Tumori naso-sinusali e polveri di legno: rischio sul lavoro

Tumori naso-sinusali e polveri di legno: rischio sul lavoro

Le polveri di legno rappresentano un rischio cancerogeno riconosciuto in ambito occupazionale, in particolare per l’insorgenza di tumori delle cavità nasali, dei seni paranasali e del rinofaringe.

Le evidenze tecniche, epidemiologiche e medico-legali segnalano che esposizioni prolungate in aziende del legno-arredo, falegnamerie e settori artigianali possono generare nessi causali significativi, soprattutto nei casi di lavorazioni con essenze dure come quercia, faggio o mogano. A testimonianza dell’estensione del fenomeno, si stima che oltre 200.000 lavoratori italiani siano potenzialmente esposti, con maggior incidenza nelle aziende più piccole e regioni con forte presenza della filiera del legno.

Normativa e limiti di esposizione aggiornati

La disciplina nazionale recepisce la Direttiva europea sulle sostanze cancerogene, integrata dal DLgs 44/2020, modificando il valore limite di esposizione professionale per le polveri di legno duro: da 5 mg/m³ a 2 mg/m³ (frazione inalabile, media ponderata 8 ore). Dal 17 gennaio 2023, tale limite è pienamente operativo anche per miscele di legni duri e teneri. Il datore di lavoro è obbligato a valutare l’esposizione attraverso misurazioni ambientali conformi alla norma UNI EN 689, notificare il registro degli esposti, attivare la sorveglianza sanitaria e predisporre misure tecniche di contenimento — come aspirazione localizzata e manutenzione costante — nonché adattare la formazione e i dispositivi di protezione individuale ai rischi specifici.

Interventi prevenzionali operativi per le imprese

La prevenzione del rischio dovuto alle polveri di legno richiede un percorso integrato. Le aziende devono aggiornare il registro degli esposti e dei cessati in conformità al DLgs 81/08, prevedere ispezioni ambientali periodiche, garantire la pulizia ed evacuazione delle polveri nei locali di lavoro, e dotare i lavoratori di DPI efficaci (ad esempio maschere FFP2/FFP3). Importanti sono l’analisi delle essenze trattate, la conoscenza delle caratteristiche dei materiali compositi usati e la formazione dei lavoratori sui sintomi precoci (epistassi, ostruzione nasale persistente, rinorrea). Il medico competente deve includere nel protocollo sanitario indagini su apparato respiratorio, seni nasali e rinofaringe, e piani di monitoraggio continuativo.

Vigilanza, tracciabilità e ruolo del sistema assicurativo

Un ruolo cruciale è svolto dai sistemi nazionali di registrazione e controllo: i casi sospetti vengono raccolti nei registri specifici delle malattie naso-sinusali, segnalando il lavoro come agente causale potenziale. Il Rapporto tra casi notificati, esposizioni comunicate e riconoscimenti è indicativo di possibili sottostime, rendendo essenziale l’accuratezza della documentazione tecnica e sanitaria. Per le imprese, la responsabilità è concreta: il mancato rispetto degli obblighi può compromettere i diritti di riconoscimento delle malattie professionali e aumentare la vulnerabilità legale. Il rafforzamento della tracciabilità degli esposti, unito a una politica di prevenzione attiva, costituisce la chiave per mitigare il rischio, proteggere la salute dei lavoratori e rafforzare la cultura della sicurezza.

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