Il microclima nei luoghi di lavoro rientra tra i fattori fisici che possono incidere sulla salute, sulla sicurezza e sul benessere dei lavoratori. Il Dlgs 81/2008 impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi presenti in azienda, compresi quelli collegati alle condizioni termo-igrometriche degli ambienti. Il riferimento principale è l’articolo 28, che disciplina la valutazione dei rischi, insieme al Titolo VIII, Capo I, relativo agli agenti fisici, e all’articolo 180, che include il microclima tra i rischi da considerare.
Rilevano inoltre l’Allegato IV, per i requisiti dei luoghi di lavoro in materia di aerazione, temperatura e umidità, l’articolo 184 sull’informazione e formazione dei lavoratori, l’articolo 185 sulla sorveglianza sanitaria e l’articolo 45 sulle misure di primo soccorso. La valutazione deve quindi considerare temperatura dell’aria, temperatura radiante, umidità, velocità dell’aria, attività metabolica, abbigliamento e mansione svolta.
Microclima e indici tecnici per valutare comfort e stress termico
La valutazione del microclima non può essere generica, perché cambia in base al tipo di ambiente e alle condizioni reali di lavoro. Negli ambienti moderabili, come uffici, negozi o locali climatizzati, l’obiettivo è garantire il comfort termico e ridurre eventuali situazioni di discomfort. In questi casi si utilizzano indici come PMV e PPD, previsti dalla norma UNI EN ISO 7730, che permettono di stimare la sensazione termica media e la percentuale di persone potenzialmente insoddisfatte. Diversa è la situazione degli ambienti vincolati, dove le condizioni produttive o ambientali impediscono il raggiungimento del comfort.
Nei contesti caldi severi, come lavorazioni all’aperto, reparti con fonti di calore o attività fisicamente intense, il riferimento è il metodo PHS della UNI EN ISO 7933. Negli ambienti freddi severi, come celle frigorifere o lavorazioni a basse temperature, si utilizza invece il metodo IREQ della UNI EN ISO 11079. La corretta valutazione richiede misurazioni rappresentative, strumenti tarati, analisi delle postazioni effettive e inserimento dei risultati nel DVR.
Gli interventi aziendali per ridurre caldo, freddo e discomfort
Le imprese devono gestire il rischio microclima con misure tecniche, organizzative e procedurali adeguate alla specifica attività svolta. Negli ambienti caldi può essere necessario migliorare ventilazione e climatizzazione, schermare le fonti radianti, ridurre l’affollamento di macchine e persone, organizzare pause, garantire acqua disponibile e favorire l’acclimatazione dei lavoratori. Negli ambienti freddi occorre invece valutare l’abbigliamento idoneo, limitare i tempi di esposizione, prevedere pause in aree più calde e ridurre correnti d’aria dirette.
Anche nei locali moderabili, come uffici e piccoli ambienti di lavoro, gli impianti di climatizzazione devono essere installati e manutenuti correttamente, evitando sbalzi termici e correnti fastidiose. La valutazione deve essere aggiornata quando cambiano impianti, processi, layout, mansioni o condizioni di esposizione. Per datori di lavoro, RSPP, preposti e consulenti, il punto centrale è non trattare il microclima come un semplice disagio stagionale, ma come un rischio da analizzare, documentare e prevenire con misure coerenti e verificabili.


