Sicurezza nella ristorazione: i principali rischi da conoscere

Sicurezza nella ristorazione: i principali rischi da conoscere

L’ambiente di ristorazione è caratterizzato da ritmi intensi, spazi spesso ridotti e l’uso simultaneo di diversi strumenti e attrezzature. In questo contesto, è essenziale che imprenditori e lavoratori comprendano i rischi specifici per garantire sicurezza, qualità del servizio e rispetto delle normative.

Un primo profilo di rischio riguarda ustioni e ferite da taglio. L’uso di coltelli affilati insieme a superfici scivolose può causare incidenti gravi. Allo stesso tempo, il calore dei fornelli e delle piastre espone alla possibilità di ustioni; ecco perché è cruciale mantenere le superfici asciutte, usare attrezzature taglienti con cura e dotarsi di indumenti protettivi adeguati.

Le cadute rappresentano un’altra minaccia quotidiana; liquidi, grassi o detriti che bollano sul pavimento aumentano la probabilità di scivolamenti. Questa tipologia di incidente è tra le cause principali di infortunio nei ristoranti e richiede grande attenzione nella gestione operativa, oltre all’uso di calzature antisdrucciolevoli e alla pulizia immediata delle zone coinvolte.

Non va trascurato lo stress fisico e mentale legato alla costante pressione delle attività di sala e cucina. Ritmi serrati, turni lunghi e affaticamento cognitivo possono compromettere la concentrazione, favorire errori e aggravare il rischio infortuni. È importante, dunque, promuovere pause regolari, rotazione delle mansioni e un clima aziendale che sostenga la partecipazione attiva.

I rischi chimici e biologici emergono dal contatto continuo con alimenti, detergenti e disinfettanti. Il rischio di contaminazione e intossicazione alimentare impone la scrupolosa osservanza delle norme igieniche, la formazione in tema di sicurezza alimentare e una manutenzione rigorosa delle attrezzature. Contaminazioni microbiche possono avere conseguenze sia per i lavoratori sia per i consumatori, sia da un punto di vista sanitario sia reputazionale.

Il rischio incendio è un elemento di particolare rilevanza, essendo la ristorazione un settore ad alto impiego di fiamme libere, solventi e apparecchi elettrici. Il rispetto delle norme antincendio richiede dotazioni adeguate (estintori, sistemi di allarme, vie di fuga) e controlli regolari, in coordinamento con i Vigili del Fuoco. È fondamentale anche l’installazione a norma degli impianti e la formazione del personale sulle procedure di emergenza.

Infine, i disturbi muscolo-scheletrici rappresentano una delle principali malattie professionali nella ristorazione. Movimentazione manuale di carichi, posture scorrette e attività ripetitive possono favorire dolori e patologie croniche. Prevenire significa promuovere ergonomia, rotazione delle attività e prevenzione degli sforzi inutili.

ISO 45002:2023 linee guida per applicare ISO 45001

ISO 45002:2023 linee guida per applicare ISO 45001

La norma ISO 45002:2023 introduce un supporto operativo per l’applicazione di ISO 45001:2018, offrendo linee guida pratiche che aiutano le organizzazioni a trasformare i principi del sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro in strumenti concreti. Non introduce nuovi requisiti, ma fornisce esempi e modelli per tradurre i criteri della norma in azioni quotidiane e misurabili.

Il documento si concentra sull’integrazione del ciclo PDCA (Plan-Do-Check-Act) nelle attività aziendali, guidando le imprese nell’identificazione dei rischi e delle opportunità, nella valutazione del contesto organizzativo e nella gestione delle prestazioni in ottica di miglioramento continuo. Le indicazioni operative aiutano a pianificare processi, attuare controlli, monitorare risultati e rivedere le strategie di prevenzione e protezione, rafforzando la governance complessiva della sicurezza.

Un aspetto rilevante della ISO 45002 è l’approccio basato su casi reali e buone pratiche: vengono riportati esempi di applicazione in diversi settori produttivi, così da rendere immediata la comprensione delle soluzioni adottabili. Questo permette anche alle organizzazioni più piccole di applicare i principi della norma con strumenti adattabili alle proprie dimensioni e risorse.

Impatti concreti per le imprese

Per le aziende già certificate ISO 45001, la ISO 45002 rappresenta un valore aggiunto: consente di affinare i processi, evitare interpretazioni generiche e favorire un approccio più sistematico alla prevenzione. Per chi non ha ancora intrapreso il percorso di certificazione, la norma offre una guida preliminare utile a comprendere come strutturare un sistema di gestione efficace e sostenibile.

In entrambi i casi, l’obiettivo è garantire ambienti di lavoro più sicuri e una gestione coerente della salute e sicurezza, basata non solo sul rispetto formale delle prescrizioni, ma sulla loro effettiva applicazione quotidiana.

