La sicurezza sul lavoro non dipende soltanto dalla presenza di procedure, dispositivi di protezione e attività formative, ma anche dai comportamenti che si consolidano all’interno dei gruppi di lavoro. Il Dlgs 81/2008 stabilisce, all’articolo 28, che la valutazione debba riguardare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, compresi quelli collegati allo stress lavoro-correlato. L’articolo 15 richiama inoltre la necessità di programmare la prevenzione considerando in modo integrato le condizioni tecniche, produttive e organizzative dell’impresa.
In questo quadro assume rilievo anche la cosiddetta pressione dei pari, o peer pressure, cioè l’influenza che i comportamenti dei colleghi possono esercitare sulle decisioni del singolo lavoratore. Non si tratta di un rischio autonomamente definito dalla normativa, ma di un fattore che può incidere sulla percezione del pericolo e sul rispetto delle misure di prevenzione adottate dall’azienda.
Sicurezza e pressione del gruppo nei comportamenti di lavoro
La pressione esercitata dal gruppo può modificare progressivamente il modo in cui un lavoratore interpreta le regole di sicurezza. Le procedure aziendali stabiliscono quali comportamenti devono essere adottati, ma nella pratica il lavoratore osserva anche ciò che fanno quotidianamente colleghi e responsabili. Se all’interno di un reparto diventa abituale evitare un controllo, non utilizzare correttamente un DPI o seguire una procedura più rapida rispetto a quella prevista, il comportamento scorretto può essere percepito nel tempo come normale.
Il rischio aumenta quando queste condotte non producono conseguenze immediate, perché l’assenza di incidenti può generare una falsa sensazione di sicurezza. Lo stesso meccanismo può però funzionare in senso positivo. Un gruppo nel quale è normale segnalare un pericolo, interrompere un’attività non sicura, controllare correttamente i DPI o comunicare un near miss può favorire comportamenti più prudenti anche nei nuovi lavoratori. La prevenzione passa quindi anche dalla capacità dell’organizzazione di rendere i comportamenti corretti una pratica condivisa e riconosciuta all’interno dei reparti.
Le imprese possono trasformare il gruppo in uno strumento di prevenzione
Le imprese devono prestare attenzione alla distanza che può crearsi tra le procedure formalmente previste e i comportamenti realmente adottati durante il lavoro. Un ruolo importante spetta ai preposti e ai responsabili, perché tollerare ripetutamente una condotta non conforme può trasmettere al gruppo il messaggio che quella violazione sia accettabile. Al contrario, intervenire tempestivamente davanti a una situazione rischiosa rafforza la percezione che la sicurezza rappresenti una priorità concreta.
È quindi utile osservare le modalità operative effettive, favorire la segnalazione di anomalie e near miss, valorizzare i comportamenti corretti e creare condizioni nelle quali i lavoratori possano evidenziare un problema senza timore di essere considerati un ostacolo all’attività produttiva. Anche formazione e addestramento devono confrontarsi con ciò che accade realmente nei reparti, evitando che le indicazioni apprese rimangano separate dalla pratica quotidiana.
Una cultura aziendale coerente può così trasformare l’influenza dei colleghi da possibile fattore di rischio a strumento di prevenzione, rafforzando la responsabilità condivisa e la capacità del gruppo di riconoscere e contrastare comportamenti pericolosi.


