L’industria della lavorazione del legno, dalle grandi segherie alle piccole falegnamerie artigiane, rimane uno dei settori a più alta incidenza infortunistica, con conseguenze spesso invalidanti. Un’analisi approfondita delle dinamiche incidentali, basata anche sulle recenti schede di Imparare dagli errori di Inail e sui dati Suva, evidenzia come la maggior parte degli eventi lesivi si concentri sugli arti superiori, in particolare sulle mani e sulle dita. Nonostante l’evoluzione tecnologica dei macchinari, il fattore predominante resta l’interazione diretta tra l’operatore e gli organi lavoranti, spesso aggravata dalla rimozione delle protezioni o dall’adozione di procedure improprie per velocizzare la produzione.
La “triade” pericolosa: sega circolare, pialla e toupie
Le statistiche puntano il dito contro tre macchine specifiche, onnipresenti nei laboratori:
- Sega circolare: è responsabile del maggior numero di infortuni gravi. I rischi principali sono il contatto con la lama durante la fase di taglio e il contraccolpo (kickback) del pezzo, che può essere proiettato violentemente contro l’operatore.
- Pialla a filo: il pericolo maggiore deriva dal mancato utilizzo del coprilama a ponte, che espone le dita albero porta-coltelli, specialmente durante la lavorazione di pezzi piccoli.
- Toupie (Fresatrice verticale): considerata la macchina più versatile ma anche la più insidiosa, a causa dell’alta velocità di rotazione e della necessità di avvicinare le mani all’utensile se non si usano guide e pressori adeguati.
Il ruolo dello spingitoio e le polveri di legno
L’analisi delle cause radice mostra che molti infortuni avvengono perché le mani dell’operatore arrivano troppo vicine alla zona di taglio. L’utilizzo dello spingitoio (o push stick) è una misura salvavita spesso trascurata, che dovrebbe essere obbligatoria per la lavorazione di pezzi stretti o corti.
Oltre ai rischi infortunistici “traumatici”, il settore presenta un rischio subdolo e a lungo termine: l’esposizione alle polveri di legno duro. Queste, se non correttamente aspirate alla fonte, non rappresentano solo un rischio cancerogeno (tumori dei seni nasali), ma creano atmosfere potenzialmente esplosive (rischio ATEX) e aumentano il carico d’incendio del locale.


