Inps

Inps: per le aziende con più di 50 dipendenti ecco il Greenpass50+

Grazie all’Inps, i datori di lavoro, privati e pubblici con più di 50 dipendenti, hanno ora a disposizione un servizio per verificare in modo massivo il possesso del green pass.

La nuova possibilità, denominata Greenpass50+, è fornita dall’Inps che ottiene le informazioni interrogando la piattaforma nazionale della certificazione verde. Per utilizzare il servizio, in prima battuta le aziende interessate, anche tramite gli intermediari delegati, devono accreditarsi presso l’istituto di previdenza seguendo la procedura disponibile sul sito internet. In questa fase vanno indicati i codici fiscali dei verificatori, cioè i soggetti autorizzati a controllare i green pass, che verranno quindi abilitati. Ogni giorno l’Inps individuerà, tramite i flussi Uniemens, il Cida per il settore agricolo o il codice fiscale per il settore pubblico, i dipendenti delle aziende accreditate e verificherà il possesso del green pass.

Quali sono gli orari e le fasi dell’operazione?

Questa operazione dovrebbe avvenire tra le ore 20.00 e le 23.59, periodo in cui il sistema non sarà accessibile, e dalle 24.00 i dati saranno consultabili e poi cancellati fino alla successiva verifica da parte dell’Inps. A loro volta i verificatori ogni giorno, accedendo tramite identità elettronica-profilo cittadino, possono visualizzare tutti i dipendenti dell’azienda (o delle aziende per cui sono stati accreditati) ma, sulla base delle disposizioni normative, possono procedere alla verifica del green pass solo per quelli effettivamente in servizio (ed escluso chi lavora in smart working).

In risposta si ottiene l’elenco dei nominativi indicati e l’esito (croce rossa o spunta verde) della verifica. In una versione del servizio di prossimo rilascio, sarà possibile abbinare un verificatore a un determinato numero di dipendenti. Se il sistema dovesse indicare che un dipendente non ha un green pass valido, il lavoratore ha diritto di chiedere la verifica del certificato in suo possesso al momento dell’accesso al luogo di lavoro tramite l’applicazione Verifica C19.

L’utilizzo del nuovo servizio, che semplifica la gestione dei controlli, è possibile ovviamente solo per il personale dipendente e quindi, in caso di accesso al luogo di lavoro da parte di altri lavoratori, occorre comunque procedere di volta in volta alla verifica tramite app.


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Stato di emergenza

Stato di emergenza: graduale addio alle restrizioni da fine anno

Mancano infatti poco più di due mesi alla fine dello stato di emergenza previsto per fine dicembre ed è già iniziato il pressing per allentare le misure nate con l’emergenza.

Con il 90% di italiani over 12 vaccinati, una asticella che l’Italia potrebbe toccare o almeno sfiorare a inizio dicembre, e i numeri dell’epidemia sotto controllo come quelli attuali l’Italia potrebbe cominciare a dire addio alle restrizioni dovute allo stato di emergenza da fine anno: prima fra tutti il green pass che però è stata l’ultima misura a essere introdotta.

Il presidente delle Regioni Fedriga ha chiesto di rivedere il certificato verde a fine anno e anche lo stesso commissario all’emergenza, il generale Figliuolo, ha anticipato che in caso di raggiungimento del 90% di vaccinati si può immaginare una «alleggerimento delle misure di contenimento attuali, come l’obbligo di green pass». Al Ministero della Salute e tra i tecnici il confronto è appena iniziato anche perché oltre a guardare ai segnali che arrivano dall’estero come in Inghilterra, il primo Paese a eliminare le restrizioni, dove i contagi sono tornati a correre si vogliono aspettare anche i dati delle prossime settimane quando con la stagione fredda il virus potrebbe rialzare la testa.

Quali saranno le prime restrizioni a cadere e in quali modalità?

I primi ragionamenti comunque già ci sono: la prima serie di restrizioni che potrebbe cadere è quella legata al «sistema dei colori» (giallo, arancione e rosso) che ormai da quasi un anno – è in vigore dallo scorso 6 novembre – accompagna l’emergenza.

 Dalla scorsa estate grazie anche alla massiccia campagna di vaccinazione questo meccanismo che nelle zone «arancioni» e «rosse» prevede chiusure di diverse attività (dalla ristorazione al commercio) è stato di fatto superato: da fine giugno, con l’eccezione della Sicilia che per 3 settimane a settembre è rimasta in zona «gialla», tutta l’Italia è rimasta in zona «bianca» quella cioè dove non ci sono restrizioni a parte le mascherine nei luoghi al chiuso.

