Le aggressioni in sanità rientrano sempre più spesso tra le cause di infortunio sul lavoro e assumono un rilievo specifico nel quadro della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Il riferimento normativo principale resta il Dlgs 81/2008, che impone al datore di lavoro l’obbligo di valutare tutti i rischi presenti nell’organizzazione, compresi quelli di natura psicosociale e quelli derivanti da comportamenti violenti di terzi.
Nel settore sanitario, la valutazione del rischio deve tenere conto delle particolari condizioni operative, del contatto diretto con l’utenza e della frequente esposizione a situazioni di stress, conflitto e tensione emotiva. In questo contesto, le aggressioni subite da operatori sanitari durante lo svolgimento dell’attività lavorativa non possono essere considerate eventi imprevedibili, ma rischi professionali da prevenire e gestire attraverso misure organizzative, formative e strutturali adeguate.
Aggressioni in sanità come rischio professionale emergente
Le aggressioni in sanità rappresentano un fenomeno in crescita che interessa diverse figure professionali, dai medici agli infermieri, fino al personale di supporto e di front office. Le violenze possono manifestarsi in forma verbale, fisica o psicologica e sono spesso collegate a situazioni di sovraffollamento, tempi di attesa elevati, disagio dell’utenza o condizioni di fragilità sociale.
Dal punto di vista della sicurezza sul lavoro, questi eventi assumono rilevanza in quanto possono determinare lesioni fisiche, disturbi psicologici e assenze prolungate dal lavoro, incidendo sull’organizzazione dei servizi sanitari. La loro riconduzione tra le cause di infortunio rafforza il principio secondo cui il rischio da aggressione deve essere formalmente analizzato nel documento di valutazione dei rischi e gestito con la stessa attenzione riservata agli altri pericoli professionali. La prevenzione non si limita alla gestione dell’emergenza, ma richiede un approccio sistematico che integri aspetti organizzativi, ambientali e relazionali.
Implicazioni operative per aziende sanitarie e lavoratori
Il riconoscimento delle aggressioni in sanità come rischio lavorativo comporta precise implicazioni operative. Per le strutture sanitarie, diventa necessario adottare misure preventive coerenti con quanto previsto dal Dlgs 81/2008, come l’analisi delle aree e delle mansioni più esposte, la definizione di procedure di gestione dei conflitti e l’adozione di sistemi di segnalazione degli episodi. La formazione del personale assume un ruolo centrale, non solo per fornire strumenti di autoprotezione, ma anche per migliorare le competenze comunicative e la capacità di prevenire l’escalation delle situazioni critiche.
Per i lavoratori, una corretta gestione del rischio da aggressione significa maggiore tutela della salute fisica e mentale e una maggiore consapevolezza dei comportamenti da adottare in caso di eventi violenti. Sul piano organizzativo, la prevenzione delle aggressioni contribuisce a migliorare il clima lavorativo, ridurre l’assenteismo e garantire continuità nell’erogazione dei servizi. L’approccio preventivo consente inoltre di superare una visione emergenziale del problema, integrando la sicurezza relazionale tra gli elementi strutturali della gestione della salute e sicurezza sul lavoro in ambito sanitario.


