concorso sicurezza sul lavoro

Sicurezza sul lavoro: nel 2022 Concorso per l’assunzione di ispettori, appuntati e carabinieri

All’interno dell’ultimo Decreto Fiscale sono contenute delle novità riguardanti le assunzioni e i nuovi concorsi per l’Arma dei Carabinieri per far applicare le norme in materia di sicurezza sul lavoro.

Secondo quanto contenuto nel decreto sono previste assunzioni di nuovi carabinieri che saranno assegnati al Ministero del lavoro e delle politiche sociali per vigilare sull’applicazione delle norme in materia di diritto del lavoro, legislazione sociale e sicurezza sui luoghi di lavoro, si tratta di un incremento dei controlli nei luoghi di lavoro in materia di sicurezza sul lavoro in seguito alle tantissime morti e infortuni che si sono registrati negli ultimi mesi.

In particolare si parla di 90 assunzioni di nuovi carabinieri che verranno effettuate con concorso pubblico, queste unità andranno ad aggiungersi a quelle già programmate prima del decreto fiscale quindi si tratta di assunzioni in più rispetto a quelle già programmate.

Quante saranno le assunzioni e come saranno divise?

Il governo dopo i recenti fatti di cronaca ha deciso di punire severamente tutte le aziende che non rispettano le normative in fatto di sicurezza sul lavoro e per farlo destinerà parte dei carabinieri già in servizio ad attività ispettive e di controllo, in più saranno assunte le 90 unità che abbiamo citato che saranno aggiunte alle altre già assegnate al Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Le 90 assunzioni serviranno anche per coprire i posti vacanti per le ulteriori unità destinate al Ministero del lavoro. Dunque l’Arma dei Carabinieri è autorizzata ad assumere 90 persone in più rispetto alle assunzioni ordinarie già autorizzate. I nuovi inserimenti avranno decorrenza dal 1° gennaio 2022.

Le assunzioni previste dal DL Fisco per l’Arma dei Carabinieri riguardano, nello specifico, i seguenti profili:

  • 45 Ispettori;
  • 45 Appuntati e Carabinieri.

Per reclutare il personale da assumere si farà ricorso, probabilmente, allo scorrimento di graduatorie e a nuovi concorsi.


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condomini

Condomini: con scarsa sicurezza e lavoro nero nei cantieri c’è la sospensione

La realizzazione dei cantieri nei condomini per qualsivoglia intervento previsto deve essere conforme alle norme del Dlgs 81/2008 sulla prevenzione degli incidenti sul lavoro.

È privilegiato l’intervento preventivo degli organi di vigilanza, piuttosto che quello sanzionatorio. Quindi i cantieri difformi alle norme di sicurezza possono essere sottoposti a un provvedimento di sospensione se l’Ispettorato nazionale del lavoro, direttamente o entro sette giorni dal ricevimento dei verbali da altre amministrazioni, accerti che nel cantiere: almeno il 10% dei lavoratori è stato impiegato senza la preventiva comunicazione dell’instaurazione dei rapporti di lavoro; sono accertate gravi violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza del lavoro indicate nell’allegato I del Dlgs 81/2008. Entro 30 giorni si può fare ricorso (ma solo per le irregolarità di assunzione) all’Ispettorato interregionale del lavoro territorialmente competente , il quale si pronuncia entro 30 giorni. Il provvedimento di sospensione decade con il decreto di archiviazione a seguito della conclusione del procedimento previsto dal Dlgs 758/1994 per le contravvenzioni.

Ecco i costi e le sanzioni per il condominio

Ne consegue che, qualora l’Ispettorato del lavoro adotti il provvedimento di sospensione del cantiere mentre sono in corso lavori per il superbonus o per le facciate, le conseguenze per il condominio sono assai gravi. La durata della sospensione, non di breve termine, incide direttamente sui costi del cantiere, per l’immobilizzazione dei ponteggi o dei materiali e impedisce il pagamento delle opere mediante l’emissione dei Sal.

Inoltre, se le violazioni sulla normativa di sicurezza non vengono rimosse dall’appaltatore, il provvedimento di sospensione del cantiere ha una durata di tale entità da impedire la realizzazione dell’opera ed il conseguimento dei benefici fiscali. Tale situazione genera controversie giudiziarie in materia di inadempimento contrattuale: l’insicurezza sul lavoro costa caro al condominio appaltante.


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Dad

Dad: più test e meno quarantene per scongiurarne l’utilizzo eccessivo

Sono questi gli assi intorno ai quali ruota la strategia del Governo per ridimensionare le chiusure di intere classi/scuole e, dunque, circoscrivere il ricorso alla Dad.

