Sicurezza laser in azienda: procedure e obblighi chiari

Sicurezza laser in azienda: procedure e obblighi chiari

La sicurezza laser rappresenta un tema sempre più rilevante nella gestione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, anche perché le apparecchiature che utilizzano radiazioni ottiche coerenti sono ormai presenti in numerosi contesti produttivi, sanitari, tecnici, estetici e di laboratorio. Il riferimento normativo principale è il Dlgs 81/2008, che disciplina la protezione dei lavoratori dai rischi derivanti dagli agenti fisici e, all’articolo 181, prevede che la valutazione dei rischi e l’adozione delle misure di prevenzione siano effettuate con il supporto di personale qualificato, in possesso di specifiche competenze. 

Resta centrale anche l’articolo 37, relativo alla formazione dei lavoratori, dei preposti e degli altri soggetti coinvolti nell’organizzazione aziendale. In questo quadro, il rischio laser non può essere considerato un aspetto marginale o puramente tecnico, perché riguarda la corretta identificazione delle sorgenti, la valutazione dell’esposizione, l’idoneità degli ambienti, le procedure operative, l’uso dei DPI e la definizione di regole chiare per evitare esposizioni dirette, riflessi o comportamenti non sicuri.

La sicurezza laser parte dal censimento delle sorgenti

La prima fase di una gestione corretta consiste nel censire tutte le sorgenti laser presenti in azienda, comprese quelle integrate in apparecchiature che non vengono immediatamente percepite come sorgenti di rischio. In molti casi, infatti, il dispositivo viene identificato per la funzione svolta e non per la tecnologia utilizzata, con il rischio di sottovalutare la presenza di radiazioni ottiche coerenti. Dopo il censimento, occorre verificare l’idoneità dei locali nei quali il laser viene utilizzato o installato, valutando posizione dell’apparecchiatura, modalità di impiego, presenza di finestre, superfici riflettenti, materiali infiammabili, schermature, illuminazione, aerazione e dotazioni di sicurezza. 

Un passaggio particolarmente importante riguarda la definizione della zona laser controllata, che deve essere organizzata in modo da impedire esposizioni indebite e traiettorie impreviste del fascio. Le superfici lucide o riflettenti, se non trattate o schermate, possono infatti favorire riflessioni pericolose. La valutazione deve quindi considerare non solo il funzionamento ordinario dell’apparecchiatura, ma anche l’ambiente nel suo complesso, le interferenze possibili e le condizioni reali di utilizzo.

Le procedure operative riducono il rischio per gli operatori

Le imprese che utilizzano apparecchiature laser devono tradurre la valutazione del rischio in misure concrete, comprensibili e applicabili dagli operatori. La formazione assume un ruolo decisivo, perché consente ai lavoratori di conoscere le caratteristiche delle sorgenti, i pericoli legati all’esposizione, i comportamenti da evitare e le modalità corrette di utilizzo. 

Accanto alla formazione, devono essere predisposte procedure operative di sicurezza, cioè istruzioni scritte che descrivano le fasi di lavoro, le misure di prevenzione, i DPI da utilizzare, le condizioni da rispettare e le azioni vietate durante l’attività. Le procedure devono essere coerenti con la valutazione del rischio e facilmente accessibili agli operatori, anche per favorire una gestione uniforme delle attività. 

Particolare attenzione va posta alle regole di condotta: non guardare direttamente il fascio, evitare le riflessioni speculari, rimuovere oggetti personali riflettenti, utilizzare occhiali idonei, bloccare eventuali fasci vaganti, verificare la manutenzione delle sorgenti e consultare il manuale d’uso. Il punto essenziale è accompagnare le imprese verso una prevenzione concreta, nella quale il rischio laser sia gestito con competenza, organizzazione e responsabilità, tutelando i lavoratori e rafforzando la qualità dei processi aziendali.

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