Piani Mirati di Prevenzione (PMP): un approccio partecipativo alla sicurezza

Piani Mirati di Prevenzione (PMP): un approccio partecipativo alla sicurezza

I Piani Mirati di Prevenzione (PMP) rappresentano un modello innovativo, partecipativo e territoriale, finalizzato a migliorare la salute e la sicurezza nei settori produttivi. Grazie a una sinergia tra vigilanza, assistenza tecnica e promozione delle buone pratiche, i PMP mirano a uniformare l’azione pubblica, rafforzare la consapevolezza dei datori di lavoro e prevenire disparità nell’applicazione delle misure di controllo.

Questo approccio operativo è oggi parte integrante del Piano Nazionale della Prevenzione 2020–2025 e trova applicazione nei Piani Regionali. I settori individuati per i PMP spaziano dalla metalmeccanica e logistica, alla movimentazione delle merci, fino ai rischi di caduta in edilizia, ambienti con sostanze cancerogene o stress lavoro-correlato.

Le fasi operative di un PMP

L’efficacia dei Piani si basa su tre azioni, declinate in fasi precise:

1. Assistenza
Si avvia con una fase di co-progettazione territoriale tra istituzioni, parti sociali e rappresentanze aziendali.
Viene definito un target di imprese e sviluppata una modalità condivisa per informarle sui rischi, strumenti di autovalutazione e buone pratiche. Le aziende sono invitate a confrontarsi con questionari specifici, utili per stimolare un percorso riflessivo sulle proprie misure di prevenzione.

2. Monitoraggio e vigilanza
Le imprese coinvolte completano una scheda per autovalutarsi sulle misure adottate.
Successivamente, alcune aziende vengono selezionate per verifiche a campione, durante le quali il Servizio di Prevenzione (es. ASL o ATS) analizza le soluzioni attuate e rileva comportamenti virtuosi.

3. Verifica di efficacia
A livello territoriale si raccolgono le esperienze aziendali positive, si valuta la percezione dei rischi attraverso questionari anonimi, e si restituiscono i risultati alle imprese e agli stakeholder tramite report, seminari o eventi pubblici.
L’obiettivo è diffondere le soluzioni migliori e consolidare una cultura partecipata della sicurezza.

Impatti concreti sui territori e sulle imprese

I PMP evitano un modello di vigilanza a macchia di leopardo, favorendo una protezione estesa e uniforme del comparto. In ambito regionale, ad esempio, i PMP sono applicati alla prevenzione in edilizia, agricoltura, comparti produttivi critici o soggetti a specifiche vulnerabilità. Iniziative concrete hanno interessato la metalmeccanica, il rischio amianto, lo stress da calore, l’esposizione a sostanze pericolose, la movimentazione merci, e le malattie muscoloscheletriche nel settore della lavorazione carni.

L’obiettivo finale è innalzare gradualmente, ma in modo coerente e diffuso, i livelli di prevenzione e protezione, strutturando percorsi formativi, organizzativi e culturali che rafforzino il sistema di sicurezza collettivo.

Casco protettivo in cantiere: obbligo anche all’aperto

Casco protettivo in cantiere: obbligo anche all’aperto

Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ribadisce che il casco protettivo è obbligatorio in cantiere non solo al chiuso, ma anche in presenza di lavori a cielo aperto. La tutela del capo non mira soltanto a prevenire la caduta di materiali dall’alto, ma riguarda ogni tipo di rischio tipico dell’attività edile, come la movimentazione di carichi, l’azione di macchinari o l’esposizione a condizioni ambientali avverse. L’implicazione è chiara: l’obbligo di utilizzo del caschetto antinfortunistico non ammette eccezioni legate al contesto operativo.

La sentenza ha rigettato il ricorso di un datore di lavoro che sosteneva che nel caso specifico non fosse necessaria la protezione del capo perché le lavorazioni in corso si svolgevano in spazi aperti senza rischio diretto di caduta di oggetti. La Corte ha invece evidenziato che, sebbene il pericolo potesse sembrare meno immediato — essendo i lavori svolti all’aperto — non può escludersi il rischio di incidenti collegati alla movimentazione di materiali o allo scarico da gru, per cui rimane imprescindibile l’uso del casco.

Aspetti normativi e operativi dell’uso del casco protettivo

La normativa in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro impone al datore di lavoro l’obbligo di fornire e far utilizzare Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) idonei, tra cui il casco protettivo, ogni volta che i rischi non possano essere eliminati o adeguatamente mitigati attraverso misure collettive. L’Allegato VIII del DLgs 81/2008 prescrive che i lavoratori siano dotati di copricapo quando sono esposti a pericoli rilevanti al capo, inclusi semplici lavori edili a cielo aperto.

L’assenza di protezione, anche solo momentanea, in situazioni potenzialmente rischiose, configura una violazione della normativa e può risultare in sanzioni penali e amministrative, dovute alla mancata valorizzazione della tutela dell’integrità fisica del lavoratore.

