Le polveri inalabili si distinguono soprattutto in base alle dimensioni, un parametro decisivo per comprenderne il comportamento nell’aria e le conseguenze sulla salute.
Le particelle più grandi, superiori ai 10 micron, tendono a depositarsi velocemente e interessano soprattutto le vie respiratorie superiori. Le polveri sottili, come le PM10, restano sospese più a lungo e possono raggiungere bronchi e trachea. Ancora più critiche sono le PM2,5, che penetrano fino agli alveoli polmonari e, in alcuni casi, entrano nel flusso sanguigno. Le nanoparticelle, inferiori a 0,1 micron, rappresentano la categoria più insidiosa perché in grado di oltrepassare le barriere cellulari, generando danni a livello profondo. Questa classificazione evidenzia una regola chiara: più piccola è la particella, maggiore è la sua capacità di causare patologie respiratorie e sistemiche.
Polveri industriali e rischi specifici
Molti settori produttivi sono fonte di polveri pericolose. Nei cantieri è diffusa la polvere di cemento, che provoca irritazioni cutanee e respiratorie e, se l’esposizione è prolungata, può indurre silicosi. Nelle lavorazioni metalmeccaniche si generano polveri di metalli e leghe, come quelle a base di cobalto o nichel, che possono avere effetti allergici o addirittura cancerogeni. In falegnameria sono comuni le polveri di legno: quelle provenienti da essenze tenere causano spesso dermatiti e disturbi respiratori, mentre quelle dei legni duri sono classificate come cancerogene per il rischio di tumori alle cavità nasali.
Altre sostanze ampiamente riconosciute pericolose sono la silice cristallina e l’amianto, entrambi associati a patologie polmonari croniche e neoplasie. Questi esempi mostrano come la natura della polvere condizioni direttamente il tipo di danno per i lavoratori esposti.
Strategie di prevenzione e gestione del rischio polveri
La riduzione dell’esposizione alle polveri richiede un approccio integrato che combini soluzioni tecniche, organizzative e comportamentali. È fondamentale adottare sistemi di aspirazione localizzata e una ventilazione efficace, affiancati da purificatori industriali in grado di filtrare le particelle più fini. La manutenzione degli impianti e la pulizia regolare degli ambienti evitano l’accumulo di polveri, mentre i dispositivi di protezione individuale, come maschere filtranti di classe adeguata, garantiscono protezione quando le barriere collettive non sono sufficienti.
Centrale rimane la formazione dei lavoratori, che devono essere consapevoli dei rischi e in grado di adottare pratiche corrette. Integrare queste misure nel DVR permette alle aziende di prevenire malattie professionali, ridurre i costi derivanti da assenze o sanzioni e promuovere una cultura della sicurezza più solida.


