La gestione della sicurezza per i lavori usuranti costituisce una sfida prioritaria per le aziende, in considerazione del progressivo invecchiamento della forza lavoro e delle specifiche tutele richieste dal quadro normativo vigente. Il
Sebbene la definizione giuridica di “lavoro usurante” trovi la sua genesi principale nel Dlgs 67/2011 ai fini previdenziali (accesso anticipato alla pensione), le ricadute prevenzionistiche sono immediate. Attività caratterizzate da particolare gravosità fisica, turni notturni strutturali o ripetitività ad alta frequenza (catena di montaggio) accelerano i processi di logoramento psicofisico. Il datore di lavoro deve quindi adottare un approccio ergonomico e organizzativo che mitighi l’impatto di queste mansioni, prevenendo l’insorgenza di malattie professionali muscolo-scheletriche o da stress lavoro-correlato.
Analisi dei lavori usuranti e fattori di rischio
Per una corretta analisi tecnica dei lavori usuranti, è necessario identificare i fattori che determinano l’usura psicofisica. Le categorie principali includono le lavorazioni svolte in spazi ristretti o confinati, l’esecuzione di compiti che richiedono un impegno fisico intenso e continuativo, la conduzione di mezzi pesanti per il trasporto pubblico e le lavorazioni a catena che vincolano il lavoratore a ritmi produttivi imposti dalle macchine. Un fattore critico trasversale è il lavoro notturno, organizzato in turni che comprendano almeno 6 ore nella fascia tra la mezzanotte e le cinque del mattino, o che coprano l’intero anno lavorativo per un numero minimo di giornate.
L’alterazione dei ritmi circadiani, unita al carico biomeccanico, espone l’organismo a un deterioramento precoce. La valutazione dei rischi deve pertanto misurare oggettivamente il carico posturale, la frequenza dei movimenti e i tempi di recupero, utilizzando standard internazionali come le norme ISO 11228 per la movimentazione manuale dei carichi o la check-list Ocra per i movimenti ripetitivi, al fine di quantificare l’esposizione reale.
Sorveglianza sanitaria e organizzazione del lavoro
Le implicazioni pratiche per la tutela dei lavoratori impiegati in mansioni logoranti richiedono un potenziamento della sorveglianza sanitaria e una revisione dei modelli organizzativi. Il medico competente assume un ruolo centrale: il protocollo sanitario non può essere standard, ma deve prevedere accertamenti mirati a verificare la funzionalità degli organi bersaglio (apparato muscolo-scheletrico, cardiovascolare, ciclo sonno-veglia) con una periodicità ravvicinata, specialmente per i lavoratori “over 50”. Dal punto di vista gestionale, l’azienda deve implementare misure di rotazione delle mansioni (job rotation) per evitare che lo stesso lavoratore sia esposto continuativamente allo stesso fattore di rischio per l’intero turno o per lunghi periodi.
L’introduzione di ausili meccanici per il sollevamento (esoscheletri, manipolatori) e la riprogettazione ergonomica delle postazioni sono investimenti necessari per garantire la sostenibilità lavorativa. Inoltre, promuovere stili di vita sani e programmi di invecchiamento attivo (active ageing) aiuta a preservare la “workability”, riducendo l’assenteismo e garantendo la conformità agli obblighi di tutela dell’integrità fisica sanciti dall’articolo 2087 del Codice Civile.


