La sicurezza nel volontariato assume oggi un rilievo sempre più centrale alla luce dell’evoluzione del quadro normativo che disciplina le attività svolte dagli enti del terzo settore e dalle organizzazioni di protezione civile. Il Dlgs 81/2008, pur essendo costruito principalmente sul rapporto di lavoro subordinato, prevede specifiche disposizioni applicabili anche ai volontari, con un principio di tutela proporzionata ai rischi effettivamente presenti.
Le recenti precisazioni normative e interpretative hanno rafforzato l’esigenza di garantire formazione, informazione, dispositivi di protezione individuale e sorveglianza sanitaria quando le attività comportano esposizione a pericoli concreti. La disciplina mira a bilanciare la natura solidaristica del volontariato con l’obbligo di assicurare condizioni operative sicure, evitando zone d’ombra sotto il profilo della responsabilità organizzativa.
Sicurezza nel volontariato tra obblighi proporzionati e gestione del rischio
La sicurezza nel volontariato si fonda su un principio di proporzionalità. Le organizzazioni devono valutare i rischi connessi alle attività svolte, distinguendo tra interventi occasionali a basso impatto e operazioni strutturate in contesti complessi come emergenze ambientali, eventi pubblici o attività di assistenza logistica. In presenza di rischi significativi, diventano necessari percorsi formativi adeguati, l’adozione di procedure operative chiare e la fornitura di DPI idonei. La gestione del rischio non può essere improvvisata.
Le organizzazioni devono definire ruoli, responsabilità e modalità di coordinamento, soprattutto quando operano in sinergia con enti pubblici o altre realtà associative. L’obiettivo non è assimilare il volontariato all’impresa, ma garantire che l’impegno solidaristico si svolga in condizioni di sicurezza coerenti con la normativa vigente.
Implicazioni organizzative e responsabilità per enti e volontari
Gli enti del terzo settore sono chiamati a rafforzare la propria struttura organizzativa sotto il profilo prevenzionistico. La valutazione preventiva delle attività, la tracciabilità della formazione erogata e la consegna documentata dei dispositivi di protezione rappresentano strumenti essenziali per ridurre l’esposizione a responsabilità civili e penali. I volontari devono essere messi nelle condizioni di conoscere i rischi specifici connessi alle mansioni svolte e di operare secondo procedure definite.
L’approccio richiesto è sostanziale e non meramente formale. Una corretta gestione della sicurezza nel volontariato tutela le persone coinvolte, rafforza la credibilità delle organizzazioni e contribuisce a consolidare una cultura della prevenzione.


