Bustine monodose vietate nella ristorazione: le nuove regole

Bustine monodose vietate nella ristorazione: le nuove regole

Le bustine monodose utilizzate nella ristorazione e nel comparto HoReCa sono al centro di una significativa evoluzione normativa europea. Il nuovo Regolamento (UE) 2025/40, noto come PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea nel gennaio 2025, sostituisce la precedente disciplina in materia di imballaggi e rifiuti da imballaggio, introducendo un quadro più stringente finalizzato alla riduzione dell’impatto ambientale

Il Regolamento entra pienamente in applicazione il 12 agosto 2026, ma le restrizioni che interessano direttamente le bustine monodose e gli altri formati monouso in plastica sono disciplinate dall’articolo 25 e dall’Allegato V e decorreranno dal 1° gennaio 2030. In parallelo, dal 12 agosto 2026 scatteranno i limiti sul contenuto di PFAS, le sostanze perfluoroalchiliche, negli imballaggi a contatto con gli alimenti. Il nuovo impianto si collega anche alla disciplina italiana sulla sicurezza alimentare, a partire dal Regolamento (CE) 852/2004 in materia di igiene dei prodotti e dal Dlgs 193/2007, che individuano principi, obblighi e responsabilità degli operatori del settore alimentare.

Bustine monodose: divieti, eccezioni e alternative possibili

Le bustine monodose in plastica destinate a contenere singole porzioni di prodotti alimentari rientrano tra i formati monouso che il PPWR intende progressivamente eliminare. Il divieto previsto dall’Allegato V riguarda in particolare condimenti, salse, conserve, zucchero e crema per il caffè serviti nel settore della ristorazione e dell’ospitalità. La normativa non introduce tuttavia un divieto assoluto: sono previste eccezioni per l’asporto e il delivery, dove il dosaggio individuale resta funzionale al servizio, e per le strutture sanitarie come ospedali, cliniche e case di cura, nelle quali la monoporzione risponde a esigenze igieniche e mediche.

Il Regolamento prevede inoltre un calendario scaglionato di obblighi che riguardano anche l’asporto: entro il 12 febbraio 2027 i clienti dovranno poter utilizzare un proprio contenitore senza sovrapprezzo, mentre dal 12 febbraio 2028 le attività dovranno offrire un’opzione in imballaggi riutilizzabili. Per adeguarsi, molti operatori stanno valutando l’introduzione di dispenser ricaricabili, contenitori comuni lavabili e formati famiglia, in coerenza con i principi dell’economia circolare promossi dall’Unione Europea.

Impatti pratici per imprese e operatori della ristorazione

Il percorso delineato dal PPWR richiede alle imprese della ristorazione, della ricettività alberghiera e del catering una revisione graduale ma strutturata di processi, forniture e procedure. Dal 2026 occorrerà innanzitutto verificare la conformità del packaging a contatto con alimenti rispetto ai nuovi limiti sui PFAS, collaborando con i fornitori per selezionare materiali privi di tali sostanze e aggiornare i sistemi di autocontrollo basati sui principi HACCP.

Sul fronte operativo, il passaggio dalle bustine monodose a soluzioni alternative richiederà attenzione a igiene, conservazione dei prodotti, controllo delle porzioni e corretta manutenzione dei dispositivi riutilizzabili, con ricadute sui costi di pulizia, sulla gestione degli utensili e sulla formazione del personale. Per i lavoratori cambiano di fatto alcune routine di servizio, che dovranno integrare le nuove modalità di somministrazione.

Le imprese che anticiperanno la transizione potranno trasformare l’obbligo normativo in un’opportunità competitiva, riducendo gli sprechi, contenendo i costi di fornitura ricorrenti e rafforzando il proprio posizionamento in termini di sostenibilità. Resta essenziale monitorare gli aggiornamenti attuativi e pianificare con anticipo la sostituzione di imballaggi, cortesie e materiali, per arrivare alle scadenze del 2027, del 2028 e del 2030 senza impatti operativi improvvisi sull’organizzazione del servizio.

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