L’attività di produzione del cemento comporta rischi spesso poco riconosciuti, legati alla presenza di materiali con radioattività naturale. Tra le fasi più delicate emerge la manutenzione dei forni utilizzati per realizzare il clinker, il componente base del cemento. Un protocollo tecnico-pratico sviluppato per supportare operatori e datori di lavoro affronta questa tematica con un approccio scientifico concreto: l’obiettivo è definire modalità operative robuste, conformi alla normativa radioprotezionistica e utili a proteggere la salute dei lavoratori.
Secondo il Decreto Legislativo 101/2020, le attività che coinvolgono materiali contenenti radionuclidi naturali (NORM) richiedono misure specifiche per gestire il rischio radiologico. Per rispondere a questa esigenza, il Dipartimento Inail competente ha realizzato una scheda informativa dedicata al comparto cementiero. Gruppi di lavoro multidisciplinari, riunendo esperti di università, enti sanitari, agenzie ambientali e istituzioni regionali, hanno elaborato un protocollo operativo strutturato e applicabile attraverso il Portale Agenti Fisici.
Il cuore del protocollo operativo
L’intervento parte con una raccolta dati rigorosa sul ciclo produttivo del clinker, per identificare le tipologie di materiali potenzialmente più rilevanti dal punto di vista radioprotezionistico, come polveri di abbattimento, incrostazioni, residui e filtri. Si riflette inoltre sui flussi delle radiazioni che possono interessare le materie prime, gli effluenti gas/liquidi e i prodotti finiti. Viene quindi definito uno schema metodologico suddiviso in due fasi: la prima riguarda il riconoscimento e la caratterizzazione radiologica delle matrici, la seconda la valutazione delle dosi potenziali sia per i lavoratori sia per un individuo rappresentativo della popolazione.
I radionuclidi più critici individuati sono il polonio-210 e il piombo-210, che possono concentrarsi nelle polveri di camino e nelle incrostazioni dei forni. Durante le operazioni di manutenzione — generalmente eseguite un paio di volte l’anno — il protocollo prevede l’analisi dei livelli di radioattività in ciascuna matrice. Se i risultati superano i livelli di esenzione previsti dalla legge, si procede con una stima della dose efficace, fornendo così dati indispensabili per ridefinire le misure di sicurezza e il Documento di Valutazione dei Rischi.
Un approccio integrato alla sicurezza radiologica
Il valore aggiunto del protocollo risiede nella metodologia replicabile e standardizzata, utile per interpretare in modo univoco la pericolosità radiologica delle operazioni. Le misure risultanti — dalla caratterizzazione alle analisi sulla dose — offrono una base solida per l’organizzazione del lavoro, l’adozione di procedure protettive e i flussi documentali aziendali.
Impatti pratici per imprese e lavoratori
Per le aziende del settore cementiero, l’adozione di questo protocollo significa gestire in modo consapevole una fase critica della produzione, allineando le misure operative alla normativa vigente. La conoscenza delle matrici coinvolte, unita al monitoraggio puntuale e alla verifica delle dosi, permette di proteggere la salute dei lavoratori, ridurre potenziali impatti sulla comunità circostante e rafforzare la cultura aziendale della prevenzione.
Per gli operatori coinvolti — team di manutenzione, tecnici di laboratorio, responsabili sicurezza — il protocollo rappresenta una guida operativa, chiara e completa, che traduce i principi normativi in azioni pratiche. Garantire un’attività lavorativa protetta in presenza di materiali come quelli NORM non è più un obiettivo astratto, ma un risultato concreto e realizzabile.


