Disturbi muscoloscheletrici e gestione del rischio residuo

Disturbi muscoloscheletrici e gestione del rischio residuo

I disturbi muscoloscheletrici rappresentano una delle principali cause di infortunio e malattia professionale nei luoghi di lavoro e sono oggetto di specifica disciplina nel Dlgs 81/2008. La normativa impone al datore di lavoro l’obbligo di valutare tutti i rischi, compresi quelli derivanti da movimentazione manuale dei carichi, posture incongrue, movimenti ripetitivi e sovraccarico biomeccanico, ai sensi degli articoli 17, 28 e del Titolo VI del Dlgs 81/2008. La valutazione deve individuare le misure di prevenzione e protezione idonee a ridurre l’esposizione dei lavoratori a fattori ergonomici critici, attraverso interventi tecnici, organizzativi e formativi. 

La gestione del rischio non si esaurisce tuttavia nell’adozione delle misure correttive, poiché permane un rischio residuo che deve essere monitorato e governato in modo sistematico. Il quadro normativo richiede quindi un approccio dinamico e documentato che tenga conto dell’evoluzione delle condizioni operative e delle caratteristiche individuali dei lavoratori.

I disturbi muscoloscheletrici e la gestione del rischio residuo

I disturbi muscoloscheletrici e la gestione del rischio residuo costituiscono un tema centrale nella prevenzione moderna. Anche dopo l’introduzione di ausili meccanici, la riorganizzazione delle postazioni di lavoro e la rotazione delle mansioni, può permanere una quota di rischio che non è tecnicamente eliminabile. Il rischio residuo deriva da fattori multifattoriali quali intensità dello sforzo, durata dell’esposizione, caratteristiche antropometriche e condizioni di salute individuali. La valutazione deve quindi considerare non solo il rispetto dei limiti di riferimento, ma anche l’effettiva sostenibilità del carico di lavoro nel tempo. 

L’analisi ergonomica, supportata da metodi riconosciuti e indicatori oggettivi, consente di stimare il livello di esposizione e di programmare interventi di miglioramento continuo. La gestione del rischio residuo implica inoltre una stretta integrazione tra valutazione dei rischi e sorveglianza sanitaria, con un ruolo attivo del medico competente nell’individuazione precoce di segnali di sovraccarico biomeccanico. La prevenzione non si limita quindi alla riduzione immediata del rischio, ma include il monitoraggio costante e la revisione periodica delle misure adottate.

Le implicazioni organizzative per imprese e lavoratori

Le imprese sono chiamate a sviluppare un sistema di gestione che affronti i disturbi muscoloscheletrici in modo strutturato e partecipato. La valutazione del rischio deve essere aggiornata in presenza di modifiche organizzative, introduzione di nuove attrezzature o variazioni nei cicli produttivi. L’adozione di soluzioni ergonomiche, quali postazioni regolabili, sistemi di sollevamento assistito e strumenti che riducano lo sforzo manuale, rappresenta un investimento in sicurezza e produttività. 

La formazione dei lavoratori assume un ruolo determinante, poiché la corretta esecuzione dei movimenti e la consapevolezza dei segnali di affaticamento contribuiscono alla riduzione del rischio residuo. I lavoratori devono essere coinvolti nel processo di valutazione, fornendo indicazioni sulle criticità operative e partecipando attivamente alle misure di miglioramento. 

La gestione efficace del rischio residuo può generare benefici in termini di riduzione delle assenze per malattia, miglioramento del clima organizzativo e contenimento dei costi indiretti legati agli infortuni e alle patologie professionali. L’approccio preventivo e sistemico si configura dunque come elemento strategico per la tutela della salute e la sostenibilità delle attività produttive.

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