cyber security

Italia zona arancione anche per la Cyber Security: cosa significa?

Un report sulla situazione italiana (e mondiale) circa le incognite legate alla cyber security: è il Cyber Risk Index (CBR), che suddivide i Paesi in fasce

Nelle scorse settimane il Cyber Risk Index (CBR) di Trend Micro e Ponemon Institute ha fotografato i rischi delle aziende legati alla Cyber security. Un report mondiale (qui il documento completo) che, focalizzandosi sui rischi dei singoli territori, ha individuato l’Italia (e l’Europa intera, in realtà) come a “rischio elevato”, contrassegnato – una spiacevole coincidenza – con il colore arancione. Germania e UK fanno meglio di noi: lì il rischio per le aziende è moderato (colore giallo).

Cosa significa, nella sostanza, per le aziende del nostro Paese che, in fatto di disagi – anche sotto il profilo sicurezza a tutto tondo – sono spesso dal lato sbagliato delle classifiche? Prima uno sguardo al Cyber Risk Index. Si tratta di una scala che va da -10 (rischio alto = rosso) a 10 (rischio basso = verde): il CBR mondiale è di -0,41 cioè elevato. Peggio di tutti fanno gli Stati Uniti, dove le aziende rischiano di essere parecchio “bucate” a livello informatico, con CBR pari a -1,07.

La Cyber Security in Italia

L’Italia è a -0,13. Considerando che il CBR ha l’obiettivo di approfondire i livelli di rischio legati alla cyber security nelle aziende di tutto il mondo (mappa lo scenario attuale sulla base del divario tra le difese cyber dell’azienda e la possibilità di subire un attacco), nonché di predire il rischio di subire gravi danni cyber in una determinata area, per le aziende italiane essere in fascia arancione significa solo una cosa: rischiano continuamento un attacco o violazione informatica e hanno pure basse capacità di reazione.

Chiaramente si tratta di calcoli, come detto, su media e riferimento territoriale, nazionale nel nostro caso, ma è esemplificativa dei tempi che corrono. In un Paese come il nostro che è già martoriato dal digital divide interno e nel confronto gli Stati vicini, adesso scopriamo (anzi riscopriamo, poiché non è una novità) che anche le nostre aziende brancolano per certi aspetti gestionali propri nel buio digitale. Insomma, la “nuova” sicurezza sul lavoro passa ormai anche da aspetti “non tangibili” come la privacy e la cyber security ed è ormai giunto il tempo che gli adeguamenti formativi interni passino anche da qui.


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rifiuti

Rifiuti: chi è obbligato (e come deve fare) a presentare il Mud 2021?

Tutto quello che c’è da sapere sul Mud – Modulo unico di dichiarazione ambientale per i rifiuti

A differenza dello scorso anno, al momento non vi sono proroghe relative alla presentazione del Mud, da inviare entro il 30 aprile 2021. Il Mud è il Modulo unico di dichiarazione ambientale, ossia la comunicazione che enti e imprese presentano ogni anno alla Camera di commercio di loro riferimento, indicando quanti e quali scorie hanno prodotto e/o gestito durante il corso dell’anno precedente. 

Sono obbligati alla presentazione del Mud: 

  • chi effettua a titolo professionale raccolta e trasporto di rifiuti;
  • commercianti e intermediari senza detenzione di rifiuti;
  • imprese ed enti che effettuano recupero e/ o smaltimento;
  • consorzi e sistemi riconosciuti per il recupero ed il riciclaggio di imballaggi o altri tipi di rifiuti;
  • produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi;
  • produttori iniziali di rifiuti speciali non pericolosi di cui all’art.184 co.3 lettere c), (artigianali diversi da urbani), d) (industriali diversi da urbani), g) (attività di recupero e trattamento, fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue, derivanti dall’abbattimento di fumi, dalle fosse settiche e dalle reti fognarie) che hanno più di 10 dipendenti.

