Gli esoscheletri occupazionali rappresentano una tecnologia sempre più utilizzata per supportare i lavoratori impegnati in attività caratterizzate da movimentazione manuale dei carichi, posture incongrue o movimenti ripetitivi. Il loro impiego si inserisce nel più ampio quadro della prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici, che interessano soprattutto schiena, spalle, collo e arti superiori. Il riferimento normativo principale è il Dlgs 81/2008, che impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi per la salute e sicurezza e di adottare misure finalizzate alla loro eliminazione o riduzione.
In particolare, il Titolo VI disciplina la movimentazione manuale dei carichi. L’articolo 168 stabilisce che il datore di lavoro deve adottare misure organizzative e utilizzare mezzi appropriati per evitare, quando possibile, la movimentazione manuale oppure ridurne il rischio, tenendo conto anche dei fattori individuali e delle caratteristiche dell’attività. In questo contesto gli esoscheletri possono rappresentare uno strumento aggiuntivo per ridurre il carico biomeccanico, ma non sostituiscono la corretta progettazione ergonomica delle postazioni, delle attrezzature e dell’organizzazione del lavoro.
Esoscheletri occupazionali: come supportano il lavoratore
Gli esoscheletri sono dispositivi indossabili progettati per fornire un sostegno meccanico a specifiche parti del corpo durante determinate attività lavorative. Possono essere passivi, quando sfruttano elementi elastici capaci di accumulare e restituire energia, semi-attivi oppure attivi, quando utilizzano motori, sensori e sistemi di controllo per assistere il movimento. La loro funzione principale è ridurre lo sforzo richiesto a muscoli e articolazioni nelle mansioni più gravose. Possono essere utilizzati, ad esempio, durante il sollevamento di carichi, nelle attività svolte con le braccia mantenute a lungo sopra le spalle oppure quando è necessario assumere posture statiche o incongrue per periodi prolungati.
I possibili benefici riguardano soprattutto la riduzione dell’affaticamento e del carico biomeccanico su specifici distretti corporei. Il loro impiego può quindi contribuire alla prevenzione di lombalgie, tendinopatie, disturbi della spalla e altre patologie correlate al sovraccarico. Le evidenze disponibili richiedono però cautela. Gran parte degli studi riguarda infatti periodi di utilizzo limitati o condizioni sperimentali, mentre sono ancora meno consolidate le conoscenze sugli effetti derivanti dall’utilizzo continuativo nel lungo periodo. Un dispositivo che alleggerisce una parte del corpo può inoltre modificare i movimenti e trasferire parte dello sforzo verso altri distretti, con conseguenze che devono essere attentamente valutate.
La valutazione del rischio resta centrale per le imprese
Le imprese interessate all’introduzione degli esoscheletri devono quindi considerarli all’interno di una strategia complessiva di prevenzione e non come una soluzione automatica ai problemi ergonomici. Prima del loro utilizzo è necessario analizzare la mansione, il tipo di movimento, la durata dell’esposizione, il peso movimentato e le caratteristiche individuali dei lavoratori. La priorità deve rimanere l’eliminazione del rischio alla fonte attraverso la riprogettazione delle postazioni, l’utilizzo di ausili per la movimentazione, la modifica dei processi e una migliore organizzazione delle attività.
Gli esoscheletri possono intervenire successivamente, quando permane un carico fisico significativo e il loro utilizzo risulta effettivamente appropriato alla mansione. È inoltre necessario valutare comfort, libertà di movimento, eventuali punti di pressione sul corpo e possibili interferenze con altre attrezzature o dispositivi di protezione. Anche formazione e addestramento assumono un ruolo essenziale, perché il lavoratore deve conoscere le modalità corrette di utilizzo, regolazione e rimozione del dispositivo.
Nei casi previsti dalla valutazione dei rischi, la sorveglianza sanitaria consente inoltre di tenere conto delle condizioni individuali e di monitorare eventuali effetti legati all’impiego nel tempo. L’innovazione tecnologica può quindi offrire nuove opportunità per contrastare i disturbi muscoloscheletrici, ma la sua efficacia dipende dall’integrazione con ergonomia, organizzazione del lavoro e corretta gestione dei rischi.


