Gli APVR, apparecchi di protezione delle vie respiratorie, rappresentano una misura essenziale quando i lavoratori possono essere esposti a sostanze pericolose, agenti nocivi o atmosfere con una quantità insufficiente di ossigeno. Il Regolamento (UE) 2016/425 colloca gli apparecchi destinati a proteggere da rischi in grado di provocare conseguenze molto gravi, come morte o danni irreversibili alla salute, tra i dispositivi di protezione individuale di categoria III. Il quadro deve essere letto insieme agli obblighi previsti dal Dlgs 81/2008 in materia di DPI.
In particolare, il datore di lavoro deve individuare le caratteristiche dei dispositivi necessarie affinché siano adeguati ai rischi da prevenire, assicurandone il corretto utilizzo, la manutenzione e l’efficienza. La protezione delle vie respiratorie assume particolare importanza nelle attività in cui possono svilupparsi gas, vapori, polveri o altre sostanze pericolose, soprattutto quando le lavorazioni avvengono in ambienti poco ventilati o caratterizzati da condizioni che possono rendere rapidamente pericolosa l’atmosfera.
Gli APVR devono essere scelti in base al rischio effettivo
Gli APVR non possono essere selezionati in modo generico, perché il dispositivo deve essere adeguato alla sostanza presente, alla concentrazione, alla durata dell’esposizione e alle condizioni dell’ambiente di lavoro. Alcuni casi di infortunio analizzati nell’ambito del sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi mostrano quanto possano essere rilevanti l’assenza di protezione respiratoria e una valutazione insufficiente dell’atmosfera presente. Le situazioni considerate riguardano attività nelle quali i lavoratori sono stati esposti a sostanze o vapori pericolosi durante interventi svolti in ambienti con caratteristiche critiche.
In questi contesti, affidarsi esclusivamente alle normali condizioni operative o alla percezione del lavoratore non è sufficiente. Un riferimento tecnico importante è la UNI 11719:2025, che definisce criteri per impostare un programma di protezione delle vie respiratorie e disciplina la scelta, l’uso, la manutenzione e la gestione degli apparecchi. La norma dedica inoltre specifica attenzione alla formazione e all’addestramento degli utilizzatori e conferma, per i dispositivi dotati di facciali a tenuta, l’importanza della verifica dell’adattabilità al singolo portatore attraverso il fit test nei casi previsti.
Le imprese devono gestire formazione, controlli e manutenzione
Le imprese devono considerare la protezione respiratoria come un sistema organizzato e non come la semplice consegna di una maschera o di un respiratore. La prima fase consiste nella corretta valutazione del rischio, attraverso l’individuazione degli agenti presenti e delle condizioni nelle quali può verificarsi l’esposizione. Successivamente deve essere scelto l’APVR adeguato, verificando anche la compatibilità con il lavoratore e con gli altri dispositivi eventualmente utilizzati.
La formazione deve consentire agli addetti di comprendere quando utilizzare il dispositivo, quali siano i suoi limiti e come riconoscere eventuali anomalie. L’addestramento deve invece permettere di acquisire concretamente le modalità corrette di indossamento, controllo e utilizzo. Anche manutenzione, pulizia, conservazione e sostituzione dei componenti devono essere definite attraverso procedure precise.
Particolare attenzione deve essere riservata agli ambienti nei quali possono formarsi atmosfere pericolose o verificarsi carenze di ossigeno: in queste situazioni la scelta di un dispositivo non adeguato può esporre il lavoratore a conseguenze molto gravi. Una corretta gestione degli APVR richiede quindi valutazione preventiva, scelta tecnica del dispositivo, formazione, addestramento e controlli periodici, integrando la protezione delle vie respiratorie nell’intero sistema aziendale di prevenzione.