Sono esclusi dall’obbligo di presentazione del Mud: 

  • produttori iniziali di scorie speciali non pericolose le cui attività siano riconducibili a lettere diverse dalla c), d) o g) dell’art.184 co.3, a prescindere dal numero dei dipendenti;
  • produttori iniziali fino a 10 dipendenti, per i soli rifiuti speciali non pericolosi di cui all’art.184 co.3 lettere c), d), g)
  • imprese che raccolgono e trasportano rifiuti speciali non pericolosi da loro stesse prodotti (cat. 2-bis dell’Albo Gestori ambientali);
  • imprese che applicano le procedure semplificate per la gestione dei RAEE di cui al DM 65/2010;
  • imprenditori agricoli con volume d’affari fino a 8.000 €/ anno e che producono rifiuti speciali pericolosi;
  • soggetti esercenti attività nell’ambito dei codici ATECO 96.02.01 (saloni di barbiere e parrucchiere), 96.02.02 (istituti di bellezza) e 96.09.02 (attività di tatuaggio e piercing).

Ricordiamo che le associazioni di categoria possono inviare telematicamente i Mud compilati per conto dei propri associati e dei propri clienti, sulla base di espressa delega scritta dei propri associati, i quali restano responsabili della veridicità dei dati dichiarati.


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inail

Sicurezza lavoro PMI, al via ciclo di webinar tematici Inail

Scopo dei webinar Inail è Illustrare alle piccole e medie imprese del settore manifatturiero le tematiche della sicurezza sul lavoro e prevenzione del rischio

Illustrare alle piccole e medie imprese del settore manifatturiero le tematiche di salute e sicurezza sul lavoro e di prevenzione del rischio, da aggiornare e approfondire alla luce delle nuove necessità organizzative legate all’emergenza sanitaria da Covid-19 e delle opportunità offerte dalle innovazioni tecnologiche. È questo l’obiettivo del ciclo di seminari online promossi da Inail e da Made Competence Center Industria 4.0, al via da lunedì 1° febbraio.

Il contributo di accademici, ricercatori Inail e rappresentanti d’impresa

Curati scientificamente e organizzativamente anche con l’apporto dei ricercatori dei Dipartimenti di Medicina epidemiologia igiene del lavoro del lavoro e ambientale (Dimeila)  e di Innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici (Dit) dell’Istituto, i webinar si avvarranno della partecipazione di docenti universitari e di rappresentanti di alcune delle imprese aderenti a Made.

Saranno presentati, in particolare, anche casi pratici di implementazione degli strumenti principali di progettazione di ambienti e spazi di lavoro e dei dimostratori presenti nel Competence Center di Milano.  

Il programma della prima giornata

Si parte con Covid-19 e i rischi negli ambienti di lavoro. Alla gestione dei rischi da Coronavirus nei luoghi di lavoro sarà dedicato il seminario di apertura, lunedì 1° febbraio alle 11.30. Partendo dall’analisi dell’emergenza sanitaria in corso, saranno esaminate le nuove opportunità di re-ingegnerizzazione del lavoro con il monitoraggio da remoto di strumenti e attrezzature presenti negli ambienti in cui gli addetti sono maggiormente esposti al contagio. 

Le soluzioni innovative che possono essere offerte dalla progettazione dei processi produttivi per la tutela dei lavoratori attraverso la “prevention through design” nell’industria 4.0 e la sensoristica applicata agli spazi lavorativi saranno al centro del webinar di mercoledì 10 febbraio alle 11.  

Sensoristica e robotica collaborativa per la riduzione del rischio

Del rischio biomeccanico nelle attività lavorative in cui sono previste movimentazioni manuali dei carichi si parlerà lunedì 22 febbraio alle 11, con l’esame dei metodi di valutazione e dei loro limiti, e con la presentazione delle nuove opportunità di riduzione del rischio attraverso l’applicazione di tecnologie innovative come sensori ed esoscheletri. A chiudere il ciclo degli incontri, martedì 2 marzo alle 11, sarà un focus sulla robotica collaborativa. 

