Le distanze di sicurezza dalle linee elettriche

Le distanze di sicurezza dalle linee elettriche

Il tema delle distanze di sicurezza da mantenere rispetto alle linee elettriche aeree rappresenta un aspetto fondamentale della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

La disciplina è regolata principalmente dal DLgs 08/81, che all’Allegato IX stabilisce i criteri di riferimento per la protezione dei lavoratori esposti al rischio di contatti diretti e indiretti con parti in tensione. A tale quadro si affianca la norma tecnica CEI EN 50110-1, recepita in Italia come CEI 11-48, che definisce i parametri di esercizio e le distanze minime di sicurezza in funzione della tensione nominale delle linee.

Il principio cardine è che nessuna attività lavorativa può avvenire entro determinate distanze di avvicinamento, a meno che non siano adottate misure di protezione aggiuntive idonee a garantire la sicurezza. Questo impianto normativo risponde all’esigenza di ridurre drasticamente il rischio di elettrocuzione, tra le cause più gravi e spesso mortali di infortunio nei cantieri e nei luoghi di lavoro all’aperto.

Le distanze minime e la classificazione delle aree di lavoro

Le disposizioni tecniche individuano diverse soglie di distanza a seconda della tensione elettrica. Per linee con tensione fino a 1 kV, l’Allegato IX del DLgs 81/2008 prevede una distanza minima di un metro, che si innalza progressivamente al crescere della tensione. Ad esempio, per linee tra 1 e 30 kV la distanza minima prescritta è di tre metri, mentre per valori superiori si arriva fino a cinque metri e oltre.

La norma CEI EN 50110-1 specifica inoltre i concetti di “zona di lavoro sotto tensione”, “zona di lavoro in prossimità” e “zona di lavoro fuori tensione”, introducendo il parametro della “distanza di sicurezza” come margine invalicabile per prevenire ogni possibilità di arco elettrico o contatto accidentale.

Questo approccio metodologico consente di classificare gli ambienti di lavoro e di pianificare con precisione le attività, soprattutto nei cantieri edili, nelle aree agricole o nei lavori con mezzi di sollevamento. Il legislatore e la normativa tecnica, dunque, convergono su un punto essenziale: la distanza è la prima misura di prevenzione e deve essere rispettata in modo rigoroso. Qualora non sia possibile garantire le distanze indicate, il datore di lavoro è obbligato a predisporre idonee misure alternative come la messa fuori tensione delle linee, l’installazione di barriere isolanti o l’adozione di procedure autorizzate di lavoro sotto tensione da parte di personale qualificato.

Implicazioni operative per imprese e lavoratori

Le implicazioni pratiche per imprese e lavoratori sono molteplici e incidono direttamente sull’organizzazione dei cantieri. Gli operatori devono ricevere una formazione specifica sui rischi elettrici e sulla lettura della segnaletica che indica la presenza di linee aeree. Le aziende sono tenute a verificare, già in fase di progettazione delle opere, la distanza tra le aree di lavoro e i conduttori in tensione, pianificando l’uso di gru, ponteggi, piattaforme aeree e altri macchinari che potrebbero interferire con le linee.

La mancata osservanza di queste disposizioni può comportare non solo gravi conseguenze per la salute dei lavoratori, ma anche responsabilità penali e sanzioni amministrative per i datori di lavoro, come previsto dagli articoli 87 e 159 del DLgs 81/2008. Le regole sulle distanze costituiscono dunque un punto di equilibrio tra esigenze produttive e obbligo inderogabile di tutela della vita umana.

Per le imprese, rispettare tali prescrizioni non significa soltanto adempiere a un vincolo normativo, ma garantire un ambiente di lavoro sicuro, prevenire fermi cantiere dovuti a incidenti e rafforzare la propria reputazione di affidabilità e responsabilità. L’attenzione alla sicurezza elettrica diventa così parte integrante della cultura aziendale e strumento di crescita sostenibile per l’intero sistema produttivo.

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