L’esposizione cancerogena nei luoghi di lavoro rappresenta un tema centrale nel sistema di prevenzione delineato dal Dlgs 81/08, che dedica il titolo IX, capo II, alla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da agenti cancerogeni e mutageni.
La normativa stabilisce obblighi stringenti in capo al datore di lavoro, a partire dalla valutazione del rischio prevista dall’articolo 236, fino all’adozione di misure tecniche, organizzative e procedurali idonee a ridurre al minimo l’esposizione.
In questo quadro rientrano sostanze come il cobalto e i suoi composti inorganici, nonché il cloruro di vinile monomero, per le quali la classificazione come agenti cancerogeni impone un approccio particolarmente rigoroso in termini di prevenzione, sorveglianza sanitaria e informazione dei lavoratori.
Esposizione cancerogena da cobalto e cloruro di vinile
Esposizione cancerogena legata al cobalto riguarda principalmente i composti inorganici utilizzati in diversi processi industriali, tra cui la produzione di leghe metalliche, pigmenti e batterie. L’inalazione delle polveri rappresenta la principale via di esposizione e può determinare effetti nocivi a carico dell’apparato respiratorio, con un aumento del rischio oncologico.
Analoga attenzione è richiesta per il cloruro di vinile monomero, sostanza impiegata nella produzione di materiali plastici, la cui pericolosità è nota da tempo per l’associazione con specifiche patologie tumorali del fegato. La normativa individua valori limite di esposizione professionale e prescrive l’adozione di sistemi chiusi, aspirazioni localizzate e controlli periodici delle concentrazioni ambientali, al fine di garantire livelli di rischio quanto più possibile contenuti.
Gestione del rischio e responsabilità operative
Gestione del rischio da esposizione cancerogena comporta per le imprese un insieme articolato di adempimenti che vanno oltre il mero rispetto formale dei limiti di legge. È necessario privilegiare, ove tecnicamente possibile, la sostituzione delle sostanze pericolose con alternative meno nocive, come previsto dal principio di eliminazione o riduzione del rischio alla fonte.
Quando ciò non sia praticabile, occorre implementare misure collettive di protezione, affiancate dall’uso di dispositivi di protezione individuale adeguati. Per i lavoratori, le ricadute operative si traducono in obblighi di formazione specifica, corretta applicazione delle procedure e partecipazione attiva ai programmi di sorveglianza sanitaria. Un sistema di prevenzione efficace consente di ridurre l’impatto sanitario e di rafforzare la tutela complessiva della salute nei contesti produttivi a maggiore rischio.


