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Lavoro in quota – prevenzione, rischi e obblighi

All’interno del Dlgs.81/08  nel Secondo Capo vengono stabilite le norme da rispettare per la prevenzione degli infortuni sul lavoro in quota.

Come viene definito il lavoro in quota?

L’art.70 del Dlgs.81/08 definisce il lavoro in quota come quelle attività che espongono il lavoratore al rischio di caduta da un’altezza superiore a due metri rispetto ad un piano stabile, ne sono quindi compresi anche le attività di scavo che prevedono profondità superiori a quella sopra indicata. 

Dall’Art. 108 al 111 vengono illustrate delle indicazioni a carattere generale che specificano di cosa devono essere dotati i cantieri che prevedono lavori in quota,  quindi si stabiliscono le idonee recinzioni per impedire l’accesso ad estranei.

 Gli obblighi del datore di lavoro vengono elencati nell’ art.111, introdotte da due specifiche di carattere generale:

  • deve essere data la priorità alle misure di protezione di tipo collettivo rispetto a quelle individuali;
  • deve essere posta particolare attenzione alle dimensioni e all’ergonomia delle attrezzature di lavoro.
Secondo queste precisazioni vengono descritti i diversi obblighi che riguardano le attrezzature da adottare come funi, scale e ponteggi. Si definiscono le dimensioni, le caratteristiche tecniche, il posizionamento corretto e i requisiti  minimi di conformità che devono possedere tutti gli strumenti.

Tra gli obblighi del Datore di Lavoro viene definito anche il divieto (art.111) di assumere bevande alcoliche e superalcoliche e quello di effettuare lavori in quota in condizioni meteorologiche che non consentono il mantenimento della messa in sicurezza.


Il decreto stabilisce anche il corretto impiego dei Dispositivi di Protezione Individuali, nell’art.115 vengono messi in evidenza i relativi aspetti che riguardano la formazione ed informazione dei preposti e dei dirigenti che devono essere formati nell’adeguato utilizzo dei dispositivi tecnici e nelle misure di protezione collettiva.


Infine il Titolo IV dedica le ultime sezioni rispettivamente alle costruzioni edilizie e alle demolizioni, sempre in ottica di voler tutelare i lavoratori dal rischio di cadute dall’alto.


Cultura della sicurezza nelle Scuole

Cultura della sicurezza nelle Scuole

Uno dei canali principali per far nascere e aderire una credenza all’interno del tessuto sociale è rappresentato  dalla Scuola. 

Crescere nell’ottica di una Cultura della Sicurezza per diventare adulti e lavoratori consapevoli è indispensabile. Sono diverse le iniziative che sono state attiviate per introdurre il tema della sicurezza all’interno delle Istituzioni scolastiche. 
Insegnare ai bambini a riconoscere i comportamenti pericolosi, sperimentare pratiche da evitare, mostrarli gli atteggiamenti corretti e renderli partecipi nelle simulazioni antincendio è indispensabile.
Ma non sono solo i bambini a dover essere introdotti nella dimensione “Sicurezza”, gli educatori, gli insegnanti e i vari operatori presenti nelle strutture hanno il dovere di applicarsi per garantire la messa in sicurezza delle diverse strutture. Essere formati adeguatamente rende capaci di gestire situazioni di rischio. Gestire un’emergenza significa mettere in pratica tutta una serie di azioni finalizzate a contenere i danni a persone o cose e riportare la situazione in condizione di normalità il prima possibile.
Il personale scolastico è obbligato a frequentare i corsi per la sicurezza?


