Interdizione lavoro per madri: nuove istruzioni operative INL

Interdizione lavoro per madri: nuove istruzioni operative INL

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) ha formalizzato, nella nota n. 5944 del 8 luglio 2025, istruzioni operative essenziali per l’avvio del procedimento di interdizione dal lavoro ante e post partum, in attuazione del DLgs 151/2001 (Testo unico sulla maternità e paternità).

Ambito e finalità della tutela

L’interdizione può essere disposta quando le condizioni lavorative risultano rischiose per la salute della lavoratrice o del nascituro, e non sia possibile assegnare una mansione compatibile. La procedura riguarda sia il periodo precedente al parto sia fino al settimo mese dopo la nascita. Obiettivo: garantire una tutela efficace non solo teorica ma concreta, basata su normativa e valutazione caso per caso.

Procedura e tempistiche chiare

L’istanza può essere presentata dalla lavoratrice o dal datore di lavoro tramite modulo ufficiale, allegando documenti come certificato medico (per la gravidanza o nascita), descrizione della mansione svolta e copia del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Se inoltrata dal datore di lavoro, è necessaria una dichiarazione motivata sull’impossibilità di ricollocazione. L’Ispettorato deve emettere il provvedimento entro 7 giorni dalla ricezione della documentazione completa. Solo dalla data di questo provvedimento decorre l’astensione dal lavoro.

Fattori di rischio e valutazione aziendale obbligatoria

Il procedimento prevede una rigorosa analisi dei rischi: stazione eretta prolungata, movimentazione di carichi, esposizione a agenti chimici o biologici, posture incongrue, vibrazioni, rumore, turni notturni e ambienti insalubri. Tali rischi sono dettagliati negli allegati A, B e C del decreto e rappresentano presupposti per l’interdizione se non eliminabili. Il datore di lavoro ha il compito di verificare se esistano mansioni alternative non penalizzanti né gravose sia per lei sia per l’organizzazione aziendale.

Casi specifici: scuola e adesioni applicative immediate

Particolarmente rilevanti sono le indicazioni per il personale scolastico: educatrici della scuola dell’infanzia e primaria, insegnanti di sostegno e di nido rientrano tra quelle per le quali l’interdizione può essere disposta automaticamente, data l’elevata esposizione a stazione in piedi e affaticamento. In periodi di sospensione dell’attività didattica, come l’estate, l’interdizione non è applicabile, in quanto il rischio risulta assente.

Proroga della qualifica per manutentori antincendio fino al 2026

Proroga della qualifica per manutentori antincendio fino al 2026

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale un nuovo decreto, datato 15 luglio 2025, che posticipa la scadenza per il conseguimento della qualifica dei tecnici manutentori antincendio: la nuova data limite stabilita è il 25 settembre 2026.

Questo rinvio interviene sul cosiddetto “Decreto Controlli” del 1° settembre 2021, che già prevedeva la necessaria qualificazione del personale addetto alla manutenzione di impianti e sistemi antincendio secondo quanto previsto dall’art. 46, comma 3, lettera a), punto 3, del DLgs 81/2008.

Quarta proroga: dal 2022 al 2026, una cronologia necessaria

Questo slittamento rappresenta la quarta proroga del termine originariamente fissato al 25 settembre 2022. Le tappe intermedie sono state:

  • posticipo al 24 settembre 2023;
  • ulteriore spostamento al 25 settembre 2024;
  • nuovo rinvio al 25 settembre 2025;
  • e ora la nuova scadenza al 25 settembre 2026.

Questi differimenti si spiegano con l’impossibilità di istituire rapidamente su tutto il territorio nazionale sedi esaminatrici dotate delle attrezzature adeguate, nonché la difficoltà di completare la piattaforma informatica di gestione delle qualifiche.

Implicazioni per professionisti, imprese e organismi formativi

La proroga, pur estendendo ulteriormente i tempi per adeguarsi, comporta conseguenze concrete per vari attori del settore:

  • I tecnici già operativi possono continuare a svolgere le proprie attività fino al nuovo termine, purché in possesso del Nulla Osta Transitorio (NOT), sistema temporaneo che consente di operare in attesa della qualifica definitiva.
  • Le imprese hanno ora un anno in più per programmare i percorsi formativi, organizzare gli esami e garantire la regolarizzazione delle figure impiegate nella manutenzione antincendio.
  • Gli enti di formazione e i Vigili del Fuoco, in qualità di soggetti esaminatori, possono operare con più respiro temporale, graduando l’implementazione delle sedi d’esame e delle commissioni valutatrici. La proroga favorisce anche il completamento degli strumenti digitali dedicati al sistema di qualificazione.

Un approccio graduale per non penalizzare la sicurezza

Il rinvio al 2026 non riduce l’importanza dell’obbligo normativo, ma mira a renderlo applicabile con maggiore efficacia. Le motivazioni tecniche alla base della proroga — carenza di sedi esami adeguate, necessità di piattaforme informatiche funzionanti e tempi di formazione compatibili — indicano una volontà di evitare disallineamenti normativi e ritardi organizzativi.

Il provvedimento va, dunque, considerato non come un alleggerimento degli obblighi, ma come un supporto operativo volto a garantire una transizione ordinata verso un sistema più strutturato e uniformemente applicato su tutto il territorio nazionale.