Ecco questa potrebbe essere la prima restrizione a cadere già da inizio 2022: a regolare le attività resterebbero le linee guida da poco aggiornate dalle Regioni e l’impiego del green pass. Che potrebbe restare, magari attenuato, in uso almeno fino alla primavera del 2022 quando tra l’altro cominceranno a scadere i certificati verdi della stragrande maggioranza degli italiani.

Ecco le proroghe e le incognite.

I pass durano un anno e a parte over 80 e sanitari i primi a vaccinarsi che vedranno scadere i loro certificati già tra febbraio e marzo prossimi e ora invitati alla terza dose per il resto degli italiani la validità comincerà a scadere proprio in primavera. L’eventuale proroga dell’uso del green pass non sarà legato per forza allo stato di emergenza che potrebbe dunque concludersi dopo quasi due anni a fine dicembre.

Resta però una incognita: se servirà una terza dose di vaccino per tutti e non solo per gli over 60 come è stato raccomandato finora allora anche lo stato di emergenza potrebbe essere prorogato ancora una volta perché sarà necessario tenere ancora in piedi la struttura commissariale per continuare la campagna vaccinale di massa.

Intanto i dati dell’epidemia restano sotto controllo: ieri solo 2.697 casi ma ancora 70 decessi. E ben 662mila tamponi, un record assoluto trascinato dalla corsa ai test per gli italiani che non ancora vaccinati hanno bisogno del green pass per andare a lavoro.


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dipendenti pubblici

Dipendenti pubblici: rientro in ufficio organizzato in 4 progressivi step

Rientro in ufficio al rallentatore dei dipendenti pubblici: quello che sembrava un obbligo per tutti dal 15 ottobre, in realtà può essere dilazionato per ulteriori 15 giorni.

Per raggiungere questo obiettivo i dirigenti di vertice sono chiamati a un percorso in diverse fasi. La prima operazione consiste nell’individuazione dei settori che si interfacciano direttamente con i cittadini per definire quali dipendenti già devono essere in presenza. Questo, però, non è sufficiente. Se ci sono arretrati, si deve predisporre un piano per il loro smaltimento e, in questo contesto, richiamare in ufficio delle forze necessarie per la sua attuazione.

La seconda fase comporta una programmazione delle attività per le quali la presenza dei dipendenti pubblici può essere scaglionata, stabilendone i tempi, con l’occhio rivolto alla necessità di evitare assembramenti all’entrata e all’uscita. Oltre al numero dei soggetti interessati, il puzzle deve tener conto dell’obbligo di controllo dei Green Pass, che contribuiscono a rallentare gli accessi, e delle assenze ingiustificate di tutti i soggetti che non sono in grado di esibire la certificazione.

L’utilizzo delle fasce di flessibilità

Un aiuto potrebbe venire dall’ampliamento delle fasce di flessibilità, se non fosse che, calendario alla mano, non ci sono i tempi tecnici per rispettare le procedure previste per le relazioni sindacali. L’ultimo step necessario per dare piena attuazione al decreto dovrebbe consistere nella predisposizione del quadro di riferimento del nuovo Smart Working, che si libera del collegamento con il periodo di emergenza da Covid-19 per entrare in un contesto più normalizzato.

In sostanza si devono individuare le attività “smartizzabili” a regime, le modalità di presentazione delle domande per l’accesso al lavoro agile e i criteri di scelta nel caso in cui queste superino gli obiettivi che l’ente si è posto; senza scendere al di sotto del 15%.

Quali sono i problemi di importante risoluzione?

Devono anche essere risolti i problemi di natura tecnologica, che vanno dalla sicurezza dei dati in cloud alla fornitura della strumentazione informatica ai dipendenti pubblici. Contemporaneamente sono da gestire le problematiche che emergono con l’introduzione dell’obbligo di Green Pass e delle nuove modalità di controllo in corso di attivazione sui portali dell’Inps e quello Pn-Dgr per le amministrazioni con almeno 50 dipendenti pubblici, previste nel Dpcm di pochi giorni fa.

Considerando che in 15 giorni è materialmente impossibile affrontare tutte queste tematiche, così complesse e che, talvolta, non dipendono solo dalla volontà dell’amministrazione, quale la fornitura dei PC o la previsione dei dipendenti assenti ingiustificati, si devono individuare le priorità. Si deve tener conto del fatto che in tema di rientro non sono previste particolari sanzioni mentre il mancato controllo dei Green Pass è esplicitamente censurato.


