rischi psicosociali

Rischi psicosociali nell’assistenza socio-sanitaria, analsi Eu-Osha

Il settore dell’assistenza sanitaria e sociale è occupato da circa l’11% del totale dei lavoratori dell’Unione europea e, come emerge dai dati 2020 della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound), ha registrato una crescita nell’ultimo decennio, soprattutto per effetto dell’invecchiamento della popolazione.

Sul tema Eu-Osha ha condotto una ricerca, che analizza i rischi psicosociali dei lavoratori dediti alle attività assistenziali.

Le caratteristiche del comparto assistenziale e della forza lavoro

Secondo la classificazione statistica delle attività economiche nella Comunità europea (Eurostat, 2008), il settore si divide in assistenza sanitaria umana (ad esempio attività ospedaliere), residenziale e sociale (ad esempio assistenza sociale senza alloggio per anziani e disabili, attività di asilo nido). Come segnalato da Eu-Osha e da Eurofound, più di tre quarti delle figure professionali impiegate nell’assistenza sono donne.

Dallo studio dell’Agenzia europea emerge che la maggior parte degli operatori assistenziali svolge il proprio lavoro in strutture ospedaliere, ma esistono anche altri luoghi di lavoro, come le case di cura, gli asili nido, gli studi medici e le case dei pazienti. Le occupazioni in questo settore coinvolgono figure professionali molto diverse, dai medici altamente istruiti agli assistenti infermieristici a basso salario.

I rischi connessi all’attività di assistenza sociale e sanitaria

Lo studio di Eu-Osha riporta il dato di Eurostat, secondo cui nel 2020 oltre il 58% dei lavoratori del comparto ha riferito di essere esposto a fattori che influiscono negativamente sul proprio benessere mentale.

In campo assistenziale, il carico di lavoro risulta essere in costante aumento anche a causa delle esigenze crescenti di una popolazione che invecchia e della carenza di professionisti sociosanitari. La pressione temporale, dovuta al sovraccarico da lavoro, costituisce per gli operatori un forte fattore di stress.

A questo si unisce un carico emotivo pesante da gestire quando si entra in contatto con malattie gravi e terminali, con il dolore e l’ansia dei pazienti o con le richieste dei loro parenti.

L’impatto della digitalizzazione e del covid-19 sul benessere mentale dei lavoratori sociosanitari

Lo studio, citando i dati di un sondaggio dell’Agenzia, riporta che il 59% degli operatori sociosanitari con registra un aumento significativo dello stress lavoro correlato durante la pandemia. Il covid-19, infatti, a causa soprattutto della paura di infettarsi e di la gestione dei rischi psicosociali. Inoltre, evidenziando le interconnessioni che esistono tra la salute della forza lavoro e la necessità di garantire un’assistenza sicura e di qualità ai pazienti, lo studio suggerisce un approccio integrato, che tenga conto del benessere dei lavoratori, delle pratiche organizzative e della qualità dei servizi assistenziali.

Le conseguenze dei rischi psicosociali per il benessere dei lavoratori

Lo studio riporta che l’esposizione a fattori di rischio psicosociali può portare a stress lavorativo e causare una serie di gravi problemi di salute mentale e fisica come affaticamento cronico, depressione e malattie cardiovascolari.

Dalle indagini riportate risulta che il 30% degli intervistati ha riferito di aver sperimentato negli ultimi 12 mesi stress, depressione e ansia legati al lavoro. Questi sintomi, se non gestiti con successo, possono favorire lo sviluppo di fenomeni di burnout.

Inoltre, fornendo assistenza ai pazienti, è probabile che gli operatori siano esposti a traumi, che potenzialmente rischiano di portare a un disturbo da stress post-traumatico.

La gestione dei rischi psicosociali: la necessità di un approccio integrato

A partire dal 1989, con l’introduzione della Direttiva 89/391/CEE sulla sicurezza e la salute dei lavoratori, sono nate molte iniziative a livello internazionale, nazionale, regionale, settoriale e/o aziendale per la gestione dei rischi psicosociali. Inoltre, evidenziando le interconnessioni che esistono tra la salute della forza lavoro e la necessità di garantire un’assistenza sicura e di qualità ai pazienti, lo studio suggerisce un approccio integrato, che tenga conto del benessere dei lavoratori, delle pratiche organizzative e della qualità dei servizi assistenziali. 

indennità

Danno biologico sul lavoro, aumenta indennità per lavoratori e famiglie

Aumento dell’indennità erogata a titolo di risarcimento ai lavoratori e alle loro famiglie a seguito di danno biologico subito sul lavoro. Lo ha ufficializzato l’Inail con la circolare n.41 .

Il nuovo indice va applicato agli importi delle prestazioni economiche per danno biologico, ossia agli indennizzi in capitale e rendita dovuti dall’Inail.

