I disturbi muscoloscheletrici (DMS) rappresentano la problematica di salute lavoro correlata più diffusa a livello europeo, impattando milioni di lavoratori e generando costi significativi per le imprese. La normativa italiana, attraverso il Dlgs 81/2008, recepisce le direttive europee (in particolare la direttiva quadro 89/391/CEE) e stabilisce l’obbligo in capo al datore di lavoro di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza, inclusi quelli che portano all’insorgenza dei DMS. Tale valutazione deve considerare specificamente fattori come la movimentazione manuale dei carichi, le posture incongrue, i movimenti ripetitivi e l’uso di attrezzature munite di videoterminali.
La legge impone un approccio proattivo, finalizzato non solo a compensare ma a eliminare o ridurre alla fonte i fattori di rischio, adattando il lavoro all’uomo e promuovendo un ambiente di lavoro sicuro ed ergonomico. La mancata valutazione o gestione di questi rischi espone l’azienda a sanzioni e a un aumento dei tassi di assenteismo e inabilità lavorativa.
Comprendere i disturbi muscoloscheletrici e le loro cause
I disturbi muscoloscheletrici lavoro correlati interessano strutture come schiena, collo, spalle, arti superiori e inferiori, causando dolori e danni a muscoli, articolazioni e tessuti. Non si tratta di incidenti improvvisi, ma di patologie che si sviluppano gradualmente nel tempo, spesso a causa di una combinazione di fattori.
I principali fattori di rischio fisici includono la movimentazione manuale di carichi, specialmente se eseguita flettendo o torcendo la schiena, l’esecuzione di movimenti ripetitivi o che richiedono sforzo, il mantenimento prolungato di posture statiche o scomode (sia in piedi che seduti) e l’esposizione a vibrazioni. A questi si aggiungono fattori organizzativi e psicosociali che possono aggravare la situazione: ritmi di lavoro intensi, scarsa autonomia decisionale, assenza di pause adeguate, orari prolungati e un ambiente lavorativo stressante possono aumentare la tensione muscolare e, di conseguenza, la vulnerabilità ai DMS. Anche fattori individuali, come una pregressa anamnesi o uno stile di vita sedentario, possono giocare un ruolo, ma l’attenzione principale della prevenzione aziendale deve restare sui fattori di rischio modificabili presenti sul luogo di lavoro.
Strategie di valutazione e prevenzione aziendale
Per contrastare efficacemente i DMS, il datore di lavoro deve implementare un processo di valutazione dei rischi strutturato, adottando un approccio olistico che consideri l’insieme delle cause. Questa valutazione, che deve vedere il coinvolgimento attivo dei lavoratori e dei loro rappresentanti, è il punto di partenza per definire un piano di prevenzione.
Le misure da adottare devono seguire un ordine di priorità, privilegiando l’eliminazione del rischio. Ove ciò non sia possibile, si deve intervenire per ridurre l’esposizione. Le soluzioni tecniche includono l’adeguamento della postazione di lavoro (configurazione ergonomica di scrivanie, sedie, attrezzature) e l’introduzione di ausili meccanici (es. carrelli, sollevatori) per ridurre lo sforzo fisico.
Le misure organizzative sono altrettanto cruciali: pianificare il lavoro per evitare la ripetitività, introdurre pause frequenti, permettere la rotazione delle mansioni e riprogettare i compiti. Infine, è fondamentale assicurare che tutto il personale riceva informazione e formazione adeguate sui rischi specifici, sulle corrette posture da assumere e sulle procedure di lavoro sicure. La sorveglianza sanitaria, gestita dal medico competente, completa il quadro, permettendo di intercettare precocemente eventuali disturbi e di promuovere la salute muscoloscheletrica in azienda.


