Sicurezza restauro beni culturali: nuove frontiere per la tutela lavoratori

Sicurezza restauro beni culturali: nuove frontiere per la tutela lavoratori

La sicurezza nel settore del restauro dei beni culturali rappresenta un ambito specialistico nel panorama delle norme di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Il contesto normativo di riferimento per queste attività rientra principalmente nel Testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, con obblighi specifici per la valutazione e la gestione dei rischi chimici e biologici per operatori impiegati in cantieri o aree dedicate alla conservazione dei beni storici e artistici nel rispetto degli obblighi di legge e delle migliori pratiche di prevenzione.

Il legislatore impone l’adozione di misure preventive e protettive adeguate nei casi in cui l’esposizione a sostanze pericolose non sia eliminabile tramite soluzioni tecniche ed organizzative, ponendo particolare attenzione alla valutazione dei rischi e all’utilizzo di sistemi di sicurezza conformi alle norme vigenti, compresi i criteri di sostituzione delle sostanze pericolose nei processi lavorativi.

Principali aspetti delle novità nella gestione dei rischi di restauro

Nel recente factsheet tecnico dell’INAIL per la sicurezza sul lavoro nel restauro dei beni culturali, vengono analizzati con rigore i rischi associati alle fasi operative sia indoor sia outdoor. La distinzione tra ambienti chiusi come laboratori o musei e cantieri all’aperto sottolinea come la variabilità delle condizioni ambientali influenzi i fattori di rischio da gestire.

Per gli operatori impegnati in lavori di restauro, il rischio biologico può derivare dalla presenza di biodeterioramento sui materiali, mentre la metodologia di biorestauro introduce nuove esigenze di controllo e contenimento. In parallelo, la presenza di solventi, resine e biocidi nei processi tradizionali impone una valutazione approfondita del rischio chimico per la salute dei lavoratori, richiedendo l’adozione di DPI e procedure di controllo esposte in modo dettagliato nel documento tecnico.

Parallelamente, la gestione dei rischi chimici nelle attività di conservazione deve tenere conto dell’obbligo di sostituzione delle sostanze pericolose con alternative meno rischiose, favorendo l’impiego di tecnologie e materiali che riducano l’impatto sanitario e ambientale delle lavorazioni.

Implicazioni pratiche per imprese e operatori del restauro

Per le imprese che operano nel restauro dei beni culturali e per i professionisti della sicurezza, l’applicazione pratica delle indicazioni contenute nel factsheet comporta una serie di obblighi e opportunità.

In termini di obblighi, i datori di lavoro devono integrare la valutazione dei rischi biologici e chimici nel Documento di valutazione rischi, adottare procedure di prevenzione e protezione basate su criteri oggettivi di monitoraggio e controllo, e prevedere un’efficace organizzazione delle attività lavorative che tenga conto delle caratteristiche specifiche degli ambienti di lavoro.

L’adozione di soluzioni innovative di processo, come l’utilizzo di materiali e tecnologie meno pericolose (anche nell’ambito delle “chimica verde”), rappresenta un’importante opportunità per ridurre l’esposizione dei lavoratori a sostanze potenzialmente nocive e migliorare l’efficacia complessiva della prevenzione. Inoltre, l’integrazione della formazione specifica sul rischio biologico e chimico consente di accrescere la consapevolezza degli operatori, migliorando la gestione delle criticità operative nel rispetto degli standard di tutela previsti dalla normativa vigente.

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