Rischio biologico pulizie: obblighi e valutazione

Rischio biologico pulizie: obblighi e valutazione

Il rischio biologico pulizie rappresenta una minaccia concreta e spesso sottovalutata per gli addetti del settore. La normativa di riferimento, contenuta nel Titolo X del Dlgs 81/2008, definisce un agente biologico come qualsiasi microrganismo, coltura cellulare o endoparassita in grado di provocare infezioni, allergie o intossicazioni.

Il decreto classifica questi agenti in base a precisi criteri di pericolosità, che includono l’infettività, la patogenicità, la trasmissibilità e la disponibilità di efficaci misure di neutralizzazione. Per le imprese di pulizia, l’esposizione non deriva quasi mai da un “uso deliberato” di agenti biologici, come avviene nei laboratori, ma rientra pienamente nella categoria della “potenziale esposizione”. Questo significa che la presenza di agenti patogeni, anche in concentrazioni elevate, può essere un evento episodico, non intenzionale e strettamente legato alle condizioni igieniche degli ambienti in cui si svolge il servizio.

Gli operatori, infatti, possono venire a contatto con rischi non direttamente connessi alla loro mansione, ma all’ambiente del committente, che può includere uffici, impianti, aree di ristorazione o strutture sanitarie. Per questo motivo, la normativa impone un’attiva collaborazione e un coordinamento puntuale tra l’impresa di pulizia e l’azienda committente ai fini della corretta gestione di questo specifico fattore di rischio.

Valutazione del rischio e misure tecnico-organizzative

Il datore di lavoro dell’impresa di pulizia ha l’obbligo di effettuare la valutazione dei rischi anche in caso di sola esposizione potenziale. L’esito di questa valutazione è fondamentale per determinare il livello di adempimenti necessari. È importante sottolineare che se l’analisi dimostra che l’attuazione di specifiche misure protettive non è necessaria, il datore di lavoro è esentato dall’applicazione di alcune disposizioni, come le misure igieniche particolari, le misure specifiche per strutture sanitarie e veterinarie e l’attivazione della sorveglianza sanitaria.

Tuttavia, l’azienda non è mai esentata dall’applicazione degli articoli 272 (misure tecniche, organizzative e procedurali) e 278 (informazione e formazione). Questo significa che, indipendentemente dal livello di rischio, l’impresa deve sempre adottare misure per limitare al minimo il numero di lavoratori esposti, progettare i processi lavorativi in modo sicuro, anche attraverso l’uso di dispositivi di sicurezza contro l’esposizione accidentale, e fornire misure di protezione collettiva o, se non è possibile, individuale.

Rientrano in questi obblighi permanenti anche la definizione di procedure di emergenza per affrontare incidenti, la verifica della presenza di agenti biologici sul luogo di lavoro, la predisposizione dei mezzi per lo smaltimento sicuro dei rifiuti e la definizione di procedure per la manipolazione e il trasporto di campioni di origine umana o animale.

Formazione, sorveglianza sanitaria e rischi specifici

La prevenzione del rischio biologico si completa con adempimenti inderogabili in materia di formazione, che deve essere fornita prima che i lavoratori siano adibiti alle attività a rischio e ripetuta con frequenza almeno quinquennale, includendo anche l’affissione di cartelli con le procedure da seguire in caso di infortunio.

Sebbene la sorveglianza sanitaria non sia sempre obbligatoria, qualora la valutazione del rischio ne evidenzi la necessità, essa deve tenere conto non solo della pericolosità dell’agente ma anche della reale esposizione e di eventuali fattori di ipersuscettibilità individuale, come dermatosi o intolleranze ai DPI che possono ridurre le difese cutanee. I rischi infettivi per gli addetti alle pulizie variano molto in base all’ambiente.

In ambito ospedaliero, i pericoli principali sono legati ai virus dell’epatite B e C, HIV, tubercolosi e legionellosi. In altri contesti, emergono rischi come l’aspergillosi, un’infezione fungina provocata da spore presenti in sistemi di aria condizionata, materiali isolanti o vegetazione in putrefazione. Altri rischi includono la leptospirosi, trasmessa dal contatto con urine di mammiferi (principalmente ratti), e le infezioni veicolate da infestanti come blatte e scarafaggi (salmonellosi, epatite A), che richiedono non solo la pulizia ma anche interventi di disinfestazione e manutenzione strutturale per eliminare fessure e vie d’accesso.

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