La sicurezza negli ambienti confinati richiede una valutazione preventiva capace di considerare non soltanto il rischio di atmosfere pericolose o carenti di ossigeno, ma anche cadute, difficoltà di accesso, incendi, esplosioni, seppellimento, intrappolamento e criticità nelle operazioni di soccorso. Il quadro legislativo è definito dal Dlgs 81/2008, che all’articolo 66 disciplina i lavori in ambienti sospetti di inquinamento, all’articolo 121 affronta la presenza di gas negli scavi e nell’Allegato IV, punto 3, individua specifiche misure per vasche, canalizzazioni, tubazioni, serbatoi, recipienti, silos e ambienti analoghi.
A queste disposizioni si aggiunge il DPR 177/2011, che stabilisce i requisiti di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi chiamati a operare in tali contesti, con particolare attenzione all’esperienza del personale, alla formazione, all’addestramento e all’applicazione delle procedure di sicurezza. La norma UNI 11958:2024 integra questo sistema con criteri tecnici utili per classificare gli ambienti, individuare i pericoli, valutare i rischi e definire procedure operative ed emergenziali coerenti con le condizioni reali di lavoro. La norma non sostituisce gli obblighi legislativi, ma offre un metodo strutturato per applicarli in modo più uniforme e verificabile.
La sicurezza negli ambienti confinati secondo la UNI 11958
La UNI 11958:2024 propone un percorso organizzato che parte dal censimento degli ambienti confinati e sospetti di inquinamento presenti nell’organizzazione. La classificazione non deve basarsi esclusivamente sul nome o sulla destinazione del luogo, ma sulle sue caratteristiche strutturali, sulle possibilità di accesso e uscita, sulla ventilazione, sulle sostanze presenti e sui pericoli generati dalle attività da svolgere. La norma estende inoltre l’attenzione agli ambienti assimilabili, cioè spazi non espressamente ricompresi nella disciplina legislativa, ma caratterizzati da configurazioni e rischi analoghi.
Dopo la classificazione occorre identificare tutti i pericoli prevedibili, compresi agenti chimici, carenza o arricchimento di ossigeno, atmosfere esplosive, seppellimento, intrappolamento, cadute e contatto con parti meccaniche o fonti di energia. La valutazione deve tradursi nella scelta di attrezzature, strumenti di rilevazione, sistemi di comunicazione, dispositivi di protezione collettiva e individuale, modalità di sorveglianza e procedure per ogni fase: preparazione, ingresso, svolgimento del lavoro, uscita, ripristino e gestione dell’emergenza. Devono inoltre essere definiti con precisione i compiti degli operatori, del preposto, del personale esterno e della squadra incaricata dell’eventuale recupero.
Le procedure che evitano errori e soccorsi improvvisati
Gli infortuni esaminati mostrano quanto possa essere pericolosa la distanza tra le procedure scritte e il lavoro effettivamente svolto. In un primo caso, un operatore è stato esposto a una sostanza chimica durante una verifica in prossimità di un passo d’uomo senza utilizzare un’idonea protezione delle vie respiratorie e seguendo una modalità operativa imprudente. In un secondo caso, un lavoratore impegnato nello svuotamento di un silos è caduto durante l’uscita perché il sistema di accesso imponeva una manovra laterale e l’attrezzatura trasportata ne ha compromesso l’equilibrio.
La procedura aziendale esisteva, ma non veniva rispettata e i sistemi anticaduta e di recupero non erano adeguati. Per le imprese, la prevenzione richiede quindi sopralluoghi preliminari, permessi di lavoro, verifica dell’idoneità tecnico-professionale, controllo dell’atmosfera prima e durante le attività, isolamento delle energie, ventilazione, accessi sicuri, DPI selezionati in base ai rischi e presenza di personale formato e addestrato.
Il piano di emergenza deve essere specifico, provato e compatibile con gli spazi disponibili, con sistemi di recupero predisposti prima dell’ingresso. Occorre evitare che soccorritori non protetti entrino nell’ambiente e diventino a loro volta vittime. La UNI 11958 offre quindi un riferimento operativo per trasformare la valutazione dei rischi in procedure applicabili, controllate e aggiornate, rafforzando la capacità dell’impresa di prevenire l’incidente prima di dover gestire il soccorso.