L’art. 37, comma 1 del Dlgs.81/08 obbliga il datore di lavoro ad assicurare a ciascun lavoratore una formazione adeguata in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Mentre l’art.32 del Dlgs. 81/08 prevede per i Responsabili  e gli addetti al servizio di prevenzione una formazione specifica e dispone che “tutti i casi di formazione e aggiornamento, previsti dal presente decreto legislativo, in cui i contenuti dei percorsi formativi si sovrappongano in tutto o in parte a quelli previsti per il responsabile e per gli addetti al servizio prevenzione e protezione , è riconosciuto credito formativo per la durata ed i contenuti della formazione e dell’aggiornamento corrispondenti erogati.”
Sulla base dei contenuti formativi previsti dai differenti Accordi Stato-Regioni la Commissione ha ritenuto che la formazione erogata ai docenti, per lo svolgimento dei compiti di RSPP e ASPP sia superiore e quindi comprensiva, per durata e contenuti,  a quella da erogare ai lavoratori ai sensi dell’art.37 del Dlgs.81/08. 
In questo modo gli operatori potranno avere la consapevolezza della gestione delle dinamiche di rischio e prontamente agire in linea con le eventuali necessità.
1505905945 Stress Lavoro Correlato

Focus sullo Stress lavoro Correlato – Valutazione del Rischio

L’UE ha stimato che più del 20% dei lavoratori dei 25 stati membri ritiene che la propria salute sia a rischio a causa dello stress e che una percentuale compresa tra il 50% e il 60% delle giornate lavorative perse sia in relazione a situazioni di stress lavorativo.

L’oms prevede che nel 2020 la depressione sarà la causa principale di inabilità al lavoro.

Il Dlgs.81/08 ha introdotto l’obbligo per il datore di lavoro di valutare il rischio stress lavoro correlato, nell’ambito della propria azienda , e formare ed informare i lavoratori su questo fattore di rischio. Il datore di lavoro deve quindi verificare se le condizioni lavorative possano indurre nei lavoratori una condizione di stress e formare ed informare i lavoratori su questo argomento con un apposito corso. Tutte queste valutazioni devono limitarsi all’ambiente lavorativo senza prendere in considerazione fattori stressogeni esterni.

Il datore di lavoro ha l’obbligo di:

  • Produrre un documento specifico per la valutazione dei rischi stress lavoro correlato
  • Formare ed informare i lavoratori riguardo a questo rischio 
  • Introdurre misure adeguate per ridurre o eliminare del tutto il rischio.
Cosa si intende per stress lavoro correlato?
Per Stress lavoro correlato si vuole intendere quella percezione di squilibrio avvertita dal lavoratore quando le richieste del contenuto, dell’organizzazione e dell’ambiente di lavoro, eccedono le capacità individuali per fronteggiare tali richieste. Esiste uno stress positivo che comporta ottimi effetti sul nostro organismo, consentendoci di reagire in modo efficace ed efficiente agli stimoli esterni e di innescare un’adeguata soglia di attenzione verso le esigenze dell’ambiente; ma se la condizione di stress si mantiene per un tempo prolungato assume inevitabilmente un carattere negativo e diventare così fonte di rischio per la salute dell’individuo, sia di tipo psicologico che fisico , riducendo l’efficienza sul lavoro.
Quali possono essere gli effetti aziendali causati dallo Stress lavoro correlato?
Per le imprese gli effetti negativi possono essere una scarsa redditività complessiva e la diminuzione della produttività causata da un alto tasso di assenteismo e un aumento dei tassi di incidenti e infortuni.
Chi deve effettuare la valutazione dello Stress Occupazionale?
La legge dice chiaramente che il responsabile di tale valutazione è il datore di lavoro, si precisa però che nel caso in cui il datore  di lavoro non abbia tutte le competenze necessarie si può affidare a strutture esterne competenti e specializzate. Al momento esistono diverse linee guida per la valutazione del rischio annesso allo Stress lavoro correlato che prevedono la somministrazione di questionari o Check list ad un campione aziendale statisticamente valido, con l’obbiettivo di individuare le aree potenzialmente soggette al rischio sulle quali concentrarsi con interventi di analisi e correttivi.
Quali sono le sanzioni comminate al datore di lavoro in caso di mancato adempimento alla Valutazione Stress Lavoro Correlato?
Per omessa redazione del DVR, violazione Art.29, c. 1, è previsto l’arresto da 3 a 6  mesi o ammenda da 2.500 a 6.400 euro, mentre per incompleta redazione del DVR con omessa indicazione delle misure ritenute opportune al fine di garantire il miglioramento nel tempo dei livello di sicurezza è prevista una ammenda da 2.000 a 4.000 euro
UNASF Conflavoro PMI in quanto Unione Nazionale per la Sicurezza e la Formazione promuove la prevenzione e protezione dai rischi in ambito di lavorativo ed offre attraverso i Centri di Formazione Paritetici Territoriali il Corso per Stress Lavoro Correlato per ulteriori informazioni info@unasf.conflavoro.it .
1505918458 Le app sulla sicurezza UNASF