Implicazioni pratiche per imprese e lavoratori

Per le imprese, la sentenza rappresenta un richiamo all’attenzione: il piano di sicurezza e coordinamento deve stabilire chiaramente l’obbligo del casco in ogni fase operativa, considerando anche i rischi meno evidenti. La dotazione e la verifica dell’uso corretto del DPI diventano parte integrante delle procedure di controllo sui cantieri, sia fissi sia temporanei.

Per i lavoratori, l’elmetto non è un accessorio facoltativo, ma una protezione essenziale che può prevenire danni gravi. Indossarlo correttamente significa rispettare non solo le disposizioni di legge, ma anche la propria sicurezza quotidiana, qualunque sia l’ambiente di lavoro.

Il nuovo Accordo Stato-Regioni 2025 rivoluziona la formazione in sicurezza

Il nuovo Accordo Stato-Regioni 2025 rivoluziona la formazione in sicurezza

Il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 maggio, ha ridefinito in maniera organica la formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Il provvedimento unifica e aggiorna i testi precedenti, introducendo novità sostanziali riguardo agli obblighi, alle durate, agli aggiornamenti e alle modalità di erogazione dei corsi per tutte le figure coinvolte nella prevenzione.

Formazione dei lavoratori: obblighi confermati e nuove verifiche

Per i lavoratori, la struttura della formazione rimane simile a quella precedente: 4 ore di formazione generale e una parte specifica che varia in base al livello di rischio, con 4 ore per rischio basso, 8 ore per rischio medio e 12 ore per rischio alto. È confermato l’aggiornamento quinquennale di almeno 6 ore, ma con una novità importante: la verifica finale dell’apprendimento diventa obbligatoria sia per i corsi iniziali sia per gli aggiornamenti. Viene inoltre regolamentato l’uso della formazione a distanza: l’eLearning è ammesso solo per la parte generale, per i corsi a rischio basso e per gli aggiornamenti, mentre per i livelli medio e alto resta obbligatoria la presenza o la videoconferenza sincrona.

Preposti: formazione rafforzata e aggiornamento biennale

La formazione dei preposti viene potenziata con un corso base che passa da 8 a 12 ore. L’aggiornamento diventa biennale, con obbligo di almeno 6 ore da completare entro 12 mesi in caso di ritardo. Sia il corso base che l’aggiornamento devono essere svolti in presenza o in videoconferenza: non è consentito l’eLearning. Questa scelta sottolinea la centralità del ruolo dei preposti nel garantire la sicurezza operativa e la necessità di un contatto diretto nella formazione.

Dirigenti: corsi ridotti ma più specifici

Per i dirigenti la durata del corso base viene ridotta da 16 a 12 ore, ma viene introdotto un modulo aggiuntivo di 6 ore per coloro che operano in cantieri temporanei o mobili. L’aggiornamento quinquennale resta fissato a 6 ore e può essere svolto anche in modalità eLearning. La riduzione delle ore è bilanciata dall’introduzione di contenuti più mirati e specifici in funzione del contesto lavorativo.

Datori di lavoro: formazione obbligatoria e percorsi mirati

La vera novità riguarda i datori di lavoro, per i quali viene introdotto un obbligo formativo generalizzato. È previsto un corso base di 16 ore e, per le imprese affidatarie nei cantieri, un modulo integrativo di 6 ore. Anche per i datori di lavoro è previsto un aggiornamento quinquennale della durata minima di 6 ore, con possibilità di svolgere parte della formazione in modalità eLearning.

Datori di lavoro che assumono il ruolo di RSPP

Se il datore di lavoro ricopre anche il ruolo di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, deve seguire un percorso più articolato. Oltre al modulo comune di 8 ore, che include un’esercitazione pratica sul DVR, sono previsti moduli tecnici di 12 o 16 ore a seconda del settore di appartenenza (ad esempio agricoltura, pesca, edilizia o chimico). In questo caso, la formazione base non può essere svolta in eLearning, mentre l’aggiornamento quinquennale di almeno 8 ore può avvalersi anche delle modalità a distanza.

RSPP e ASPP: confermata la struttura modulare

Per i Responsabili e gli Addetti al Servizio di Prevenzione e Protezione viene confermata l’articolazione in tre moduli (A, B e C) e restano invariati gli obblighi di aggiornamento: 40 ore ogni 5 anni per gli RSPP e 20 ore ogni 5 anni per gli ASPP.

Impatti concreti sulle imprese e sulla formazione

Il nuovo Accordo Stato-Regioni rappresenta un cambiamento importante per imprese e lavoratori. Da un lato introduce percorsi più chiari e strutturati, riducendo le ambiguità interpretative del passato, dall’altro rafforza la centralità di alcune figure chiave come i preposti e i datori di lavoro. Per le aziende, ciò significa dover pianificare con attenzione i fabbisogni formativi e garantire il rispetto delle nuove tempistiche, evitando rischi di sanzioni e migliorando la cultura della sicurezza interna.

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