A prevederlo sono le linee guida messe a punto ormai un paio di settimane fa dall’Istituto superiore di Sanità, insieme ai ministeri della Salute e dell’Istruzione, che aspettano l’ok delle Regioni. Con un tassello (normativo) che è stato aggiunto dal recente decreto fiscale: la riproposizione dei congedi straordinari retribuiti al 50% (per figli fino a 14 anni, positivi o in quarantena) che vengono finanziati per circa 30 milioni. Se basteranno lo dirà l’evoluzione della pandemia che, al momento, pare sotto controllo anche negli istituti scolastici. 

Cosa prevedono le nuove linee guida?

In base alle nuove linee guida in arrivo, se un bambino dell’infanzia è positivo scatta la quarantena di 10 giorni per tutta la classe/bolla e, quindi, la Dad. Per uscirne, servirà un tampone negativo al termine dei 10 giorni. Se è positivo uno studente di primaria e secondaria, per l’intera classe non scatta più in automatico la quarantena ma la sorveglianza con testing. Il test iniziale si fa al momento della comunicazione da parte dell’Asl/preside; quello finale dopo 5 giorni. Se il tampone è negativo, si ritorna in presenza.

Con un secondo caso positivo, c’è la sorveglianza con testing per i soggetti vaccinati/negativizzati da non più di 6 mesi oppure la quarantena individuale se non vaccinati/negativizzati da più di 6 mesi. La quarantena per tutta la classe viene disposta dopo il terzo caso positivo e solo allora scatta la Dad.

Di norma, la sospensione temporanea delle attività didattiche è di competenza delle Asl, ma in via eccezionale può essere disposta anche dal preside. In base alle attuali regole sanitarie, la quarantena è prevista per i contatti “stretti”, vale a dire entro 48 ore dall’insorgenza dei sintomi o dopo un tampone positivo (se soggetto asintomatico).

Laddove non è prevista per i contatti a basso rischio, eccetto che in presenza di variante Beta sospetta o confermata. Un docente è contatto “stretto” se, nelle 48 ore precedenti, è stato in presenza almeno 4 ore, anche cumulative, nella classe in cui è stato individuato il caso di Covid-19. In generale, quando si contagia un professore, per gli studenti della classe scatta la sorveglianza con test al momento della comunicazione e dopo 5 giorni.

E si torna a scuola solo con risultato negativo del tampone. In presenza di un ulteriore contagiato, vale la regola per gli studenti di primaria e secondaria ricordata poc’anzi. La quarantena per tutta la classe viene disposta dopo il terzo caso positivo (due oltre al docente). Per vaccinato si intende chi ha completato il ciclo da almeno 14 giorni. 

Congedi straordinari per aiutare i genitori in difficoltà 

Con queste nuove disposizioni il governo si attende un impatto limitato del virus sulla scuola in presenza e un minor ricorso alla Dad. Per aiutare i genitori che dovessero trovarsi con un figlio a casa in quarantena sono stati ripristinati anche i congedi straordinari: potranno essere richiesti, in alternativa da uno dei due genitori, per tutto o in parte il periodo di quarantena o Covid da parte dei figli minori di 14 anni. L’astensione è retribuita con una indennità pari al 50%.

Per i genitori di ragazzi tra i 14 e i 16 anni i congedi straordinari non sono retribuiti. Per i disabili si prescinde dal limite d’età. Nel periodo gennaio-giugno 2021, dall’archivio Inps, risulta che hanno chiesto questi congedi straordinari circa 27mila lavoratori privati per un numero di 9 giornate fruite.

Con il rifinanziamento del congedo straordinario si stima ne fruiranno 30.600 lavoratori privati, 14.300 autonomi, 10.700 iscritti alla gestione separata.


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Inps

Inps: per le aziende con più di 50 dipendenti ecco il Greenpass50+

Grazie all’Inps, i datori di lavoro, privati e pubblici con più di 50 dipendenti, hanno ora a disposizione un servizio per verificare in modo massivo il possesso del green pass.

La nuova possibilità, denominata Greenpass50+, è fornita dall’Inps che ottiene le informazioni interrogando la piattaforma nazionale della certificazione verde. Per utilizzare il servizio, in prima battuta le aziende interessate, anche tramite gli intermediari delegati, devono accreditarsi presso l’istituto di previdenza seguendo la procedura disponibile sul sito internet. In questa fase vanno indicati i codici fiscali dei verificatori, cioè i soggetti autorizzati a controllare i green pass, che verranno quindi abilitati. Ogni giorno l’Inps individuerà, tramite i flussi Uniemens, il Cida per il settore agricolo o il codice fiscale per il settore pubblico, i dipendenti delle aziende accreditate e verificherà il possesso del green pass.

Quali sono gli orari e le fasi dell’operazione?

