La relazione annuale dell’Inail, presentata il 3 luglio 2025, fotografa l’andamento di infortuni e malattie professionali in Italia, con riferimento al 2024 e ai primi cinque mesi del 2025. Il quadro che emerge evidenzia progressi parziali e criticità persistenti, richiamando l’urgenza di azioni mirate in termini di prevenzione, innovazione e risorse economiche.
Il presidente dell’Istituto, Fabrizio D’Ascenzo, ha ricordato che la missione dell’Inail è radicata nella Costituzione, in particolare nell’articolo 38, secondo comma, che riconosce ai lavoratori il diritto a mezzi adeguati in caso di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia e disoccupazione. Tale missione si esplica attraverso quattro direttrici: finanziamenti alle imprese che investono in sicurezza, riduzione dei premi assicurativi a chi migliora le proprie condizioni operative, iniziative di informazione e formazione per la diffusione della cultura della prevenzione, sviluppo tecnologico a supporto della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
I dati del 2024 e dei primi mesi del 2025
Nel 2024 sono state presentate 593.000 denunce di infortunio, con un lieve incremento dello 0,4% rispetto all’anno precedente. Di queste, 515.000 hanno riguardato lavoratori (in calo dell’1%), mentre ben 78.000 hanno interessato studenti, con un aumento del 10,5%. Un dato che richiama l’attenzione sul rischio scolastico e formativo, troppo spesso sottovalutato.
Gli infortuni mortali sono stati 1.202, uno in più rispetto al 2023. Anche qui emerge una differenza: leggera diminuzione per i lavoratori (da 1.193 a 1.189), ma crescita per gli studenti (da 8 a 13). I settori più colpiti restano costruzioni, trasporto e magazzinaggio e manifatturiero. Si registra, inoltre, la ripresa degli infortuni in itinere, tornati ai livelli pre-pandemia, con una crescita del 3,1% e oltre 101.000 casi.
Le denunce di malattie professionali hanno raggiunto quota 88.000, il dato più alto dagli anni Settanta, con un incremento del 21,8% rispetto al 2023. Le patologie denunciate riguardano in larga misura apparato muscolo-scheletrico, malattie respiratorie e forme tumorali correlate all’esposizione professionale.
Per i primi cinque mesi del 2025, i dati indicano una flessione complessiva delle denunce di infortunio (247.681, -1,4% rispetto al 2024), con 166.296 casi riferiti a lavoratori (-2,2%). Al contrario, gli incidenti mortali crescono: 386 decessi, con un aumento del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2024. Tuttavia, se si escludono gli studenti, i decessi risultano in lieve calo (271 contro 280). Le malattie professionali continuano a salire, con 42.383 denunce (+9% rispetto al 2024).
Tre osservazioni decisive sui dati Inail
La lettura dei dati porta a tre considerazioni centrali:
1. La soglia delle mille vittime annue non è abbattuta. Restano oltre 1.200 i decessi sul lavoro nel 2024. Le cause — dall’incuria all’obsolescenza tecnologica, fino a comportamenti illeciti — vanno aggredite con politiche incisive, senza mai considerare le morti sul lavoro come fatalità inevitabili.
2. Prevenzione prima della vigilanza. Serve un cambio di prospettiva: la vigilanza resta importante, ma il cuore della strategia deve essere la prevenzione. Innovazioni come l’intelligenza artificiale, i droni e i robot per monitorare o sostituire attività pericolose rappresentano strumenti concreti per ridurre l’esposizione al rischio.
3. Liberare risorse Inail trattenute dal Tesoro. Una parte significativa dei fondi Inail viene destinata al mantenimento dell’equilibrio del bilancio statale. Per migliorare la prevenzione e rafforzare gli investimenti in sicurezza, queste risorse dovrebbero essere almeno in parte restituite alla loro funzione originaria: proteggere la vita dei lavoratori.
Impatti per imprese e lavoratori
Il quadro delineato dalla relazione Inail conferma che il sistema della sicurezza deve essere potenziato, valorizzando la formazione, l’innovazione tecnologica e la collaborazione tra istituzioni, enti di ricerca, parti sociali e aziende. Per le imprese, ciò significa programmare investimenti in prevenzione e adottare modelli organizzativi certificabili e trasparenti. Per i lavoratori, vuol dire poter contare su un sistema che non si limita a intervenire a posteriori, ma che agisce per ridurre concretamente i rischi quotidiani.


