Polvere di nichel: rischi professionali e strategie di prevenzione

Sicurezza e polvere di nichel: nuovi limiti e misure preventive

Il nichel e i suoi composti sono riconosciuti come cancerogeni per l’essere umano (categoria 1), secondo la normativa comunitaria vigente.

Il Decreto Legislativo 4 settembre 2024, n. 135 ha recepito la Direttiva 2022/431, introducendo nuovi valori limite di esposizione professionale (VLEP). Fino al 17 gennaio 2025, il valore limite per la frazione inalabile è pari a 0,1 mg/m³ (media ponderata in otto ore). Dal 18 gennaio 2025 entrano in vigore valori ancora più stringenti: 0,05 mg/m³ per la frazione inalabile e 0,01 mg/m³ per la frazione respirabile. La valutazione e il monitoraggio di tali esposizioni rappresentano un obbligo imprescindibile per proteggere la salute dei lavoratori.

Fonti di rischio e pericoli associati alla polvere di nichel

La polvere di nichel si genera in numerosi processi industriali: macinazione di metalli nichelati, lavorazione di leghe contenenti nichel, galvanica, produzione di acciai inossidabili, saldatura, fabbricazione di batterie e componenti elettronici. L’esposizione può avvenire sia per inalazione sia per contatto cutaneo. Le conseguenze per la salute includono irritazione cutanea, dermatiti allergiche, irritazioni delle vie respiratorie, bronchiti croniche, asma professionale e un elevato rischio di tumori polmonari e delle cavità nasali, riconosciuto da organismi internazionali come la IARC.

Strategie preventive: tutela collettiva e individuale

Le imprese sono tenute a implementare un approccio integrato, che preveda in prima battuta misure tecnico-collettive. Fondamentali sono i sistemi di aspirazione localizzata e la ventilazione meccanica per ridurre la presenza di polveri nell’aria. A ciò si aggiunge l’uso di filtrazione HEPA e purificatori d’aria industriali per garantire ambienti salubri e minimizzare la dispersione delle particelle. Le operazioni di manutenzione vanno svolte con regolarità, così da evitare accumuli di polvere e garantire l’efficacia delle barriere tecniche.

Quando le misure collettive risultano insufficienti, è necessario integrare DPI adeguati: maschere o respiratori con filtri P3, occhiali di protezione e indumenti protettivi devono essere selezionati in base alla natura del rischio e conformi alla normativa vigente. La formazione del personale è indispensabile per garantire una corretta conoscenza dei rischi, delle procedure operative e delle corrette modalità d’uso dei DPI.

Il monitoraggio ambientale e biologico è un ulteriore strumento di tutela. Il controllo regolare della concentrazione di nichel nell’aria e nei parametri biologici rilevati nei lavoratori consente di valutare l’efficacia delle misure adottate e di intervenire tempestivamente in caso di superamento dei valori limite.

Implicazioni pratiche per le imprese e per i lavoratori

Le aziende devono integrare le misure di prevenzione della polvere di nichel all’interno del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), elaborando procedure operative specifiche, piani di manutenzione e programmi di sorveglianza sanitaria. Una corretta gestione del rischio si traduce in una riduzione dei costi legati a malattie professionali, assenze, sanzioni amministrative e contenziosi in materia.

Per i lavoratori, l’impegno all’utilizzo corretto dei DPI, la partecipazione attiva alla formazione e il segnalare tempestivamente eventuali condizioni di rischio sono elementi chiave per migliorare la cultura della sicurezza. In caso di malattia professionale correlata al nichel, il lavoratore ha diritto al riconoscimento INAIL, con accesso alle prestazioni previste dalla normativa, incluso l’indennizzo per danni biologici e morali.

Conformarsi alle nuove disposizioni rappresenta per le aziende un impegno che va oltre il mero adempimento normativo: significa valorizzare la sicurezza, preservare il benessere dei dipendenti e sostenere la propria reputazione aziendale in un’ottica di responsabilità sociale e crescita sostenibile.

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