Sicurezza lavoratori stranieri: dati INAIL e prevenzione

Sicurezza lavoratori stranieri: dati INAIL e prevenzione

La sicurezza lavoratori stranieri costituisce una sfida prioritaria per il sistema di prevenzione nazionale, richiedendo un approccio integrato che vada oltre la mera applicazione formale delle norme. Il Dlgs 81/2008, impone al datore di lavoro l’obbligo indelegabile di valutare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori (articolo 28), prestando particolare attenzione a quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari. In questo perimetro rientra la valutazione delle barriere linguistiche e delle differenze culturali, fattori che possono compromettere la comprensione delle istruzioni operative e della segnaletica di sicurezza.

L’articolo 37 del medesimo decreto specifica inoltre che la formazione e l’addestramento devono essere erogati in una lingua comprensibile al lavoratore, o attraverso modalità che ne garantiscano l’effettiva assimilazione. La mancata comprensione delle procedure di emergenza o delle modalità d’uso di un macchinario non rappresenta solo una lacuna formativa, ma si configura come una violazione strutturale degli obblighi di garanzia, esponendo l’azienda a responsabilità civili e penali in caso di infortunio.

Focus INAIL sulla sicurezza lavoratori stranieri e infortuni

L’analisi dei recenti dati statistici elaborati dall’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL) offre una fotografia nitida e preoccupante dell’incidenza infortunistica tra la popolazione lavorativa non italiana. Il rapporto evidenzia come la sicurezza lavoratori stranieri sia spesso compromessa da una maggiore esposizione a mansioni gravose e a basso contenuto specialistico, concentrate prevalentemente nei settori dell’edilizia, dell’agricoltura, della logistica e della metalmeccanica. I dati mostrano un trend in cui, a fronte di una ripresa occupazionale, corrisponde un incremento proporzionale degli infortuni denunciati per questa categoria, con indici di frequenza e gravità spesso superiori rispetto alla controparte italiana. 

Particolarmente rilevante è il dato relativo alle malattie professionali: si registra una crescita delle denunce per patologie muscolo-scheletriche (dorsopatie, tendiniti), strettamente correlate ad attività che richiedono sforzi fisici intensi e ripetuti. Tuttavia, emerge anche un fenomeno di possibile sottostima o ritardo nella denuncia, dovuto talvolta alla precarietà contrattuale o alla scarsa consapevolezza dei propri diritti sanitari e previdenziali, che ritarda l’accesso alle tutele assicurative.

Strategie di integrazione e formazione efficace

Le implicazioni operative per le imprese impongono l’abbandono di modelli formativi standardizzati in favore di strategie didattiche inclusive e verificate. Per garantire l’effettività della tutela, il datore di lavoro deve implementare misure organizzative che abbattano la barriera linguistica. L’utilizzo di segnaletica basata su pittogrammi universali, la traduzione delle procedure operative standard (POS) e dei manuali d’uso delle attrezzature nella lingua madre del lavoratore (o in una lingua veicolare realmente compresa) sono passaggi fondamentali. Inoltre, la formazione in aula deve privilegiare l’approccio pratico e visivo rispetto a quello teorico-frontale, prevedendo test di verifica della comprensione rigorosi che accertino non solo la presenza fisica al corso, ma l’acquisizione reale delle competenze. In contesti multietnici complessi, il ricorso a figure di mediazione culturale o a preposti con competenze linguistiche adeguate può fungere da ponte comunicativo essenziale. Investire nell’integrazione della cultura della sicurezza significa ridurre drasticamente l’errore umano causato da incomprensioni, migliorando il clima aziendale e riducendo i costi sociali ed economici derivanti dagli infortuni.

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