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Green Pass

Green Pass in azienda: ultime informazioni nel giorno del debutto

Il debutto del green pass nei luoghi di lavoro comporta obblighi e adempimenti, ma va anche preparato tramite un’adeguata informazione rivolta ai lavoratori.

Per quanto riguarda l’organizzazione dei controlli è importante specificare che i verificatori (meglio almeno due) vanno individuati con un atto formale e del loro ruolo devono essere informati i lavoratori con apposita comunicazione.

Occorre, inoltre, indicare nella procedura quale sistema di controllo sarà adottato, se massivo o a campione, se all’ingresso o all’interno del luogo di lavoro, se quotidiano o con quale cadenza, nonché dove verranno custoditi i documenti relativi ai controlli. La verifica massiva quotidiana all’ingresso garantisce maggior garanzia di evitare l’accesso di persone senza green pass e quindi potenzialmente pericolose per la diffusione del virus. Le aziende possono fare riferimento, inoltre, a modelli di verbali di verifica, dell’atto di incarico dei verificatori e dell’informativa privacy da consegnare al personale.

Controllo Green Pass: quali casistiche per l’esito?

Il controllo del green pass, che sia cartaceo o digitale, dovrà avvenire leggendo il QRcode con la app Verifica C19, che riduce al minimo indispensabile l’acquisizione delle informazioni da parte dei verificatori. Anche per chi avrà un green pass equipollente, in quanto rilasciato da altro Stato, si potrà ricorrere alla verifica della documentazione cartacea o digitale e non usare l’app per la lettura del QRcode, se non compatibile.

 L’esito del controllo dovrebbe ricadere in una delle quattro seguenti casistiche: QRcode controllato tramite app con risultato negativo (schermata rossa); in tal caso occorre ripetere la verifica in presenza di altro verificatore (ecco perché è utile nominarne almeno due) prima di verbalizzare; documentazione equivalente scaduta o non in linea con le circolari ministeriali; documentazione esenzione scaduta o non in linea con le circolari ministeriali; rifiuto del lavoratore di mostrare green pass o documentazione alternativa.

Un po’ complessa la procedura per i lavoratori che svolgono l’attività fuori dai locali aziendali, ad esempio perché in trasferta: il dipendente leggerà il proprio green pass usando l’app VerificaC19, scatterà un’immagine dell’esito (schermata verde o blu) e la invierà tramite email all’incaricato dei controlli nella sua azienda. Quest’ultimo verbalizzerà il riscontro positivo.


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green pass

Sicurezza lavoro e green pass, 15 domande all’esperto Avv. Lorenzo Fantini

Il 15 ottobre diventa obbligatorio il green pass obbligatorio in ambito lavorativo pubblico e privato, anche per autonomi e professionisti. Noi di Unasf Abbiamo posto alcune alcune domande all’avvocato Lorenzo Fantini, già dirigente del ministero del Lavoro e affermato consulente in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro. Ecco cosa ci ha risposto.

Domanda: Quali competenze ha il medico del lavoro e quali il datore di lavoro per quanto riguarda i controlli green pass?

Risposta: Il medico del lavoro non ha nessuna competenza. O meglio, un minimo di competenza la vedo nel controllo delle esenzioni dal vaccino, ossia i certificati previsti dalla circolare del 4 agosto 2021 del ministero della Salute. Personalmente, sto suggerendo alle aziende di prevedere che i soggetti con esenzione lo comunichino al medico competente.

D: Chi fornisce le esenzioni, anche il medico di famiglia?

R. Anche questo è stabilito dalla circolare del 4 agosto e quindi, se parliamo di esenzioni, è necessario siano messe nero su bianco da un medico vaccinatore. Anche il medico di famiglia, quindi, ma solo se è tra i medici che vaccinano.

D: E il lavoratore con esenzione deve fare il tampone?

R: Il lavoratore in questione non deve fare il tampone proprio perché esentato dall’obbligo del green pass. Molte aziende hanno comunque deciso di adottare la procedura del tampone per una maggiore tutela. Ma in questo caso, a parer mio, il tampone deve pagarlo l’azienda. Un lavoratore esente lo è per ragioni di salute, quindi a questo punto dovremmo anche  il medico competente per capire se sia il caso di affidargli mansioni diverse, spostarlo ad altri incarichi.

D: Ci sono casistiche in cui un datore può rifiutare l’esenzione?

R: Se il certificato è redatto da un medico non vaccinatore, può rifiutarla. Anche per questo motivo consiglio di coinvolgere il medico competente cosicché prenda visione dell’esenzione.

D: C’è il caos sui tamponi, molto probabilmente non saranno abbastanza per coprire tutti i lavoratori non vaccinati. Cosa accadrà se un lavoratore non vaccinato non trova il tampone?

