianti di processo, come evitare il rischio esplosione

Gli impianti che entrano a far parte di complessi cicli di lavorazione e trasformazione dei prodotti industriali vengono definiti impianti di processo.

Tali impianti lavorano trattando spesso sostanze pericolose – come, ad esempio, sostanze infiammabili o tossiche – ed è quindi opportuno realizzare una valutazione dei rischi su più fronti, non soltanto dal punto di vista antinfortunistico, ma anche dell’impatto ambientale.

Per fare in modo di controllare i vari processi e ridurre i rischi a livelli accettabili si utilizzano sempre più frequentemente i cosiddetti SIS o sistemi strumentali di sicurezza, tanto più che, con l’inarrestabile progresso tecnologico, tali dispositivi sono oggi in grado di garantire un’elevata affidabilità a costi accessibili.

Le norme EN 61508 ed EN 61511, poi, riconducono tale affidabilità ad un determinato SIL, il quale deve essere commisurato al livello di rischio individuato in sede di analisi e garantito per l’intera catena di sicurezza – non limitatamente quindi ai componenti – attraverso un’evidenza oggettiva, mediante calcoli e certificati.

Impianti di processo e rischio di esplosione

Analizzando il rapporto tra impianti di processo e rischio di esplosione, la valutazione e prevenzione del rischio seguono i seguenti step: 

  • prevenire la formazione di atmosfera esplosiva inertizzazione gli impianti, utilizzando sostanze non infiammabili, implementando sistemi di ventilazione eccetera;
  • evitare la presenza di sorgenti di innesco efficaci utilizzando apparecchiature elettriche marcate ex, limitando le velocità di rotazione e movimentazione delle apparecchiature meccaniche, garantendo la messa a terre ed equipotenzialità delle apparecchiature;
  • limitare gli effetti dell’esplosione adottando sistemi di sfogo (o soppressione) ed isolamento dell’esplosione.
denunce

In aumento le morti sul lavoro, 236 le denunce nel terzo trimestre 2022 – Istat

Gli infortuni sul lavoro, accaduti e denunciati all’Inail nel terzo trimestre del 2022 sono stati 141 mila
(122 mila in occasione di lavoro e 19 mila in itinere), 20 mila denunce in più (+16,1%) rispetto
all’analogo trimestre del 2021. A riportare i dati è una nota trimestrale dell’Istat.

Quelli con esiti mortali sono state 236 (158 in occasione di lavoro e 78 in itinere), 20 in più rispetto al terzo trimestre del 2021 (+9,3%). L’aumento tendenziale è ancora fortemente condizionato dalla pandemia da SARS-CoV-2 (nel 2022 si sono registrati molti più casi che nel 2021).

Depurando i dati dalle denunce da Covid-19 (responsabili di oltre la metà dell’aumento) si registra comunque un sensibile incremento degli infortuni (in uno scenario economico d’altronde in fase espansiva nel confronto di periodo), ma con una consistenza numerica che resta comunque inferiore a quella pre-pandemia (erano 136 mila le denunce nel terzo trimestre 2019).

Le denunce di malattie professionali

Le malattie professionali denunciate all’Inail e protocollate nel terzo trimestre del 2022 sono state
12.919, in aumento di 1.224 casi e pari al +10,5% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Le denunce superano quelle del 2019 con 235 casi in più e maggiormente quelle pervenute
nello stesso periodo del 2020 (+1.503 casi).

radon

Rischio Radon, gli obblighi del datore di lavoro

ll Radon è un gas inerte e radioattivo di origine naturale che emette una serie di radionuclidi che si legano con il pulviscolo atmosferico e che possono essere inalati. Tali prodotti, una volta respirati, si depositano sulle superfici dei tessuti dell’apparato respiratorio producendo un’intensa ionizzazione che danneggia il DNA delle cellule. Con il tempo questa ionizzazione può dare luogo alla formazione di cellule tumorali.

Il gas Radon è considerato come una delle principali cause di morte per tumore ai polmoni ed è la più importante causa di tumore polmonare per i non fumatori.

Rischio radon, gli oblighi del datore di lavoro

Il compito del datore di lavoro valutare l’esposizione del lavoratore al gas Radom come richiesto dal Dlgs 81/08. E la valutazione avviene attraverso la misurazione della concentrazione media annua in tutti i locali definiti dalla norma, ad esempio con riferimento ai luoghi sotterranei, ai luoghi di lavoro in locali semi sotterranei o situati al piano terra, agli stabilimenti termali e ai luoghi di specifica tipologia indentificati nel Piano Nazionale d’Azione Radon.

Nel caso di superamento della soglia minima individuata dalla norma, il datore di lavoro deve applicare misure correttive attraverso gli interventi di risanamento proposti da una figura denominata tecnico esperto in interventi di risanamento radon.

Come possiamo aiutarti?