Le radici della sicurezza sul lavoro in Italia affondano nel XIX secolo, con le prime tutele verso il lavoro minorile. Nel 1886 venne vietato l’impiego di bambini in miniere e opifici, segnando il primo passo formale verso condizioni di lavoro più umane. A questi interventi seguirono riforme decisive: nel 1898 fu introdotta l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni dei lavoratori, istituita alcuni anni prima come modello volontario.
Nei primi decenni del Novecento si posero le basi dello stato sociale, introducendo tutele graduali e sviluppando una rete di protezione. Nel dopoguerra, con l’affermazione della Costituzione, furono affermati i principi di tutela della salute e del lavoro, integrati poi nell’articolo 2087 del Codice Civile, che impone all’imprenditore l’obbligo di adottare misure adeguate a proteggere l’integrità fisica e morale dei lavoratori.
Negli anni Cinquanta, con i decreti attuativi (DPR 547/1955, 164/1956 e 303/1956), l’Italia compì una svolta normativa, disciplinando sicurezza negli stabilimenti, nei cantieri e l’igiene del lavoro. Il 1994 segnò un ulteriore salto, con l’introduzione del sistema di prevenzione moderno: la legge recepiva le direttive europee e dava vita all’obbligo di valutare i rischi e promuovere un approccio sistematico alla sicurezza.
Infine, il Testo Unico del 2008 (DLgs 81/2008) ha raccolto l’intera evoluzione normativa in un testo organico e aggiornato, definendo ruoli, responsabilità e strumenti pratici per garantire salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.