Le App al servizio della Sicurezza sul lavoro

Istituzioni Nazionali e addetti ai lavori si adoperano seguendo il percorso iniziato dall’Agenzia europea per la sicurezza e salute sul lavoro ( EU-OSHA) creando numerosi strumenti di informazione a servizio dei cittadini con l’obbiettivo di diffondere nella società una vera e propria cultura della sicurezza. 

Nell’era della Digital Communication nascono così numerose App a portata di smartphone sulla sicurezza sul lavoro, ecco le principali:

  • VVF Norme è una App dei Vigili del Fuoco  che consente la ricerca, il download e la consultazione dei principali testi normativi riguardanti la prevenzione incendi e la sicurezza sul lavoro
  • Kemler ONU sempre di ideazione dei Vigili del Fuoco, consiste nel database completo dei codici riportati sulle targhe arancioni dei mezzi che trasportano merci pericolose, un App intelligente in grado di far conoscere a tutti i cittadini il grado di rischio connesso alle sostanze trasportate e renderli così più consapevoli
  • ILO App Checkpoint ideata dall’ International Labour Organization è rivolta a tutti i soggetti interessati al tema della salute e sicurezza sul lavoro come enti pubblici,operatori e sindacati. La App viene proposta in tre diverse versioni che riguardano ambiti e aspetti diversi e complementari tra loro.  ILO Stress prevetion Checkpoint ha lo scopo di identificare e prevenire le fonti di stress sui luoghi di lavoro, proponendo soluzioni per ridurne i possibili danni. ILO Ergonomy Checkpoint  tratta l’ergonomia sui luoghi di lavoro e prevede 132 modelli da seguire per rendere più agevole la propria attività lavorativa. ILO Ergonomy  in Agricolture Checkpoint si pone l’obbiettivo di aumentare la produttività sui luoghi di lavoro proponendo 100 condotti differenti per una più corretta postura, al fine di migliorare la salute e la sicurezza di chi lavora nel settore agricolo.
  • iNApo, la sicurezza spiegata con i i video dell’ Inail. Questa App viene pensata come una serie animata che consente di visualizzare e condividere le vicende di Napo il protagonista, attraverso il quale vengono mostrati i rischi possibili sul lavoro, come quelli all’interno dei cantieri, il contatto con sostanze pericolose oppure le conseguenze di ritmi di lavoro stressante. 
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Sicurezza sul lavoro: in Italia si muore sempre di più!

Capobianco, Conflavoro PMI: “Serve una formazione continua ed efficiente”

Torna a crescere, in Italia, il numero delle morti bianche e degli incidenti sul lavoro. Un trend invertito dopo un quarto di secolo, secondo dati Inail, con le ultime settimane che hanno tristemente ingrossato le cifre.



I numeri. Secondo il recente rapporto Inail, nei primi sette mesi dell’anno le morti sul luogo di lavoro sono aumentate del 5,2% e anche gli incidenti hanno conosciuto un incremento importante, pari all’1,3%. Si tratta di 591 vittime. Di queste, ben 160 sono decedute nel percorso casa-lavoro. Significativo anche l’incremento del numero degli over 60 tra vittime e feriti, confrontato con lo stesso periodo di riferimento del 2016: il 2% di morti in più e circa 2 mila infortuni ulteriori.