I nuovi importi rivalutati saranno corrisposti con il rateo di dicembre 2023 per quanto riguarda le rendite, mentre sono liquidati da luglio per quanto riguarda gli indennizzi in capitale.

Per chi aumenta l’indennità Inail

La rivalutazione riguarda le rendite e gli indennizzi in capitale liquidati dall’INAIL a partire dal 1° luglio 2023, in relazione ad eventi lesivi che hanno dato origine a danno biologico, erogate in misura proporzionale al grado di invalidità, con una franchigia del 6% (sotto la quale non spetta indennizzo):

  •  indennizzo in capitale per invalidità dal 6% al 16%;
  •  indennizzo in rendita dal 16% in su.
La circolare numero 41 dell’Inail
Italian Summit HSE Bologna

Sicurezza lavoro, le proposte del Summit HSE in una mozione approvata al Senato

Il Senato ha approvato la mozione n. 71 sulla Sicurezza nei luoghi di lavoro. La mozione impegna il governo a introdurre disposizioni di carattere premiale in favore delle imprese che assicurino ulteriori e più salde tutele per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e a rafforzare le misure sanzionatorie per le imprese che si rendono responsabili di violazioni in tema di sicurezza (punto 3); a promuovere la cultura della sicurezza sul lavoro in riferimento ad ogni livello di istruzione e formazione, prevedendo altresì il coinvolgimento, con apposite attività formative, delle classi docenti e l’eventuale l’introduzione di un insegnamento ad hoc (punto 10).

Sono questi due dei dieci punti previsti dalla mozione discussa dopo l’incidente alla stazione ferroviaria di Brandizzo (Torino) e la conseguente tragica morte di cinque lavoratori impiegati da un’impresa appaltatrice per la manutenzione del tratto ferroviario Milano-Torino.

Proposte, quelle sopracitate, che già il Summit HSE aveva consegnato al sottosegretario e senatore Claudio Durigon e all’onorevole Walter Rizzetto, presidente della commissione Lavoro, all’ultima riunione ad Ambiente Lavoro a Bologna (24 novembre): individuare semplificazioni burocratiche incisive tenendo conto delle esigenze di aziende e professionisti; prevedere una formazione in materia Sicurezza lavoro che risulti più efficace dell’attuale; introdurre un credito d’imposta per rimborsare le spese affrontate dalle imprese virtuose circa gli obblighi previsti dal Dlgs 81/08.

Italian Summit HSE. Promosso da Conflavoro PMI, vede tra i suoi membri le principali realtà che si occupano di salute, sicurezza e ambiente di lavoro: AIFOSUNASF Conflavoro PMIFondazione LHSANMILAmbiente e LavoroAIFESSistema HSE, UNPISI e ATISL.

anmil

Conflavoro a fianco di Anmil durante l’incontro con il Papa in Vaticano

Lunedì 11 settembre Conflavoro è stata al fianco di ANMIL durante i festeggiamenti per l’80esimo anno di attività di quest’ultima. Una giornata assolutamente unica poiché l’Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro, presieduta da Zoello Forni, è stata infatti ricevuta e celebrata da Papa Francesco e dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Per Conflavoro, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, ha partecipato all’incontro con il Santo Padre il segretario generale Enzo Capobianco, il quale riveste anche il ruolo di presidente Unasf, l’Unione Nazionale Sicurezza e Formazione dell’associazione.

La sicurezza sul lavoro, infatti, è stato il traino di tutta la giornata, con scambi tra il Santo Padre e la delegazione. “La sicurezza sul lavoro – ha affermato Papa Francesco – è come l’aria che respiriamo e ci accorgiamo della sua importanza solo quando viene a mancare”.

Conflavoro, a nome delle imprese associate, ha inoltre donato al pontefice la raffigurazione in bronzo del Volto Santo di Lucca, creata da Cesare Giovacchini tra gli ultimi artisti artigiano di oggetti sacri della Lucchesia. Il Volto Santo è un crocifisso ligneo risalente a un periodo compreso tra l’VIII e il IX secolo e custodito nella cattedrale di Lucca, città toscana che ha visto nascere Conflavoro e che per molti anni ha ospitato anche la sede nazionale.

Anmil e Conflavoro

“Sono forti e collaborativi i rapporti tra Anmil e Conflavoro, tanto che l’associazione guidata da Forni – spiega il segretario – è stata fra le prime ad aderire al nostro progetto dell’Italian Summit HSE, vero e proprio unicum nel nostro Paese, che vede riunite le più importanti associazioni e sigle attive a vario titolo nella salute e sicurezza sul lavoro. Abbiamo voluto celebrare ANMIL donando al presidente una medaglia anch’essa realizzata da Giovacchini, raffigurante San Martino cui è dedicata la cattedrale di Lucca. È stato emozionante essere ricevuti dal pontefice e siamo certi – conclude Enzo Capobianco – che con ANMIL faremo ancora grandi cose insieme per migliorare la prevenzione in ambiente lavorativo. I nostri migliori auguri vanno a loro per questi 80 anni e per tanti altri ancora a tutela dei lavoratori vittime gravi di infortuni sul lavoro”.

infortuni

Primo semestre 2023, infortuni in etinere (+6%) e malattie professionali (+22,4%)

Nella sezione Open data del sito Inail sono disponibili i dati analitici delle denunce di infortunio– nel complesso e con esito mortale – e di malattia professionale presentate all’Istituto entro il mese di giugno. Di seguito il report semestrale.

