Protezione vie respiratorie: la norma UNI 11719:2025

Protezione vie respiratorie: la norma UNI 11719:2025

La protezione vie respiratorie costituisce uno degli ambiti più delicati e complessi all’interno della strategia di prevenzione aziendale, disciplinata dal Titolo III del Dlgs 81/2008. L’uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI) per le vie respiratorie (APVR) è previsto come misura di ultima istanza, da adottare solo quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche preventive, mezzi di protezione collettiva o metodi di organizzazione del lavoro. 

L’articolo 77 del Testo Unico, impone al datore di lavoro obblighi precisi nella scelta di questi dispositivi, che devono essere non solo conformi ai requisiti essenziali di salute e sicurezza (marcatura CE), ma anche adeguati ai rischi da prevenire, alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro e alle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore. In questo scenario, le norme tecniche volontarie svolgono un ruolo fondamentale di supporto, definendo lo “stato dell’arte” e offrendo criteri metodologici per garantire che la protezione sia effettiva e non meramente formale.

Novità UNI 11719 sulla protezione vie respiratorie

L’Ente italiano di normazione ha recentemente pubblicato la norma UNI 11719:2025, intitolata “Guida alla scelta, all’uso e alla manutenzione degli apparecchi di protezione delle vie respiratorie”, che sostituisce la precedente versione del 2018. Questo documento tecnico rappresenta il riferimento principale per la corretta gestione dei dispositivi di protezione vie respiratorie in applicazione alla norma europea UNI EN 529. La nuova edizione aggiorna e dettaglia i criteri per l’istituzione di un programma di protezione completo. Non si limita a fornire un elenco di maschere o filtri, ma guida l’azienda in un percorso logico: dalla valutazione approfondita del rischio (natura dell’inquinante, concentrazione, tossicità) alla selezione del dispositivo più idoneo.

La norma enfatizza la distinzione tra “adeguatezza” (il dispositivo è capace di ridurre l’esposizione al livello desiderato) e “idoneità” (il dispositivo è compatibile con il lavoratore e con l’ambiente di lavoro), chiarendo che un DPI teoricamente perfetto può risultare inutile se non tollerato dall’operatore o se interferisce con altri dispositivi.

Fit test e gestione operativa dei dispositivi

Le implicazioni pratiche dell’applicazione della UNI 11719:2025 sono rilevanti per i datori di lavoro e i responsabili del servizio di prevenzione e protezione (RSPP). Un aspetto centrale ribadito dalla norma è l’importanza della prova di tenuta, o “fit test”, essenziale per verificare l’adattamento ermetico del facciale al viso dello specifico utilizzatore. Senza questa verifica empirica, non è possibile garantire che il fattore di protezione nominale del dispositivo sia mantenuto nelle reali condizioni d’uso. Inoltre, la norma struttura le procedure per la manutenzione periodica, lo stoccaggio e la sostituzione dei componenti, elementi critici per mantenere l’efficienza nel tempo. 

Viene altresì rafforzato il legame con l’addestramento: essendo gli APVR dispositivi di terza categoria (salvavita), l’articolo 77 del Dlgs 81/2008 impone un addestramento pratico e documentato. La norma UNI fornisce quindi la base tecnica per progettare sessioni formative che non siano solo teoriche, ma che insegnino il corretto indossamento, il controllo della tenuta prima di ogni ingresso in zona contaminata e la gestione delle emergenze, elevando così lo standard di sicurezza complessivo.

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