Il fenomeno del lavoro mediato da piattaforme digitali rappresenta una realtà in crescita nel mercato europeo, caratterizzata da forme occupazionali spesso ibride tra lavoro autonomo e subordinato. Secondo dati recenti, circa un lavoratore su tre non dispone di un contratto scritto e oltre il 25 % non gestisce direttamente il proprio account, mentre in una quota significativa i pagamenti transitano attraverso soggetti terzi.
Questa frammentazione contrattuale ostacola la piena applicazione delle norme di salute e sicurezza sul lavoro, rispetto alle quali i lavoratori delle piattaforme restano spesso “invisibili”. Rischi legati ai carichi movimentati, all’ergonomia, all’uso di dispositivi digitali, allo stress psicologico dovuto a contesti precari e alla pressione degli algoritmi emergono come criticità trasversali. A livello europeo, l’agenzia EU-OSHA ha riconosciuto la necessità di regolamentare questi scenari per garantire tutele effettive anche a questa categoria lavorativa.
Rischi tecnici, organizzativi e psicologici nelle attività su piattaforma
Chi lavora tramite piattaforme digitali si trova ad affrontare numerose fonti di pericolo. L’attività fisica, spesso caratterizzata dal sollevamento o trasferimento di pacchi pesanti, si associa a posture disagevoli e affaticamento, soprattutto in assenza di pause regolari o standard contrattuali chiari. Allo stesso tempo, la pressione derivante dalla gestione algoritmica delle performance e la precarietà contrattuale provocano tensioni emotive, ansia e stress.
In più, l’ambiente ibrido e mobile in cui operano i platform workers accentua l’isolamento sociale e compromette la separazione tra vita professionale e privata. In questo contesto, la responsabilità per la salute e sicurezza ricade spesso sulla figura del lavoratore autonomo, il quale manca di adeguati strumenti di tutela e formazione, consolidando così una condizione di vulnerabilità strutturale.
Indicazioni operative per imprese, piattaforme e istituzioni
Per contrastare queste criticità, è necessario promuovere un approccio multilivello: le aziende e le piattaforme dovrebbero adottare regolamenti interni che includano formazione dedicata, istruzioni chiare sull’uso della piattaforma e standard organizzativi conformi alla direzione europee. In particolare, l’applicazione della Direttiva Europea sulle condizioni di lavoro nelle piattaforme digitali (9 dicembre 2021) fornisce un punto di riferimento normativo condiviso.
Le piattaforme devono farsi carico di garantire condizioni ergonomiche, pause regolamentate e supporto tecnico adeguato, mentre le istituzioni e le parti sociali possono intervenire per definire regole chiare, promuovere tutele assicurative e facilitare l’inclusione nel sistema di salute e sicurezza. Solo attraverso un piano integrato di interventi normativi, organizzativi e formativi si potrà assicurare un sistema SSL inclusivo ed efficace anche per il lavoro digitale.


