Motivazione e sicurezza: ridurre le violazioni nelle imprese

Motivazione e sicurezza: ridurre le violazioni nelle imprese

La motivazione alla sicurezza è un elemento decisivo per trasformare le regole aziendali in comportamenti concretamente osservati durante il lavoro. Il Dlgs 81/2008 attribuisce al datore di lavoro e ai dirigenti il compito di organizzare la prevenzione, valutare i rischi e adottare misure adeguate. L’articolo 19 affida invece al preposto la vigilanza sull’osservanza delle disposizioni aziendali e l’intervento in presenza di condotte non conformi. L’articolo 20 richiede inoltre a ogni lavoratore di prendersi cura della propria sicurezza e di quella delle altre persone, rispettando le istruzioni ricevute e utilizzando correttamente attrezzature e dispositivi di protezione. 

Gli articoli 36 e 37 disciplinano l’informazione, la formazione e l’addestramento, ma la conoscenza di una procedura non garantisce automaticamente la sua applicazione. Per prevenire le violazioni è quindi necessario considerare anche i fattori organizzativi e motivazionali che influenzano le decisioni quotidiane. La pressione sui tempi, le abitudini consolidate, le aspettative dei colleghi e gli obiettivi produttivi possono infatti rendere una scorciatoia apparentemente più conveniente rispetto al rispetto della procedura.

La motivazione spiega perché una regola viene violata

La motivazione permette di comprendere la differenza tra errore e violazione. L’errore deriva generalmente da una distrazione, da un’incomprensione, da un limite di attenzione, dalla stanchezza o da una conoscenza insufficiente. La violazione si verifica invece quando la persona conosce la regola ed è in grado di rispettarla, ma sceglie consapevolmente di non farlo. Questa decisione non nasce necessariamente dalla volontà di creare un danno. Più spesso il lavoratore cerca di ottenere un vantaggio immediato, come terminare prima un’attività, rispettare una scadenza, evitare un conflitto, aiutare un collega o semplificare un’operazione ritenuta troppo complessa.

Il beneficio della scorciatoia è visibile e immediato, mentre quello della prevenzione consiste nell’evitare un evento futuro che potrebbe anche non verificarsi. Anche l’abitudine può ridurre la percezione del pericolo. La ripetizione di una condotta non sicura senza conseguenze porta gradualmente a considerarla normale e accettabile. A questo si aggiunge l’influenza del gruppo. Quando l’ambiente di lavoro tollera piccoli scostamenti dalle procedure, il comportamento irregolare può diventare una pratica condivisa. Se, al contrario, colleghi, preposti e responsabili rispettano con continuità le misure di prevenzione, il comportamento sicuro acquista valore sociale e diventa parte del modo ordinario di lavorare.

Le imprese devono collegare risultati e comportamenti sicuri

Le imprese possono ridurre le violazioni intervenendo sulle condizioni che le rendono convenienti. La formazione resta indispensabile, ma deve essere accompagnata da procedure comprensibili, tempi di lavoro realistici, attrezzature adeguate e una vigilanza coerente. Gli obiettivi produttivi non dovrebbero premiare soltanto quantità, rapidità e rispetto delle scadenze, perché un risultato ottenuto aggirando una misura di sicurezza non può essere considerato pienamente positivo. 

È opportuno riconoscere i comportamenti corretti, discutere le criticità emerse durante il lavoro e coinvolgere i lavoratori nella revisione delle procedure, soprattutto quando risultano difficili da applicare. Il preposto deve intervenire tempestivamente sulle condotte non conformi, spiegando il rischio e verificando che le indicazioni siano comprese. I dirigenti e i responsabili devono offrire un esempio coerente, evitando di chiedere prestazioni incompatibili con le regole dichiarate. 

Le segnalazioni dei quasi infortuni, le osservazioni sul campo e il confronto periodico possono aiutare a individuare le motivazioni che favoriscono le scorciatoie. L’obiettivo non è sostituire controlli e sanzioni, ma integrarli con un’organizzazione che renda il comportamento sicuro più semplice, riconosciuto e concretamente vantaggioso. La sicurezza può così diventare un criterio stabile per valutare la qualità del lavoro, anche quando non è presente un controllo diretto.

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