L’industria dello zircone e dello zirconio, particolarmente nel settore della produzione di refrattari, è soggetta alla disciplina prevista dal DLgs 31 luglio 2020, n. 101, che integra la Direttiva 2013/59/Euratom. Questo quadro normativo delinea i criteri per proteggere i lavoratori dai rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti, soprattutto quando si impiegano o si stoccano materiali contenenti sostanze radioattive naturali (NORM).
In risposta, il Dipartimento INAIL di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale ha sviluppato una scheda tecnico-pratica che traduce in protocolli operativi standardizzati i concetti normativi, offrendo uno strumento concreto per la gestione della radioprotezione in ambito produttivo.
Applicazione metodologica alla produzione di refrattari
La scheda informativa INAIL individua con chiarezza le attività critiche nell’ambito dell’industria dello zircone e dello zirconio, focalizzandosi su tre principali fasi produttive: la lavorazione delle sabbie zirconifere, la produzione di refrattari, ceramiche e piastrelle, e la realizzazione di ossido di zirconio o zirconio metallico.
Per ciascuna fase, si richiede una valutazione delle diverse matrici coinvolte, tra cui materie prime, residui, effluenti aeriformi, liquidi e prodotti finiti. Il primo passo consiste nella caratterizzazione radiologica delle matrici solide, con l’obiettivo di stabilire se i livelli di radioattività superino le soglie di esenzione. In caso affermativo, si procede con la caratterizzazione dettagliata di tutte le altre matrici coinvolte, utile per stimare la dose efficace a cui possono essere esposti il lavoratore e, per riflesso, la popolazione
L’approccio metodologico proposto è flessibile e adattabile, consentendo alle imprese del settore di individuare con precisione i punti critici e di calcolare scenari espositivi realistici da inserire nella valutazione del rischio radiologico.
Implicazioni operative per aziende e addetti alla sicurezza
L’integrazione della metodologia Inail nel contesto aziendale richiede un’attenta analisi del processo produttivo, finalizzata all’individuazione delle matrici e dei soggetti esposti, oltre alla definizione degli scenari espositivi più rilevanti.
Si richiede un modello operativo che preveda la raccolta sistematica dei dati radiometrici delle matrici solide e, se necessario, di quelle liquide e gassose. Inoltre, risulta indispensabile stimare il destino dei residui, ad esempio attraverso l’ipotesi di smaltimento tramite discarica o incenerimento, al fine di valutare l’impatto potenziale sulla popolazione.
Questo approccio consente di stimare la dose efficace e confrontarla con i livelli di esenzione, a tutela della salute dei lavoratori. Adottare questi protocolli non solo garantisce il rispetto della normativa, ma migliora la capacità dell’azienda di mappare i rischi, garantire interventi mirati e rafforzare la cultura della sicurezza radiologica.


