Sicurezza 2026-2030: prevenzione più forte sul lavoro

Sicurezza 2026-2030: prevenzione più forte sul lavoro

La sicurezza sul lavoro entra in una nuova fase programmatica con l’approvazione della Strategia nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030, adottata dalla Conferenza Stato-Regioni con l’Accordo repertorio atti n. 68/CSR del 21 maggio 2026. Il documento, definito ai sensi dell’articolo 4 del Dlgs 28 agosto 1997, n. 281, si inserisce nel quadro generale del Dlgs 81/2008 e punta a orientare le politiche nazionali di prevenzione per il prossimo quinquennio. 

La Strategia si collega anche al quadro europeo in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2021-2027 e alle più recenti iniziative nazionali dedicate al rafforzamento della prevenzione. Il suo obiettivo principale è contrastare infortuni e malattie professionali attraverso un sistema più coordinato, capace di intercettare i cambiamenti del lavoro, le trasformazioni tecnologiche, l’invecchiamento della popolazione attiva, la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e la transizione ecologica.

Sicurezza 2026-2030: i cinque assi della nuova strategia

La Strategia nazionale 2026-2030 individua cinque direttrici operative che definiscono il percorso dei prossimi anni. Il primo asse riguarda l’anticipazione e la gestione dei rischi nuovi ed emergenti, con particolare attenzione ai cambiamenti organizzativi, tecnologici e ambientali che possono incidere sulla salute dei lavoratori. Il secondo asse punta a rafforzare la resilienza del sistema istituzionale, migliorando il coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti nella prevenzione. Il terzo interviene sull’efficacia delle tutele e delle attività di vigilanza, con l’obiettivo di rendere i controlli più integrati e coerenti. 

Il quarto asse è dedicato al supporto alle micro, piccole e medie imprese, che spesso hanno maggiori difficoltà nell’accesso a strumenti, competenze e risorse per la prevenzione. Il quinto mira a diffondere la cultura della sicurezza in modo trasversale, coinvolgendo lavoratori, imprese, studenti e comunità. La Strategia prevede inoltre lo sviluppo di strumenti per l’analisi dei nuovi rischi professionali, il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica, la promozione della ricerca, l’innovazione tecnologica applicata alla prevenzione e iniziative di formazione e sensibilizzazione più capillari.

Le imprese devono leggere la prevenzione come investimento

Le ricadute pratiche per le imprese sono significative, perché la nuova Strategia conferma che la sicurezza non può essere trattata come un adempimento isolato o solo documentale. Per le aziende diventa essenziale aggiornare la valutazione dei rischi, verificare la coerenza del DVR rispetto all’evoluzione dei processi produttivi, rafforzare la formazione e migliorare l’organizzazione interna della prevenzione

I cambiamenti richiamati dal documento, come digitalizzazione, nuove modalità di lavoro, intelligenza artificiale, transizione ecologica e trasformazioni demografiche, richiedono un approccio dinamico, capace di individuare per tempo le criticità e di adattare procedure, ruoli e misure di tutela. Per i lavoratori, questo significa maggiore protezione e più consapevolezza rispetto ai rischi presenti e futuri

Per le imprese, invece, significa poter costruire ambienti di lavoro più sicuri, ridurre il rischio di infortuni e malattie professionali, prevenire contenziosi e rafforzare la continuità organizzativa. La Strategia richiama anche l’approccio orientato all’azzeramento degli infortuni e delle malattie professionali, confermando che la prevenzione deve diventare parte stabile della gestione aziendale e non un intervento occasionale.

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