La disciplina ATEX regola la prevenzione dei rischi derivanti dalla possibile formazione di atmosfere esplosive nei luoghi di lavoro. Il riferimento principale è il Titolo XI del Dlgs 81/2008, che recepisce la Direttiva 1999/92/CE e impone al datore di lavoro di valutare la probabilità e la durata della presenza di miscele pericolose, la possibilità che siano presenti fonti di accensione e l’entità degli effetti prevedibili. La valutazione deve considerare gas, vapori, nebbie e polveri combustibili, oltre agli impianti, alle sostanze utilizzate, ai processi produttivi e alle loro possibili interazioni.
L’articolo 293 richiede inoltre di classificare le aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive secondo i criteri dell’Allegato XLIX, mentre l’articolo 294 prevede la redazione del documento sulla protezione contro le esplosioni. Tale documento deve precisare i rischi individuati, le zone classificate, le misure adottate e i criteri utilizzati per scegliere attrezzature e sistemi di protezione. La disciplina è completata dalla Direttiva 2014/34/UE, relativa agli apparecchi destinati a operare in atmosfere potenzialmente esplosive, e dal capitolo V.2 del Codice di prevenzione incendi per le attività alle quali esso si applica.
ATEX: come distinguere le zone per gas e polveri
La classificazione ATEX parte dall’individuazione delle sorgenti di emissione e dalla valutazione della frequenza con cui l’atmosfera esplosiva può formarsi. Per gas, vapori e nebbie infiammabili le zone sono 0, 1 e 2. La zona 0 comprende gli ambienti nei quali l’atmosfera esplosiva è presente continuamente, per lunghi periodi o frequentemente. La zona 1 riguarda i luoghi nei quali la formazione della miscela pericolosa è probabile durante le normali attività. La zona 2 identifica invece le aree nelle quali tale formazione non è probabile nelle condizioni ordinarie e, se si verifica, permane soltanto per un breve periodo.
Per le polveri combustibili si applicano criteri analoghi attraverso le zone 20, 21 e 22. La zona 20 corrisponde alla presenza continua, frequente o prolungata di una nube di polvere combustibile. La zona 21 riguarda la possibile formazione durante il funzionamento normale, mentre la zona 22 interessa situazioni occasionali e di breve durata. La classificazione non dipende soltanto dalla quantità della sostanza, ma anche dalle caratteristiche di emissione, dalla ventilazione, dalla dispersione, dalla pulizia degli ambienti e dalla possibile formazione di depositi. L’estensione delle zone deve quindi essere definita con un’analisi tecnica riferita alle effettive condizioni di impiego.
Le misure aziendali dopo la classificazione delle aree
La corretta individuazione delle zone consente alle imprese di scegliere misure di prevenzione proporzionate al livello di rischio. Il primo obiettivo è evitare, quando possibile, la formazione dell’atmosfera esplosiva mediante contenimento delle sostanze, aspirazione, ventilazione e controllo delle emissioni. Quando il pericolo non può essere eliminato, occorre impedire l’innesco intervenendo su superfici calde, fiamme, scintille elettriche o meccaniche, scariche elettrostatiche e altre fonti di accensione. Le apparecchiature installate devono essere compatibili con la zona e conformi ai requisiti previsti per l’uso in atmosfera potenzialmente esplosiva.
È inoltre necessario delimitare e segnalare le aree pericolose, disciplinare gli accessi, programmare manutenzioni e pulizie e definire procedure per attività non ordinarie, guasti ed emergenze. Il documento sulla protezione contro le esplosioni deve essere predisposto prima dell’inizio delle attività e aggiornato quando locali, impianti, attrezzature o processi subiscono modifiche rilevanti. La valutazione deve essere coordinata con il DVR e, ove necessario, con la valutazione del rischio incendio.
Un errore nella classificazione può determinare l’impiego di dispositivi non idonei, la sottovalutazione delle sorgenti di accensione e misure organizzative insufficienti. Una gestione accurata permette invece di proteggere i lavoratori, ridurre il rischio di incendi ed esplosioni e rendere più affidabili la progettazione e l’esercizio degli impianti.