Oltretutto, non sempre per i superstiti è possibile dimostrare il collegamento tra infortunio e lavoro, specie se avvenuto nel tragitto stradale. Questo non fa che aggiungere danno al danno a causa del mancato indennizzo. Il timore, infine, è che molti tra incidenti e morti sul lavoro non siano calcolati come tali, ad esempio a causa dell’assenza di una contrattualizzazione regolare.


La sicurezza prima di tutto. L’aumento dei posti di lavoro – stando ad approfondite analisi dei dati Inail – non può essere considerata, in realtà, una concausa significativa dell’aumento degli infortuni e delle morti bianche. Roberto Capobianco, presidente nazionale di Conflavoro Piccole Medie Imprese, punta piuttosto il dito verso una cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro ancora troppo bistrattata.



“Le leggi relative alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro ci sono – afferma Capobianco – e sono continuamente riviste e migliorate con gli Accordi Stato-Regioni. Sono stati compiuti passi importanti e decisivi in tal senso negli ultimi anni, ma non è mai abbastanza. Non può esserlo. Non possiamo fermarci e il tragico incremento di morti e infortuni nei primi sette mesi del 2017, così come mostrano i dati Inail, è indicativo di un problema insito alla base. Serve una formazione continua ed efficiente”.



“Parlo della cultura della sicurezza, uno scenario fondamentale nel mondo del lavoro per il quale Conflavoro PMI lotta in prima linea da sempre. Ricordiamoci che le Piccole e Medie Imprese sono delle famiglie e anche per gli imprenditori queste disgrazie rappresentano una vera e propria tragedia. Siamo ancora in piena crisi e, oltre al fattore economico, non è possibile che esista anche il dramma umano”.



“I corsi di formazione sulla sicurezza – continua Capobianco – sono obbligatori e decisivi nel prendere coscienza dei rischi legati ai luoghi di lavoro, qualsiasi e ovunque essi siano. Ma dobbiamo continuare a promuoverli, lavorare assieme istituzioni e associazioni per tutelare sempre meglio e sempre più i lavoratori. Si tratta di una formazione adeguata e specifica, peraltro, e che considera anche l’importanza delle ispezioni, il debellamento del lavoro in nero e, non ci stancheremo mai di affermarlo e ribadirlo, una piena presa di coscienza culturale sull’importanza della sicurezza”.



“La consideriamo imprescindibile e, come Conflavoro, PMI ce ne occupiamo attraverso il prezioso lavoro di UNASF Unione Nazionale Sicurezza e Formazione. Ci affidiamo esclusivamente a docenti esperti e professionali in grado di trasmettere, puntuali e corretti, non solo le vigenti disposizioni normative in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, ma anche un nuovo approccio al mondo del lavoro, da parte sia delle imprese sia del lavoratore”.



“Quel che promuoviamo – specifica Capobianco – è una vera e propria coscienza innovativa, una sorta di modifica genetica delle persone affinché assimilino l’importanza della “cultura della sicurezza” e, a loro volta, si adoperino con convinzione nel propagarla. Si tratta di una maniera rivoluzionaria di intendere il mondo del lavoro, parte fondamentale di ognuno di noi. L’obiettivo ultimo è uno e uno soltanto: arrivare a far comprendere al nostro Paese che la sicurezza e la relativa formazione sono determinanti per il nostro progresso. Vogliamo che si arrivi a una modifica costituzionale, a fatti e non solo a parole, di quello che è il primo principio della Carta. ‘L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro sicuro’. Ci riusciremo”.



“Già adesso non stiamo certo con le mani in mano. Con UNASF, riconosciuta dal Ministero dello Sviluppo Economico quale associazione professionale che rilascia attestato di qualità in base alla Legge 4/2013, abbiamo istituito un apposito Registro dei Formatori Qualificati così da organizzare in modo adeguato e chiaro un sistema di formazione sulla sicurezza unico nel suo genere”.



“Conflavoro PMI – conclude il presidente nazionale – oltre a essere propositiva, è naturalmente pronta a discutere in modo serio, nelle sedi consone, nuove strategie per combattere questa guerra e raggiungere una piena, valida e certificata sicurezza nei luoghi di lavoro”.

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