R: Il lavoratore senza green pass non potrà entrare. Può presentarsi, in caso di ritardi di ricezione del green pass, con il risultato del tampone negativo.

D: Per chi ha ricevuto un vaccino non approvato in Europa, come quello cinese, qual è la procedura per poter lavorare?

R: Il governo dice che sta lavorando su un applicativo europeo per il riconoscimento reciproco del green pass. Ossia verranno riconosciuti questi vaccini per l’ottenimento del green pass. Finché non c’è questo applicativo devono fare il tampone, possibilmente presentandosi con una certificazione in inglese.

D: Corsi di formazione in aula: chi deve controllare il possesso del green pass?

R: Come al solito, il datore di lavoro o suo incaricato. In questo caso, se l’azienda lo ritiene, può incaricare anche il docente.

D: Dato che la formazione è obbligatoria e si svolge in orario di lavoro, un lavoratore senza green pass può svolgere formazione in eLearning oppure no?

R: Teoricamente si trova in assenza ingiustificata e quindi c’è da chiedersi se può svolgerla. Secondo me sì perchè assenza ingiustificata non è sospensione. È ragionevole dire che utilizziamo quell’orario per fare formazione.

D: Nel caso in cui un regolamento aziendale lo preveda, il datore di lavoro può procedere anche con le eventuali sanzioni interne in caso di mancato green pass del lavoratore?

R: L’azione disciplinare è prevista solo se il lavoratore non rispetta il principio di correttezza e buonafede. Ad esempio, se il datore chiede al lavoratore di comunicare il possesso del green pass con un anticipo di 24 ore e questo termine non viene rispettato, allora il datore può procedere con un’azione disciplinare, se lo ritiene. Altro punto è se il lavoratore comunica al lavoratore la necessità di avere il green pass dal 15 ottobre e lui si presenta comunque senza, o senza altra certificazione idonea. Anche qui c’è la possibilità di un’azione disciplinare visto che si tratta di assenza ingiustificata.

D: E per quanto riguarda la segnalazione al prefetto del lavoratore trovato senza green pass?

R: Il discorso del prefetto è diverso. Secondo me il datore di lavoro, o suo incaricato alla verifica, non hanno alcun obbligo di fare comunicazione al prefetto poiché non sono ufficiali di polizia giudiziaria. Non capisco chi dice il contrario.

D: C’è poi la questione dei controlli a campione. Occorre tenere un registro apposito?

R: Non si possono conservare nomi e cognomi. O si utilizza un sistema informatizzato, oggi possibile con gli ultimi provvedimenti, oppure bisogna avere buona memoria.

D: Appaltatore e subappaltatore in cantiere. A chi spetta la verifica del green pass e chi, eventualmente, potrebbe essere sanzionato?

R: Il controllo spetta a entrambi i datori di lavoro, o a loro incaricati, quindi sia agli appaltatori sia ai subappaltatori. Una possibilità che potrebbe essere messa in pratica è quella che due lavoratori, uno di un’azienda e uno dell’altra, controllino tutti in cantiere. Oppure una sola azienda può prendersi questo incarico, se le parti lo ritengono.

D: Un’azienda ha un lavoratore in trasferta. Come avviene la verifica del green pass?

R: Il green pass serve per tutti i luoghi di lavoro. Il datore o suo incaricato devono organizzarsi per le verifiche anche con chi lavora in trasferta.

D: Ha dei consigli o altre specifiche per i datori di lavoro sul green pass?

R: Il mio consiglio è di scrivere prima del 15 ottobre una comunicazione a tutti i lavoratori dicendo che entra in vigore il green pass e che non potranno essere più essere accettati a lavoro senza green pass o certificazioni idonee. Nella stessa comunicazione, infatti, occorre segnalare che c’è appunto la possibilità di presentare certificato esenzione, da far vedere, come dicevamo, al medico competente.

Altro consiglio, ma più che consiglio è la procedura corretta, è che l’incarico di verificatore deve essere formalizzato e quest’ultimo deve essere adeguatamente formato sulla normativa privacy vigente.

D: Ultima domanda: ritiene che la normativa emergenziale Covid sia ben integrata con l’81/08 o ci sono dei contrasti?

R: Ben detto, la normativa emergenziale integra l’81/08, ma non lo modifica. Il Testo Unico non aveva previsioni sulla pandemia e quindi è stato giustamente integrato prima in materia Covid e ora in materia green pass per questa specifica situazione. Ci auguriamo di non averne più necessità in futuro, ma se accadrà sapremo già quali sono le disposizioni.


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