Viaggio nell’evoluzione della sicurezza lavoro italiana

Viaggio nell’evoluzione della sicurezza lavoro italiana

Le radici della sicurezza sul lavoro in Italia affondano nel XIX secolo, con le prime tutele verso il lavoro minorile. Nel 1886 venne vietato l’impiego di bambini in miniere e opifici, segnando il primo passo formale verso condizioni di lavoro più umane. A questi interventi seguirono riforme decisive: nel 1898 fu introdotta l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni dei lavoratori, istituita alcuni anni prima come modello volontario.

Nei primi decenni del Novecento si posero le basi dello stato sociale, introducendo tutele graduali e sviluppando una rete di protezione. Nel dopoguerra, con l’affermazione della Costituzione, furono affermati i principi di tutela della salute e del lavoro, integrati poi nell’articolo 2087 del Codice Civile, che impone all’imprenditore l’obbligo di adottare misure adeguate a proteggere l’integrità fisica e morale dei lavoratori.

Negli anni Cinquanta, con i decreti attuativi (DPR 547/1955, 164/1956 e 303/1956), l’Italia compì una svolta normativa, disciplinando sicurezza negli stabilimenti, nei cantieri e l’igiene del lavoro. Il 1994 segnò un ulteriore salto, con l’introduzione del sistema di prevenzione moderno: la legge recepiva le direttive europee e dava vita all’obbligo di valutare i rischi e promuovere un approccio sistematico alla sicurezza.

Infine, il Testo Unico del 2008 (DLgs 81/2008) ha raccolto l’intera evoluzione normativa in un testo organico e aggiornato, definendo ruoli, responsabilità e strumenti pratici per garantire salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Smart working, stress e salute: il divario tra uomini e donne

Smart working, stress e salute: il divario tra uomini e donne

Il smart working ha rivoluzionato il modo di lavorare, offrendo maggiore flessibilità oltre a sfide legate alla salute individuale. Tuttavia, i rischi associati non sono uniformi: le differenze di genere emergono in modo evidente, influenzando la modalità con cui uomini e donne percepiscono e gestiscono le criticità del lavoro da remoto.

In particolare, le lavoratrici riportano livelli di stress più elevati rispetto ai colleghi maschi. Questa disparità è spesso legata alla combinazione simultanea di responsabilità professionali e domestiche, che crea un carico emotivo e mentale maggiore. Anche le condizioni ergonomiche, come sedute inadeguate o postazioni improvvisate, si sommano a questo stress, determinando un aumento delle problematiche muscolo-scheletriche, affaticamento visivo e disturbi legati a posture statiche.

Altri effetti negativi includono il senso di isolamento, soprattutto per chi vive da sola o con poca rete di supporto, e la difficoltà nel separare la sfera lavorativa da quella personale. In queste condizioni, viene compromessa la qualità del sonno e aumenta il rischio di diminuita produttività nel lungo periodo, soprattutto per le donne.

Strategie di tutela e inclusione

Per mitigare questi effetti, è essenziale adottare una serie di misure mirate:

  • Favorire una valutazione individualizzata del rischio anche in smart working, con quesiti specifici rispetto alla salute e al contesto domestico.
  • Promuovere modelli organizzativi flessibili, che includano pause attive, orari adattati e riconoscimento delle esigenze familiari.
  • Offrire supporto ergonomico anche a distanza, tramite consulenze interne oppure attraverso protocolli affiancati da professionisti della salute e sicurezza.
  • Implementare politiche aziendali inclusive che promuovano la parità di genere nelle decisioni relative al lavoro da remoto.

Queste soluzioni contribuiscono non solo a preservare la salute dei lavoratori, ma anche a rafforzare il capitale di fiducia aziendale, valorizzando l’apporto e la tenuta del capitale umano.

Incidenti nei noccioleti: rischio, errori e prevenzione

Incidenti nei noccioleti: rischio, errori e prevenzione

Nei terreni collinari destinati alla coltivazione del nocciolo, gli operatori si confrontano con condizioni impegnative che aumentano l’esposizione a infortuni gravi, spesso legati all’uso di macchinari meccanici.

In particolare, i casi analizzati evidenziano incidenti mortali durante l’uso di trattori/trattrici: uno ha ribaltato una trattrice cingolata lungo un pendio, causando un tragico ribaltamento. Un altro incidente ha coinvolto l’espianto di un terreno per un ampliamento del noccioleto, durante il quale un lavoratore, mentre trascinava un tronco con una trattrice gommata, ha subito conseguenze letali.

Questi casi emergono dal sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi “Imparare dagli errori”, che consente di individuare dinamiche ricorrenti nei processi della corilicoltura.

Rischi principali nella corilicoltura

Il contesto operativo impone particolare attenzione alla stabilità dei mezzi su terreni inclinati, dove il rischio di ribaltamento è accentuato dalla pendenza e dalla natura instabile del terreno. Allo stesso tempo, l’impiego di prodotti fitosanitari o concimi richiede precauzioni chimiche adeguate, mentre le attività di raccolta e movimentazione comportano sforzi fisici e posture scorrette, aumentando il rischio di disturbi muscolo-scheletrici.

Strategie di prevenzione e miglioramento

Per garantire la sicurezza nei noccioleti, è necessario adottare un approccio strutturato. Il DVR e la formazione devono riflettere i rischi specifici, prevedendo verifiche sulla conformità dei mezzi impiegati, la formazione all’uso corretto dei trattori, la gestione appropriata dei fitofarmaci e l’adozione di posture ergonomiche durante la raccolta. L’uso di mezzi con dispositivi anti-ribaltamento (ROPS) correttamente mantenuti e la pianificazione attenta delle fasi operative costituiscono strumenti fondamentali.

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