Iscrizione obbligatoria a ogni webinar

La partecipazione agli eventi è gratuita, con registrazione obbligatoria sul portale Made. Compilando il form di iscrizione, accessibile cliccando sul pulsante “registrati” all’interno di ogni seminario, si riceverà in automatico il link alla pagina YouTube Live dove avverrà la diretta dell’incontro.


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Contagi Covid sul lavoro, al 31 dicembre 131mila casi denunciati all’Inail

Novembre 2020 il mese con il maggior numero di denunce

I contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail alla data dello scorso 31 dicembre sono 131.090, pari al 23,7% delle denunce di infortunio pervenute all’Istituto nel 2020 e al 6,2% dei contagiati nazionali totali comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) alla stessa data.

A rilevarlo è il 12esimo report nazionale sulle infezioni di origine professionale da nuovo Coronavirus elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail, pubblicato oggi (22 gennaio) insieme alla versione aggiornata delle schede di approfondimento regionali.

Gli incrementi dei contagi nei mesi invernali

Dal report emerge un incremento di 26.762 casi (+25,7%) rispetto al monitoraggio precedente al 30 novembre, di cui 16.991 riferiti a dicembre, 7.901 a novembre e altri 1.599 a ottobre, complice la seconda ondata dell’epidemia, che ha avuto un impatto più intenso della prima anche in ambito lavorativo.

In novembre il record negativo con quasi 36mila infezioni segnalate all’Istituto. Oltre 75mila denunce, pari al 57,6% del totale, sono concentrate nel trimestre ottobre-dicembre contro le circa 50mila (38,5%) del trimestre marzo-maggio. Novembre, in particolare, con quasi 36mila denunce è il mese del 2020 col maggior numero di casi segnalati all’Istituto.

La quiete dei mesi estivi

Nei mesi estivi tra la prima e la seconda ondata si era invece registrato un ridimensionamento del fenomeno, con giugno, luglio e agosto al di sotto dei mille casi mensili, anche in considerazione delle ferie per molte categorie di lavoratori, e una leggera risalita a settembre (poco più di 1.800 casi, pari all’1,4%), che lasciava prevedere la ripresa dei contagi dei mesi successivi.

👉 Clicca qui per leggere il report completo


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“La sicurezza non è un gioco”: al via la nuova campagna di comunicazione Unasf

L’Associazione aderente a Conflavoro PMI rafforza il proprio impegno nella diffusione della cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

È disponibile da oggi sul sito Unasf, l’Unione Nazionale Sicurezza e Formazione aderente a Conflavoro PMI, la nuova campagna di comunicazione dedicata alla diffusione della cultura della sicurezza nei soggetti esposti a infortuni e malattie correlate ai rischi presenti negli ambienti di lavoro. Questa campagna si inserisce nel calendario di iniziative previste dell’Associazione nel 2021 e in continuità con la crescita registrata fino ad ora.

 

La campagna creativa multi-soggetto rappresenta abbigliamento e accessori antinfortunistici arricchiti con particolari ironici e surreali, elementi aggiunti con lo scopo di catturare l’attenzione dell’osservatore. Il messaggio “La sicurezza non è un gioco” dà la chiave di lettura giusta allo sforzo creativo. I visual perdono la loro connotazione ironica, divenendo oggetti assurdi quanto dannosi all’occhio di chi ha bisogno di protezione in ambito lavorativo.

 

“La sicurezza non è un gioco” è il concetto che rappresenta al meglio l’approccio che Unasf Conflavoro PMI ha nei confronti della formazione e della sicurezza sul lavoro, basato sulla garanzia dell’assoluta qualità dei corsi offerti, nonché sul rilascio di un attestato valido secondo la normativa vigente D.lgs 81.2008. Ma non solo, il messaggio elaborato vuole raccontare la serietà e l’impegno costante che i Centri di Formazione di Conflavoro PMI mettono nell’organizzazione ed erogazione dei percorsi formativi.

Ecco i link per scaricare la campagna

Link 1

Link 2

Link 3

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