Infortuni, i dati da gennaio a giugno 2023

Le denunce di infortunio presentate all’Inail entro il mese di giugno sono state 296.665, in calo rispetto alle 382.288 dei primi sei mesi del 2022 (-22,4%), in aumento rispetto alle 266.804 del 2021 (+11,2%).

A livello nazionale i dati rilevati al 30 giugno di ciascun anno evidenziano nel primo semestre del 2023, rispetto all’analogo periodo del 2022, un decremento dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati dai 340.784 del 2022 ai 252.675 del 2023 (-25,9%); mentre quelli in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro, hanno fatto registrare un aumento del 6,0%, da 41.504 a 43.990.

Nel giugno di quest’anno il numero degli infortuni sul lavoro denunciati ha segnato un -27,6% nella gestione Industria e servizi (dai 313.474 casi del 2022 ai 226.964 del 2023), un -1,1% in Agricoltura (da 12.612 a 12.471) e un +1,8% nel Conto Stato (da 56.202 a 57.230).

Si osservano decrementi degli infortuni in occasione di lavoro in quasi tutti i settori produttivi, in particolare la Sanità e assistenza sociale (-73,1%), l’Amministrazione pubblica, che comprende l’attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e gli amministratori regionali, provinciali e comunali (-63,2%), e il Trasporto e magazzinaggio (-55,2%).

In controtendenza alcuni settori del comparto manifatturiero, come quelli delle bevande (+17,4%), dell’abbigliamento (+8,7%) e dei prodotti chimici (+2,2%).

Il calo che emerge dal confronto tra il primo semestre del 2022 e del 2023 è legato sia alla componente femminile, che registra un -35,6% (da 165.055 a 106.305 casi denunciati), sia a quella maschile, che presenta un -12,4% (da 217.233 a 190.360).

Il decremento ha interessato sia i lavoratori italiani (-25,4%) sia quelli comunitari (-18,9%) ed extracomunitari (-3,1%). Dall’analisi per classi di età emergono diminuzioni in tutte le fasce, tranne tra gli under 20 (+13,1%).

Infortuni mortali

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto nei primi sei mesi di quest’anno sono state 450, 13 in meno rispetto alle 463 registrate nel periodo gennaio-giugno 2022.

A livello nazionale i dati rilevati al 30 giugno di ciascun anno evidenziano per il primo semestre 2023 rispetto al pari periodo 2022, pur nella provvisorietà dei numeri, un decremento solo dei casi mortali in itinere, scesi da 121 a 104, mentre quelli avvenuti in occasione di lavoro passano da 342 a 346. Il calo ha riguardato l’Agricoltura (che scende da 57 a 47 casi) e il Conto Stato (da 18 a 15), mentre nell’Industria e servizi i decessi sono stati 388 in entrambi i periodi.

Al 30 giugno di quest’anno risultano sei denunce di incidenti plurimi per un totale di 12 decessi, sei dei quali stradali. Nei primi sei mesi del 2022 gli incidenti plurimi erano stati otto per un totale di 18 decessi, tutti stradali.

Denunce di malattia professionale

Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nei primi sei mesi del 2023 sono state 38.042, quasi settemila in più rispetto allo stesso periodo del 2022 (+22,4%). I dati rilevati al 30 giugno di ciascun anno mostrano un aumento del 22,6% nella gestione Industria e servizi (da 25.507 a 31.262 casi), del 21,1% in Agricoltura (da 5.308 a 6.430) e del 29,6% nel Conto Stato (da 270 a 350).

In ottica di genere si rilevano 4.779 denunce di malattia professionale in più per i lavoratori, da 23.054 a 27.833 (+20,7%), e 2.178 in più per le lavoratrici, da 8.031 a 10.209 (+27,1%). L’aumento riguarda sia le denunce dei lavoratori italiani, passate da 28.725 a 34.978 (+21,8%), sia quelle dei comunitari, da 781 a 911 (+16,6%), e degli extracomunitari, da 1.579 a 2.153 (+36,4%).

Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, quelle del sistema nervoso e dell’orecchio continuano a rappresentare, anche nei primi sei mesi del 2023, le prime tre malattie professionali denunciate, seguite dai tumori e dalle patologie del sistema respiratorio.

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