Le pulizie non possono essere considerate un’attività a basso rischio, perché espongono i lavoratori a fattori molto diversi tra loro in base agli ambienti in cui il servizio viene svolto. Il riferimento principale resta il Dlgs 81/2008, che impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi presenti nell’organizzazione aziendale e di riportarli nel documento di valutazione dei rischi previsto dall’articolo 28.
Nel settore rientrano, secondo la classificazione Ateco 2007 codice 81.2, attività di pulizia generale di edifici, pulizia specializzata, disinfestazione, sterilizzazione di attrezzature, pulizia di mezzi di trasporto, piscine, cisterne e aree esterne. La scheda Inail-MalProf sulle patologie nel comparto evidenzia che gli addetti alle pulizie operano spesso in contesti variabili, anche in appalto, con esposizione a rischi ergonomici, chimici, biologici, fisici e psicosociali.
Pulizie e Dvr: perché il rischio biomeccanico è centrale
Le patologie più ricorrenti nel comparto sono quelle muscolo-scheletriche, legate soprattutto a movimentazione manuale dei carichi, posture incongrue, movimenti ripetuti e utilizzo prolungato degli arti superiori. Le attività quotidiane possono comportare sollevamento di secchi, trasporto di sacchi, piegamenti, torsioni, uso continuativo di attrezzature e operazioni svolte in tempi ristretti. Per questo il Dvr non può limitarsi alla sola analisi dei prodotti chimici utilizzati, ma deve considerare anche frequenza delle operazioni, carichi movimentati, organizzazione dei turni, pause, strumenti disponibili e modalità operative.
Accanto al rischio biomeccanico devono essere valutati detergenti, disinfettanti e sgrassanti, soprattutto quando contengono sostanze irritanti o sensibilizzanti. La diluizione non corretta, la miscelazione impropria dei prodotti, la scarsa ventilazione e l’uso non adeguato dei Dpi possono favorire dermatiti, irritazioni, riniti, asma e altri disturbi respiratori. Il rischio biologico assume invece rilievo nei servizi svolti in strutture sanitarie, servizi igienici, ambienti con muffe, luoghi con materiali contaminati o contesti in cui sono presenti rifiuti potenzialmente infetti.
Le misure pratiche per imprese, appalti e lavoratori
Le imprese devono adottare un approccio integrato alla prevenzione, soprattutto quando il servizio viene svolto presso terzi o in regime di appalto. In questi casi è essenziale il coordinamento con il committente, anche per la gestione dei rischi interferenti e per la corretta informazione sui pericoli presenti nei luoghi di lavoro. Le attività straordinarie, come la pulizia di cisterne, ambienti confinati, aree industriali o luoghi con possibile esposizione ad amianto, silice, cemento o agenti chimici, devono essere valutate prima dell’intervento e non trattate come operazioni ordinarie.
Formazione e sorveglianza sanitaria assumono un ruolo decisivo: la formazione deve essere comprensibile, pratica e riferita alle mansioni reali, mentre il medico competente può aiutare a intercettare precocemente disturbi muscolo-scheletrici, dermatiti, sintomi respiratori e segnali di stress lavoro-correlato. Per i lavoratori, una prevenzione ben strutturata significa maggiore tutela. Per le imprese, significa ridurre infortuni, malattie professionali e criticità organizzative, dimostrando una gestione della sicurezza effettiva e non solo documentale.


