La movimentazione manuale dei carichi può comportare un impegno fisico significativo e rappresentare un fattore di rischio per l’apparato muscolo-scheletrico dei lavoratori. Il Titolo VI del Dlgs 81/2008 disciplina la movimentazione manuale dei carichi e, in particolare, l’art. 168 stabilisce che il datore di lavoro deve adottare misure organizzative e utilizzare mezzi adeguati per evitare, quando possibile, la necessità di movimentazione manuale.
Quando non è possibile eliminarla, occorre valutare il rischio e adottare misure finalizzate a ridurlo, considerando anche i fattori indicati nell’Allegato XXXIII del Dlgs 81/2008. Su questo tema interviene il nuovo fact sheet INAIL “Utilizzo dei parametri cardiaci per una valutazione fisiologica dei lavoratori esposti al rischio da sovraccarico biomeccanico”, pubblicato il 22 settembre 2026. Il documento approfondisce l’impiego della frequenza cardiaca come strumento di supporto per valutare l’impegno fisico, soprattutto nelle attività gravose o non standardizzate nelle quali i tradizionali metodi osservazionali possono non rappresentare completamente le condizioni di lavoro.
Movimentazione: la frequenza cardiaca aiuta a valutare lo sforzo
La movimentazione di carichi, la movimentazione dei pazienti, le attività di spinta e traino e i lavori prolungati con le mani sopra l’altezza delle spalle possono coinvolgere grandi distretti muscolari e determinare un notevole impegno dell’organismo. In queste situazioni, l’analisi della frequenza cardiaca può integrare le metodologie normalmente utilizzate per la valutazione del rischio. Questo approccio è contemplato anche dal protocollo NIOSH e dalla norma ISO 11228-1 sulla movimentazione manuale dei carichi.
Il monitoraggio può avvenire attraverso diversi dispositivi, tra cui holter, fasce toraciche, smartwatch e fasce da braccio. Gli strumenti presentano caratteristiche differenti in termini di precisione e praticità: le fasce toraciche rilevano direttamente l’attività elettrica cardiaca, mentre smartwatch e dispositivi da braccio utilizzano generalmente sensori ottici. Per interpretare l’impegno fisico possono essere considerati, oltre alla frequenza cardiaca media, indicatori come il costo cardiaco assoluto e il costo cardiaco relativo. Il monitoraggio non è invece indicato come metodo principale per attività che coinvolgono piccoli distretti muscolari, come alcuni movimenti ripetitivi degli arti superiori.
Il monitoraggio integra la valutazione del rischio biomeccanico
L’utilizzo dei parametri cardiaci può offrire alle imprese ulteriori informazioni per individuare condizioni di lavoro particolarmente gravose e verificare l’efficacia delle misure di prevenzione adottate. Le possibili applicazioni riguardano numerosi comparti, tra cui edilizia, agricoltura, logistica, grande distribuzione, raccolta dei rifiuti, movimentazione dei bagagli e assistenza ai pazienti. I moderni dispositivi indossabili consentono inoltre di effettuare rilevazioni con strumenti sempre più accessibili anche alle PMI.
I dati cardiaci, tuttavia, non devono essere considerati isolatamente. La valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico richiede un approccio complessivo che tenga conto delle caratteristiche del carico, della frequenza e della durata delle operazioni, delle posture, delle condizioni individuali e dell’organizzazione del lavoro.
L’analisi fisiologica può quindi integrare le metodologie osservazionali e strumentali già disponibili, contribuendo a una valutazione più completa dell’effettivo impegno richiesto al lavoratore. Lo stesso approccio può essere utilizzato per verificare l’efficacia di soluzioni innovative, come gli esoscheletri occupazionali, nel ridurre lo sforzo durante determinate attività.


