Rischio chimico: controlli efficaci per tutelare il lavoro

Rischio chimico: controlli efficaci per tutelare il lavoro

Il rischio chimico deve essere gestito secondo un ordine preciso, privilegiando le misure capaci di eliminare il pericolo o ridurre l’esposizione direttamente alla fonte. Il riferimento principale è il titolo IX, capo I, del Dlgs 81/2008. L’articolo 223 impone al datore di lavoro di valutare le proprietà pericolose degli agenti chimici, le informazioni contenute nelle schede di dati di sicurezza, il livello, il tipo e la durata dell’esposizione, le quantità utilizzate e gli effetti delle misure già adottate. L’articolo 224 stabilisce le misure e i principi generali di prevenzione, mentre l’articolo 225 disciplina gli interventi specifici da applicare quando la valutazione evidenzia un rischio non irrilevante per la salute o non basso per la sicurezza. 

A questi obblighi si aggiunge l’articolo 235, che per gli agenti cancerogeni o mutageni assegna priorità alla sostituzione, quando tecnicamente possibile, e prevede il ricorso a sistemi chiusi o la riduzione dell’esposizione al livello più basso tecnicamente raggiungibile. La normativa richiede quindi di non affidare la protezione dei lavoratori a una singola soluzione, ma di costruire un sistema coerente, documentato e periodicamente verificato.

Rischio chimico: eliminare e sostituire prima dei DPI

La gerarchia dei controlli parte dall’eliminazione della sostanza pericolosa o dell’attività che ne determina l’impiego. Quando ciò non è possibile, occorre valutare la sostituzione con prodotti, forme o processi meno pericolosi. La sostituzione può riguardare la composizione della sostanza, ma anche il suo stato fisico, il confezionamento o le modalità di utilizzo. Un prodotto granulare o in soluzione, per esempio, può generare meno polveri rispetto allo stesso prodotto in forma fine. Il livello successivo riguarda l’adattamento del processo e l’isolamento della fonte, mediante sistemi chiusi, incapsulamenti, schermature, dosaggi automatici o procedure che limitino il rilascio di vapori, aerosol, fibre e polveri. 

Se queste misure non eliminano il rischio, devono essere introdotti controlli tecnici, come l’aspirazione localizzata vicino al punto di emissione e una ventilazione generale adeguatamente progettata. Seguono le misure organizzative, tra cui la limitazione degli accessi, la separazione delle lavorazioni, la riduzione dei tempi di esposizione e la programmazione delle attività nei momenti in cui è presente il minor numero possibile di addetti. I DPI rappresentano l’ultimo livello della gerarchia e devono essere utilizzati quando le altre misure non risultano sufficienti o tecnicamente applicabili. Maschere, respiratori, guanti e indumenti protettivi devono essere scelti in base alla sostanza, al processo e alla durata dell’attività, evitando di considerarli una soluzione sostitutiva degli interventi collettivi.

Le verifiche aziendali per rendere efficaci le misure

Le imprese devono tradurre la gerarchia dei controlli in decisioni concrete, partendo da un censimento aggiornato delle sostanze utilizzate e generate durante le lavorazioni. Le schede di dati di sicurezza devono essere disponibili, coerenti con i prodotti presenti e utilizzate per aggiornare il documento di valutazione dei rischi. Per ogni attività occorre verificare chi può essere esposto, attraverso quali vie, per quanto tempo e in quali condizioni operative, considerando anche manutenzioni, pulizie, travasi, emergenze e lavorazioni occasionali. 

La scelta delle misure deve essere motivata e riesaminata quando cambiano prodotti, attrezzature, quantità, processi o organizzazione del lavoro. Gli impianti di aspirazione e ventilazione devono essere sottoposti a controlli e manutenzione, perché una soluzione tecnica mal progettata o non efficiente può offrire una protezione soltanto apparente. Anche le misure organizzative richiedono istruzioni chiare, formazione, vigilanza e il coinvolgimento dei lavoratori e del rappresentante per la sicurezza. 

Quando restano necessari i DPI, l’azienda deve verificarne la compatibilità, la corretta vestibilità, la conservazione, la pulizia e la sostituzione, con particolare attenzione alla durata dei filtri e alla resistenza dei guanti alle sostanze impiegate. Un approccio strutturato consente di ridurre l’esposizione, prevenire malattie professionali e incidenti e dimostrare che la gestione del rischio chimico non è basata su interventi occasionali, ma su una prevenzione programmata e verificabile.

Come possiamo aiutarti?