Organizzare le calzature protettive: investimento strategico

Organizzare le calzature protettive: investimento strategico

Fornire calzature di sicurezza non dovrebbe essere considerato un semplice adempimento, ma parte integrante di una strategia aziendale per ridurre infortuni, aumentare produttività e contenere costi. Troppo spesso i dispositivi vengono gestiti in modo frammentato: rimborsi, scelta libera, acquisti individuali. Questo approccio “fai da te” non evita costi nascosti: infortuni ai piedi, assenze, aumenti dei premi assicurativi, sanzioni e contenziosi. Un programma gestito e centralizzato consente di uniformare le protezioni, monitorare l’efficacia e ottenere risparmi operativi.

Struttura del programma di gestione calzature

Un sistema organizzato per le calzature protettive prevede varie fasi: l’analisi dei rischi per mansione, la selezione preventiva di modelli approvati, la formazione per l’uso corretto, l’accesso facilitato (cataloghi, voucher, magazzino aziendale) e il monitoraggio continuo. L’obiettivo è ridurre incidenti da scivolamento, caduta e perforazione, favorendo la scelta di modelli confortevoli e duraturi, che i lavoratori siano disposti a indossare senza resistenze.

Miti da sfatare e best practice per tutte le imprese

Non è vero che le calzature protettive “non servono” nei contesti considerati più sicuri; rischi nascosti esistono in tutti i settori. Non è vero che i lavoratori vogliono scelta illimitata: cataloghi selezionati aumentano la compliance. Non è vero che organizzare diventa troppo complesso: dopo l’avvio, il processo si semplifica grazie alla standardizzazione. Anche per le PMI, il programma può tradursi in maggior controllo, costi evitati e reputazione rafforzata. Infine, senza l’esempio del preposto, che deve indossare le protezioni e promuoverle, difficilmente l’iniziativa riuscirà.

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