Questa operazione dovrebbe avvenire tra le ore 20.00 e le 23.59, periodo in cui il sistema non sarà accessibile, e dalle 24.00 i dati saranno consultabili e poi cancellati fino alla successiva verifica da parte dell’Inps. A loro volta i verificatori ogni giorno, accedendo tramite identità elettronica-profilo cittadino, possono visualizzare tutti i dipendenti dell’azienda (o delle aziende per cui sono stati accreditati) ma, sulla base delle disposizioni normative, possono procedere alla verifica del green pass solo per quelli effettivamente in servizio (ed escluso chi lavora in smart working).

In risposta si ottiene l’elenco dei nominativi indicati e l’esito (croce rossa o spunta verde) della verifica. In una versione del servizio di prossimo rilascio, sarà possibile abbinare un verificatore a un determinato numero di dipendenti. Se il sistema dovesse indicare che un dipendente non ha un green pass valido, il lavoratore ha diritto di chiedere la verifica del certificato in suo possesso al momento dell’accesso al luogo di lavoro tramite l’applicazione Verifica C19.

L’utilizzo del nuovo servizio, che semplifica la gestione dei controlli, è possibile ovviamente solo per il personale dipendente e quindi, in caso di accesso al luogo di lavoro da parte di altri lavoratori, occorre comunque procedere di volta in volta alla verifica tramite app.


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Stato di emergenza

Stato di emergenza: graduale addio alle restrizioni da fine anno

Mancano infatti poco più di due mesi alla fine dello stato di emergenza previsto per fine dicembre ed è già iniziato il pressing per allentare le misure nate con l’emergenza.

Con il 90% di italiani over 12 vaccinati, una asticella che l’Italia potrebbe toccare o almeno sfiorare a inizio dicembre, e i numeri dell’epidemia sotto controllo come quelli attuali l’Italia potrebbe cominciare a dire addio alle restrizioni dovute allo stato di emergenza da fine anno: prima fra tutti il green pass che però è stata l’ultima misura a essere introdotta.

Il presidente delle Regioni Fedriga ha chiesto di rivedere il certificato verde a fine anno e anche lo stesso commissario all’emergenza, il generale Figliuolo, ha anticipato che in caso di raggiungimento del 90% di vaccinati si può immaginare una «alleggerimento delle misure di contenimento attuali, come l’obbligo di green pass». Al Ministero della Salute e tra i tecnici il confronto è appena iniziato anche perché oltre a guardare ai segnali che arrivano dall’estero come in Inghilterra, il primo Paese a eliminare le restrizioni, dove i contagi sono tornati a correre si vogliono aspettare anche i dati delle prossime settimane quando con la stagione fredda il virus potrebbe rialzare la testa.

Quali saranno le prime restrizioni a cadere e in quali modalità?

I primi ragionamenti comunque già ci sono: la prima serie di restrizioni che potrebbe cadere è quella legata al «sistema dei colori» (giallo, arancione e rosso) che ormai da quasi un anno – è in vigore dallo scorso 6 novembre – accompagna l’emergenza.

 Dalla scorsa estate grazie anche alla massiccia campagna di vaccinazione questo meccanismo che nelle zone «arancioni» e «rosse» prevede chiusure di diverse attività (dalla ristorazione al commercio) è stato di fatto superato: da fine giugno, con l’eccezione della Sicilia che per 3 settimane a settembre è rimasta in zona «gialla», tutta l’Italia è rimasta in zona «bianca» quella cioè dove non ci sono restrizioni a parte le mascherine nei luoghi al chiuso.

Ecco questa potrebbe essere la prima restrizione a cadere già da inizio 2022: a regolare le attività resterebbero le linee guida da poco aggiornate dalle Regioni e l’impiego del green pass. Che potrebbe restare, magari attenuato, in uso almeno fino alla primavera del 2022 quando tra l’altro cominceranno a scadere i certificati verdi della stragrande maggioranza degli italiani.

Ecco le proroghe e le incognite.

I pass durano un anno e a parte over 80 e sanitari i primi a vaccinarsi che vedranno scadere i loro certificati già tra febbraio e marzo prossimi e ora invitati alla terza dose per il resto degli italiani la validità comincerà a scadere proprio in primavera. L’eventuale proroga dell’uso del green pass non sarà legato per forza allo stato di emergenza che potrebbe dunque concludersi dopo quasi due anni a fine dicembre.

Resta però una incognita: se servirà una terza dose di vaccino per tutti e non solo per gli over 60 come è stato raccomandato finora allora anche lo stato di emergenza potrebbe essere prorogato ancora una volta perché sarà necessario tenere ancora in piedi la struttura commissariale per continuare la campagna vaccinale di massa.

Intanto i dati dell’epidemia restano sotto controllo: ieri solo 2.697 casi ma ancora 70 decessi. E ben 662mila tamponi, un record assoluto trascinato dalla corsa ai test per gli italiani che non ancora vaccinati hanno bisogno del green pass per andare a lavoro.


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